Podcast Focus economia
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Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa. 

Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa. 

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Puntata del 17/04/2026

Puntata del 17/04/2026
Politic and economy Yesterday
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Oggi Focus Economia, in osservanza dello sciopero dei giornalisti va in onda con una puntata ridotta e che non tratta...

Vinitaly: meno visitatori ma più buyer e priorità agli eventi internazionali Ieri si è chiusa la 58esima edizione di Vinitaly a Veronafiere. Oltre novantamila sono stati i visitatori da 135 diversi Paesi (cinque in più dello scorso anno) ma soprattutto è stata confermata la presenza dei mille top buyer selezionati da Veronafiere e Ita-Agenzia per gli incontri b2b con le 4mila imprese espositrici. Un risultato tutt'altro che scontato considerate le difficoltà nei trasporti aerei di queste settimane. Si consolida quindi l'impostazione ormai sposata da qualche anno da Veronafiere che punta sulla valorizzazione degli eventi collaterali alla fiera come Vinitaly and the City e OperaWine per il pubblico dei wine lover (ben 50mila i ticket degustazione staccati) col parallelo potenziamento delle occasioni di business all'interno della manifestazione. Ascoltiamo le voci dei produttori Battuta d'arresto per le rinnovabili: nuove installazioni in calo Nel 2025 le nuove installazioni di rinnovabili in Italia sono calate per la prima volta, da 7,5 a 7,2 GW, dopo anni di crescita progressiva, segnando un calo di quattro punti percentuali. Una battuta d arresto che precede la crisi energetica scatenata dall attacco di Usa e Israele all Iran, i cui effetti in bolletta si vedranno solo nei prossimi mesi. Fare previsioni è difficile ma, come ha detto la scorsa settimana la portavoce della Commissione europea Anna-Kaisa Itkonen, «non dobbiamo farci illusioni: questa crisi che sta incidendo sui prezzi elevati dell energia non sarà di breve durata». Il dibattito pubblico alterna voci di austerità energetica, ritorno al carbone, extradazi sul passaggio delle forniture attraverso lo stretto di Hormuz. In questo contesto i dati della piattaforma CIRO aggiornati al 2025 dalla rete Italy for Climate dimostrano che le energie rinnovabili hanno già consentito al Paese di evitare 3,5 miliardi di euro l anno in costi energetici aggiuntivi. Grazie al raddoppio della potenza installata tra il 2008 e il 2024 (da 24 a 51 GW) e all aumento della produzione di elettricità da rinnovabili (da 54 a 112 miliardi di kWh), l Italia è riuscita a tagliare la quota del fabbisogno energetico soddisfatta da importazioni dall 83 al 76 per cento. Si tratta, in termini concreti, di oltre 30 milioni di barili di petrolio o 5-6 miliardi di metri cubi di gas naturale in meno ogni anno. La situazione attuale ci mostra la spirale della dipendenza energetica: petrolio e gas sono concentrati nelle mani di pochissimi Paesi e le forniture sono minacciate dai nuovi conflitti. Le rinnovabili sono una delle chiavi per migliorare la sicurezza energetica e stabilizzare i prezzi dell energia. In base al monitoraggio di Italy for Climate nel 2025 i nuovi impianti fotovoltaici hanno garantito una produzione aggiuntiva di elettricità di 9 miliardi di kWh, ma la mappa delle rinnovabili viaggia a velocità molto differenziate sul territorio nazionale. Michelangelo Lafronza, Segretario di ANIE Rinnovabili e Andrea Barbabella, Coordinatore Responsabile Scientifico Italy for Climate. Ne parliamo con Michelangelo Lafronza, Segretario di ANIE Rinnovabili e Andrea Barbabella, Coordinatore Responsabile Scientifico Italy for Climate
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Cdp chiude il 2025 con un anno record

Cassa Depositi e Prestiti chiude il 2025 con un anno record, registrando un utile netto di 3,4 miliardi, il più alto di sempre e in crescita del 3% rispetto al 2024, mentre l’utile consolidato si attesta a 5,5 miliardi, in calo di 500 milioni anche per effetto della svalutazione su Nexi. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027 sono state impegnate risorse per 29,5 miliardi, pari a oltre un terzo dell’obiettivo triennale. Il totale dei crediti arriva a 127 miliardi, in aumento dell’1%, mentre la raccolta complessiva raggiunge i 355 miliardi, di cui 297 miliardi di risparmio postale, in rialzo del 3%. Il patrimonio netto sale a 32 miliardi, in crescita del 6%, consentendo una significativa remunerazione degli azionisti con un dividendo di 2,2 miliardi. Il gruppo conferma il proprio ruolo di investitore istituzionale di lungo periodo, con un contributo al Pil dell’1,6% e un impatto occupazionale pari a 500mila posti di lavoro, mantenendo l’obiettivo di sostenere la crescita del Paese anche in uno scenario incerto e complesso. Ne parliamo con Fabio Barchiesi Vice Direttore Generale di Cassa Depositi e Prestiti Urso, spero che stop centrale non comprometta continuità ex Ilva Il ministro delle Imprese Adolfo Urso esprime preoccupazione per la decisione del sindaco di Taranto di fermare la centrale elettrica che alimenta lo stabilimento ex Ilva, sottolineando che si tratta di un pessimo segnale per i potenziali investitori e che potrebbe compromettere la continuità produttiva. La decisione arriva nonostante il giorno precedente uno dei potenziali investitori, Jindal, fosse stato ricevuto con riscontri positivi su un piano industriale orientato alla piena decarbonizzazione in 4-5 anni. L’ordinanza impone lo stop entro 30 giorni a partire dal 13 aprile, contestando all’azienda inadempienze sulla presentazione del piano di riduzione del rischio non cancerogeno legato alle emissioni di arsenico, cobalto e nichel. Il provvedimento richiama il principio di precauzione ambientale e la normativa regionale, con l’obiettivo di prevenire rischi per la salute e il territorio. Ci colleghiamo con il collega del Sole 24 Ore da Taranto, Domenico Palmiotti. Vacanze 2026, prenotazioni in calo e costi in crescita Il conflitto in Medio Oriente sta incidendo pesantemente sul trasporto aereo, riducendo l’offerta di voli e la funzionalità di hub strategici come Doha, Abu Dhabi e Dubai, mentre una componente psicologica spinge molti viaggiatori a rinviare o cancellare le prenotazioni. Secondo Aidit, il 90% degli operatori segnala un calo della domanda, con sei clienti su dieci che preferiscono attendere e il 42% che registra un aumento di cancellazioni e richieste di rimborso. Tra aprile e giugno il calo è intorno al 15-16% su base annua, mentre le partenze estive tengono meglio con una flessione inferiore al 3%, ma restano legate all’evoluzione del quadro geopolitico. Intanto cambiano le destinazioni, con una crescita dei flussi verso l’Europa meridionale, in particolare Italia e Spagna, mentre gli hub mediorientali ridimensionati rendono i voli verso Asia e Africa più lunghi, costosi e meno frequenti, contribuendo a ridurre i flussi e aumentare l’incertezza. Il commento è affidato a:  Antonio Zacchera, Vicepresidente Vicario di Associazione Italiana Confindustria Alberghi e a Domenico Pellegrino, Presidente Aidit - Associazione Italiana Distribuzione Turistica 
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Vinitaly si punta su export e qualità

Al via domenica la 58esima edizione di Vinitaly, che si concluderà il 15 aprile a Veronafiere. ANCHE QUEST'ANNO SAREMO OSPITATI NELLO STAND DI PASQUA VINI , PADIGLIONE 5 , STAND E4. La fiera si rafforza sotto tutti i punti di vista, dagli spazi dedicati all enoturismo a quelli per i distillati, passando dai No-Lo. Tutto dedicato in primis ai circa mille top buyer internazionali attesi da 70 Paesi (selezionati insieme a Ita-Italia Trade Agency), che vedono in testa Usa (a dimostrazione che al di là della turbativa dazi sul mercato, l interesse per i vini italiani resta alta) e Canada (che registra un exploit con una trentina di top buyer in più rispetto al 2025). È stato poi potenziato l'ingaggio della domanda asiatica guidata dalla Cina, ma con accrediti in crescita da India, Giappone, Thailandia, Vietnam. Tra le piazze più dinamiche dell America Latina ci sono Brasile (notizia positiva in ottica Mercosur) e Messico. In crescita anche l Africa, senza dimenticare la centralità dell Europa. L'offerta è invece rappresentata da circa 4mila aziende del Made in Italy enologico e un palinsesto di oltre cento eventi tra degustazioni, talk e focus.  Tra le novità, cresce il progetto dedicato ai dealcolati e ai prodotti a basso grado alcolico, con NoLo - Vinitaly Experience : la start up in collaborazione con Unione Italiana Vini debutta con una nuova collocazione e un calendario strutturato di masterclass e focus di mercato. Vinitaly Tourism si consolida con un programma che copre tutti i giorni della fiera e rafforza il calendario di incontri b2b. Spazio poi alla ristorazione con concept mirati e famosi chef per celebrare le sinergie con la Cucina Italiana patrimonio culturale immateriale Unesco. L evoluzione riguarda anche i servizi e il digitale, con il potenziamento di Vinitaly Plus, con al centro il nuovo Buyers Club, la piattaforma di networking che da quest anno favorisce il business bidirezionale tra produttori e buyer, e l esordio di Bacco AI. Intanto molto produttori lamentano un caro energia che si scarica tra il 20 e il 30% sul costo del vetro per le bottiglie. E qualcuno inizia a lamentare milioni di merci bloccate nello stretto di Hormuz. Ne parliamo proprio con i produttori che sono passati a trovarci nei nostri studi: Marilisa Allegrini, Gruppo Marilisa Allegrini, Igor Boccardo, amministratore delegato di Leone Alato, Michele Noal, Presidente del Consorzio Tutela Asolo  Montello, Andrea Conzonato, Amministratore delegato di Herita Marzotto Wine Estates   Amazon sfida Starlink con l'acquisizione di Globalstar Amazon ha annunciato l acquisizione di Globalstar per circa 11,57 miliardi di dollari, mettendo le mani su una costellazione di satelliti, licenze, infrastrutture a terra e contratti già attivi per rafforzare il progetto Kuiper e sfidare direttamente Starlink di Elon Musk nell orbita bassa terrestre. Globalstar è una società di telecomunicazioni satellitari che offre servizi voce, dati e localizzazione a clienti privati, aziende e governi, con una rete di satelliti in orbita bassa già operativa e focalizzata sulla connessione in aree con scarsa copertura. Dispone inoltre di diritti sullo spettro radio e di infrastrutture strategiche, oltre a essere partner di Apple per la funzione Emergency SOS via satellite su iPhone e Apple Watch, che continuerà anche dopo il passaggio di proprietà. L operazione accelera la traiettoria di Amazon nello spazio: il progetto Kuiper, che prevede il lancio di oltre 3.200 satelliti, potrà contare su capacità operativa già funzionante, riducendo il ritardo rispetto a Starlink, che oggi conta circa 10.000 satelliti in orbita e milioni di utenti nel mondo. La corsa alla banda larga via satellite si intensifica ulteriormente, confermandosi una delle principali sfide tecnologiche e industriali globali, soprattutto per la copertura delle aree più remote. Interviene Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com    Un ecosistema geopolitico nuovo a trazione cinese Mentre Washington si agita, Pechino costruisce. Senza clamore, senza dichiarazioni. Il ruolo del Pakistan nella mediazione è solo la superficie. Sotto, in modo neanche troppo discreto, si muove la regia cinese. Islamabad e Pechino sono iron brothers da oltre settant anni: un asse costruito su fiducia politica e convergenza strategica. Quando il quadro economico ha iniziato a deteriorarsi (energia instabile, crescita a rischio) la Cina ha attivato le sue leve. Pressioni su Teheran, ormai legata a doppio filo. Influenza sui Paesi del Golfo. E un segnale implicito a Washington, giocato sull interruttore più sensibile: le terre rare. Non serve alzare la voce quando controlli il circuito: basta spegnere la luce al momento giusto. Ne emerge un ecosistema geopolitico nuovo, fluido e inquietante. Cina, Russia, Iran, Corea del Nord costituiscono un nucleo centrale. Attorno, una rete variabile di attori che convergono su un obiettivo minimo: ridurre la centralità americana, testare i limiti occidentali, proteggere i corridoi energetici eurasiatici. Non è un alleanza formale. È una convergenza di interessi, ed è ancora più difficile da contrastare perché non ha bisogno di essere dichiarata ed è mutevole nella composizione. In questo contesto, gli Stati Uniti non perdono solo potenza. Perdono la cosa più preziosa: la reputazione. E senza reputazione, anche la forza militare e finanziaria diventa meno efficace. Perché il potere, prima ancora che esercitato, deve essere creduto. E oggi sempre meno attori sono disposti a farlo senza una risata trattenuta. La storia è del resto implacabile quando si parla di crisi energetiche. Il 1973 ha ridisegnato la distribuzione della ricchezza globale. Il 1990 ha consolidato l egemonia americana. Oggi la crisi di Hormuz rischia di segnare un passaggio ulteriore: non un crollo improvviso, ma un lento trasferimento di centralità. E allora la metafora del transatlantico torna, inevitabile. Non siamo davanti a un naufragio spettacolare, ma a una deriva progressiva. La nave resta imponente, continua a muoversi, mantiene la sua aura. Ma ha perso la rotta. La verità è che l impero americano non viene abbattuto dall esterno. Si consuma dall interno, tra scelte miopi e illusioni di controllo. Il commento è di Giuliano Noci, Professore ordinario in Ingegneria Economico-Gestionale presso il Politecnico di Milano 
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Vinitaly si punta su export e qualità

Al via ieri la 58esima edizione di Vinitaly, che si concluderà il 15 aprile a Veronafiere. ANCHE QUEST'ANNO SAREMO OSPITATI NELLO STAND DI PASQUA VINI , PADIGLIONE 5 , STAND E4. La fiera si rafforza sotto tutti i punti di vista, dagli spazi dedicati all'enoturismo a quelli per i distillati, passando dai No-Lo. Tutto dedicato in primis ai circa mille top buyer internazionali attesi da 70 Paesi (selezionati insieme a Ita-Italia Trade Agency), che vedono in testa Usa (a dimostrazione che al di là della turbativa dazi sul mercato, l interesse per i vini italiani resta alta) e Canada (che registra un exploit con una trentina di top buyer in più rispetto al 2025). È stato poi potenziato l'ingaggio della domanda asiatica guidata dalla Cina, ma con accrediti in crescita da India, Giappone, Thailandia, Vietnam. Tra le piazze più dinamiche dell'America Latina ci sono Brasile (notizia positiva in ottica Mercosur) e Messico. In crescita anche l'Africa, senza dimenticare la centralità dell'Europa. L'offerta è invece rappresentata da circa 4mila aziende del Made in Italy enologico e un palinsesto di oltre cento eventi tra degustazioni, talk e focus.  Passano a trovarci nei nostri studi al Vinitaly: Federico Bricolo, il presidente di Veronafiere, Matteo Zoppas, presidente ICE - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, Luca Zaia, Presidente del Consiglio regionale Veneto, Riccardo Pasqua, Amministratore Delegato Pasqua Vini e Piero Mastroberardino, vice presidente Federvini. Giovani, famiglie con figli e operai: i più esposti al rischio inflazione Secondo l'Istat, queste voci nel 2024 assorbono il 42,3% dei consumi medi delle famiglie, ma superano il 45% nei nuclei più vulnerabili e arrivano al 52% per chi è in cerca di lavoro, con un incidenza più alta nelle regioni del Sud e in Piemonte. L'andamento dei prezzi resta legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno riportato al centro gli shock energetici: a marzo l'inflazione è salita dello 0,5% mensile e dell'1,7% annuo, trainata dalla risalita degli energetici e degli alimentari. Dal 2019 al 2024 il peso delle spese essenziali è aumentato, ampliando le differenze tra famiglie e colpendo soprattutto giovani single, coppie con tre o più figli e nuclei con difficoltà occupazionale. Risultano invece meno esposte le coppie senza figli, a prescindere dall età, e le persone sole over 65, che presentano spese mediamente più basse e minori esigenze per trasporti e alimentari, oltre alle famiglie residenti nei centri delle grandi aree metropolitane, dove redditi più elevati consentono una maggiore quota di consumi non essenziali. Approfondiamo il tema con Cristiano Dell'Oste Il Sole 24 Ore.
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Puntata del 10/04/2026

Puntata del 10/04/2026
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Meloni torna a parlare in aula

Nuove regole contro il lavoro povero e un Piano casa da 100mila alloggi in due anni. Sono le due misure economiche che la premier Giorgia Meloni ha annunciato per il primo maggio, in occasione dell'informativa alla Camera sull'azione del Governo e sull'ultimo anno della legislatura. E poi in Senato. Il commento è affidato a Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore. Inti Ligabue «La normalità entro 6-18 mesi. Ma l'inflazione è già lì: ci raggiungerà presto» Il ritorno alla normalità nel Golfo? «Ci vorranno tra i sei e i 18 mesi». In compenso, gli aumenti pesanti dei prezzi nell'area stanno scattando proprio in parallelo alla tregua e arriveranno anche in Europa. Parla Inti Ligabue, presidente e amministratore delegato dell'omonimo gruppo veneziano attivo nel catering e nei servizi di ospitalità nei settori navale (sia crocieristico che merci) e industriale, inteso come i servizi ai settori minerario e dell'energia, con attività in 14 Paesi e ottomila dipendenti. Facciamo il punto con Inti Ligabue, CEO Ligabue Group. Ue: «Nessun rischio immediato su forniture di gas ma effetti a lungo termine» L'Unione europea non registra rischi immediati di sicurezza dell'approvvigionamento di gas, ma sono prevedibili conseguenze a lungo termine. È quanto emerso dalla riunione del gruppo di coordinamento sul gas che si è tenuta a Bruxelles questa mattina. All'incontro, a quanto si apprende, è stata ribadita la necessità di iniziare a preparare le scorte per l'inverno. Le infrastrutture dell'Ue sono pronte a riempire le riserve almeno all'80% entro il primo novembre. Ai governi è stato ribadito l'invito a evitare la corsa di fine estate e avviare invece i lavori per l'immissione anticipata di gas nelle riserve. Per attivare la sospensione del Patto di stabilità e crescita è indispensabile che si verifichi «una grave recessione economica nell'eurozona o nell'Unione europea. Attualmente non ci troviamo in questo scenario». Lo ha detto il commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis in audizione alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo. Una risposta indiretta, a distanza, a quanto affermato da Giorgia Meloni nel suo intervento in Parlamento. Secondo il commissario, il potenziale impatto economico scaturito dalla crisi in Medio Oriente porterà a «un rallentamento economico ma non una recessione». Dombrovskis ha comunque rassicurato che l'Europa continuerà «a monitorare la situazione». A causa della situazione in Medio Oriente, l'economia europea «rimane a rischio di uno shock stagflazionistico», caratterizzato da crescita lenta e inflazione elevata ha poi chiarito Dombrovskis. Il cessate il fuoco di due settimane raggiunto tra Usa e Iran «porta una riduzione delle tensioni di cui si sentiva il bisogno, che si riflette anche nei mercati energetici, con il greggio Brent che ora scambia al di sotto dei cento dollari al barile. Tuttavia, le prospettive a lungo termine restano offuscate da una profonda incertezza», sottolinea il commissario. Interviene Adriana Cerretelli, editorialista Sole 24 Ore Bruxelles.  
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Targhe alterne, lavoro agile, limiti alla velocità: gli antidoti al caro energia

Con un cessate il fuoco che traballa il governo si prepara a misure straordinarie anche se per ora non scatterà alcuna misura. Il messaggio che filtra dal Governo e che sarà reiterato dalla premier Giorgia Meloni giovedì nell informativa alle Camere al momento è uno: «Lavoriamo per essere pronti a gestire l emergenza, ma senza allarmismi». Perché le scorte di gas sono al 44%, contro una media europea di poco superiore al 20 per cento. Ieri il ministro dell Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha riunito al Mase i tecnici per aggiornare il «Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale» che risale al 2023 (un anno dopo l invasione russa dell Ucraina) e il «Piano di azione preventivo per il sistema italiano del gas», che contemplava tra gli scenari disordini in diverse aree del pianeta, dalla Libia all Azerbaijan fino alla Turchia, ma non in Iran e nel Golfo persico. Alla base del lavoro, che sarà trasmesso a Meloni con il quadro e le previsioni sugli stoccaggi, c è il decalogo stilato il 20 marzo scorso dall Agenzia internazionale per l energia (Iea), Sheltering from oil stocks , che riconosce come la guerra in Medio Oriente scatenata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale, a causa della paralisi della navigazione nello Stretto di Hormuz.Tra le dieci misure raccomandate per reagire allo shock - richiamate dal Commissario Ue all Energia, Dan Jørgensen, nella lettera ai Ventisette inviata a fine marzo - ci sono targhe alterne, smart working, spinta all uso dei mezzi pubblici, car sharing, riduzione di almeno 10 chilometri orari dei limiti di velocità in autostrada (che potrebbe abbattere dal 5 al 10% il consumo , guida efficiente per i veicoli commerciali e per la consegna delle merci, riduzione dell uso del Gpl dal settore dei trasporti. E ancora: evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative, passare a soluzioni di cottura elettriche o alternative al gas, dare priorità alla lavorazione delle materie prime petrolifere con maggiori disponibilità di volumi.Nulla di tutto questo, sostengono dall Esecutivo, è per ora alle viste, neppure il ricorso al lavoro agile. Men che mai l ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza (Dad) nelle scuole in quest ultimo scorcio di anno scolastico. «Non è contemplata», ha tagliato corto il ministro Giuseppe Valditara. Ma l allarme potrebbe scattare da fine mese, quando lo stop alle forniture annunciato da QatarEnergy per i danni subiti dai missili iraniani all impianto di Ras Laffan potrebbe cominciare a farsi sentire. Per questo, l ipotesi che campeggia in cima alla lista degli interventi più probabili riguarda una razionalizzazione dell uso dei condizionatori in estate: attraverso il taglio di un grado oppure di un ora. Interviene Manuela Perrone, Il Sole 24 ORE. Autotrasporto, allarme sul caro gasolio: ANITA chiede un bonus rafforzato. Le misure non bastano La crisi del settore dell autotrasporto torna al centro del dibattito parlamentare. In audizione al Senato, ieri, sul decreto carburanti, le principali associazioni della logistica tra cui ANITA hanno chiesto un rafforzamento immediato delle misure di sostegno, a partire da un credito d imposta più incisivo sul gasolio. Il punto sollevato dalle imprese è chiaro: il prezzo del carburante, ormai stabilmente sopra i due euro al litro, ha già assorbito gli effetti del taglio delle accise, riducendo drasticamente i benefici previsti dal decreto e comprimendo i margini in un settore che già opera con livelli di redditività molto bassi. Secondo ANITA, le misure adottate dal governo, pur intervenendo correttamente sul fronte fiscale, finiscono per ridurre indirettamente il beneficio complessivo riconosciuto alle imprese. La diminuzione delle accise, infatti, abbassa anche la base di calcolo del rimborso spettante agli autotrasportatori, con il risultato che il vantaggio reale si riduce sensibilmente proprio mentre i costi continuano a crescere. A questo si aggiungono tempi di rimborso ancora troppo lunghi e difficoltà persistenti nel trasferire gli aumenti lungo la filiera logistica, dove spesso gli adeguamenti tariffari non vengono riconosciuti con sufficiente rapidità. L associazione propone quindi  un intervento più strutturato per questa fase di emergenza, chiedendo l introduzione di un credito d imposta parametrato ai consumi di gasolio pari a 200 euro per mille litri, una misura che garantirebbe la normale gestione del bonus riconosciuto ai Tir che a fronte del taglio delle accise sono passati da 269 euro di credito di imposta per 1000 litri di carburante a soli 69 euro, come spiega Anita. Sul nodo dei rimborsi, poi, per l associazione è necessario emanare subito un atto di indirizzo del Mef rivolto all Agenzia delle dogane per velocizzare il versamento dei benefici alle imprese, così da compensare la perdita di beneficio generata dal taglio delle accise. Le richieste del settore si inseriscono in un quadro in cui il governo è già intervenuto con una serie di misure emergenziali. Il decreto-legge n. 33 del 2026 ha introdotto un credito d imposta straordinario per l autotrasporto, un taglio temporaneo delle accise sui carburanti e un rafforzamento delle attività di controllo sui prezzi, con l obiettivo di contenere gli effetti inflattivi lungo la filiera. A queste misure si è aggiunta una proroga della riduzione delle accise fino all inizio di maggio. Secondo le associazioni, però si tratta di interventi che agiscono nel breve periodo ma che non riescono a compensare un aumento dei costi che sta assumendo carattere strutturale. Il caro gasolio, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dall instabilità dei mercati energetici, continua infatti a incidere direttamente sui costi operativi e sulla sostenibilità economica delle imprese. Ne parliamo con Elio Schettino, Vicesegretario Generale ANITA. Apertura su deroga al Patto di stabilità Dopo le chiusure dei giorni scorsi, oggi è arrivata la prima apertura. Non ho mandato" per parlare di evetuali deroghe o meno al patto di stabilità "ma il messaggio di fondo che posso trasmettere qui e che ho potuto trasmettere alla stampa italiana è che la Commissione europea non lascia sprofondare le proprie imprese, la propria industria, abbiamo sempre dimostrato che c'è un margine di flessibilità che si può dare in caso di crisi sistemiche". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Stephane Séjourné, in audizione presso ,le Commissioni Ambiente, Attività produttive e Politiche Ue della Camera e le Commissioni Industria e Politiche Ue del Senato. Ieri in un editoriale sul Sole il professor Piga ha ricordato come l'Italia sia un Paese economicamente immobilizzato, come emerge inequivocabilmente dai dati OCSE, che indicano una crescita dello 0,4% nel 2026, l anno in cui il PNRR dovrebbe dare la sua spinta maggiore, certificando non solo come grazie ad esso si sia evitata la recessione, ma anche come si sia tornati ormai stabilmente alle consuete e ben magre performance sotto la media UE. Nel biennio 2025-26, ci dice infatti l OCSE, l Italia sarà cresciuta metà dell area dell euro, che a sua volta sarà cresciuta metà di Spagna o Stati Uniti, le due sole eccezioni dinamiche del mondo occidentale. Siamo quindi stati "quelli del doppio zero" (spread e crescita ai minimi), come la Germania, mentre avremo potuto essere come la Spagna, con alta crescita economica e debito-PIL in declino, grazie a consumi pubblici fortemente in espansione (non limitandosi invece ad aumentare la sola spesa per la difesa, priva nell'attuale contesto di moltiplicatore in quanto diretta solo verso fornitori esteri). La strada dell'austerità, saldamente mantenuta anche con la legge di bilancio per il 2026, viene oggi messa in dubbio dallo stesso Ministero dell'Economia e delle Finanze che, nonostante abbia spinto a votare in extremis in Europa la riforma "scellerata" del Patto stesso, ne chiede ora un'ennesima sospensione, ricevendo subito dalla Commissione risposta negativa, a chiara testimonianza di quanto anche le istituzioni di Bruxelles soffrano e causino immobilismo. Che fare oggi dunque? Certamente sospendere il Patto, evitando però di sperperare le risorse in mancette a questa o quella lobby elettorale: ci penserebbero quei giovani che vogliono un Paese migliore a riconoscere il trucco e, rivotando, a dire nuovamente no . C è quindi enorme bisogno di garanzie serie che accompagnino una spesa efficace, per mitigare gli effetti della tempesta perfetta attualmente in corso nel mondo: e quindi non solo di quantità ma anche di qualità. Le garanzie stanno sempre dove le abbiamo da anni indicate: in una spending review volta a rassicurare i nostri partner europei sul fatto che, quando spendiamo, spendiamo bene. Senza tagli lineari alla spesa buona, con investimenti immediati in capitale umano, per migliorare la qualità delle nostre stazioni appaltanti, con un eventuale supporto, stile PNRR , della Commissione europea, per garantire la buona qualità degli acquisti pubblici e dei crediti alle imprese. Poi si vedrà chi vincerà le elezioni: ma a questa coalizione spetta oggi, di salvare il Paese, non solo sé stessa. Il commento è di Gustavo Piga, docente politiche economiche università di Roma Tor Vergata, editorialista Sole 24 Ore Come si stanno muovendo i mercati dopo l'annuncio di cessate il fuoco Il mercato sta smaltendo un "premio di guerra"  dopo l annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. La reazione è stata immediata: i prezzi del petrolio sono iniziati a scendere, si sono ridotti i timori per l inflazione e, almeno nel breve, è diminuita la probabilità di una crescita trainata dall energia. È quello che gli operatori definiscono un rally di sollievo , più legato alla distensione geopolitica che a un reale cambiamento strutturale del quadro economico. Per capire questa dinamica bisogna guardare a quello che è successo nelle ore precedenti. I mercati hanno vissuto una giornata in altalena, in balia di indiscrezioni, rumors e dichiarazioni , con le Borse prima in rialzo e poi in calo dopo le parole più dure del presidente Donald Trump e le notizie su trattative interrotte. Il petrolio aveva reagito con forza, arrivando a toccare punte fino a oltre 111 dollari al barile per il Brent, mentre il WTI si era spinto ancora più in alto, riflettendo il rischio concreto di un escalation e di uno shock energetico globale. Il nodo centrale era ed è il rischio legato alle rotte energetiche e in particolare allo Stretto di Hormuz. Una possibile escalation avrebbe avuto un impatto consistente sull economia globale, aggravando la crisi energetica e alimentando nuove pressioni inflazionistiche. Non a caso gli scenari delineati dagli analisti andavano da una normalizzazione sotto i 95 dollari in caso di apertura diplomatica, fino a oltre 160 dollari nello scenario peggiore di escalation totale. È proprio questo contesto che spiega il movimento attuale: con il cessate il fuoco, il mercato sta semplicemente scaricando quel premio di guerra che aveva incorporato nei prezzi del greggio nelle fasi più tese. Da qui il calo del petrolio e il rimbalzo dei mercati azionari. Ma il punto, come sottolineano gli analisti, è che non si tratta di una svolta definitiva. Più che una rivalutazione strutturale, è una reazione di breve periodo a una minore tensione geopolitica. Per questo l indicazione che arriva dagli operatori è di non dichiarare ancora vittoria . A fare davvero la differenza nelle prossime settimane non saranno tanto le dichiarazioni politiche, quanto gli indicatori reali: l andamento dei prezzi del greggio, il traffico delle navi cisterna e le condizioni delle principali rotte marittime. In altre parole, i mercati restano estremamente sensibili agli sviluppi geopolitici e pronti a cambiare direzione rapidamente, in un equilibrio ancora fragile. Sentiamo l'analisi di Morya Longo, Il Sole 24 Ore.
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Il peso della chiusura dello stretto di Hormuz sul traffico aereo

Lo scalo di Brindisi era senza jet fuel. A Reggio Calabria sono state introdotte limitazioni per la carenza di cherosene e Pescara per un guasto si trova con una sola cisterna. Lo si legge nei bollettini pubblicati nel lunedì di Pasquetta e che fanno seguito ai quattro arrivati 48 ore fa. In quel caso si trattava degli aeroporti di Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia, per le difficoltà del fornitore Air Bp Italia. Intanto oggi la situazione sembra rientrata: procede regolarmente questa mattina la fornitura di carburante per gli aerei in partenza nell'aeroporto del Salento di Brindisi, gestito da Aeroporti di Puglia. Alcune autobotti sono già giunte nello scalo e altre ne arriveranno nel corso della giornata. La fornitura, peraltro, non è stata mai sospesa. Ieri sera, di fronte alla eventualità che lo scalo rimanesse nella giornata di oggi senza carburante, dopo la diffusione di alcuni bolllettini aeronautici, il presidente di Aeroporti di Puglia Antonio Maria Vasile aveva precisato che non c'era "alcuna emergenza" e che la situazione era "sotto controllo, anche e soprattutto a Brindisi", invitando a evitare "preoccupazioni o allarmismi. Le forniture di carburante continuano regolarmente e non c'è alcun rischio di carenza imminente", aveva aggiunto. Facciamo il punto con Ugo Arrigo professore associato presso l'Università Bicocca di Milano. L'allarme di Dimon Wall Street oggi ha aperto negativa con l'avvicinarsi della scadenza dell'ultimatum di Donald Trump all'Iran. Ieri, sul piano delle esternazioni pubbliche, a prendere la parola è stato Jamie Dimon. Nella consueta lettera agli azionisti, l amministratore delegato di JP Morgan ha sottolineato senza giri di parole come la guerra in Iran metta l intero mondo finanziario «di fronte all insorgenza di shock significativi per i prezzi del petrolio e delle materie prime, che potrebbero comportare un livello di inflazione più persistente e tassi di interesse più elevati rispetto alle attese dei mercati». «Non abbiamo avuto una recessione creditizia da molto tempo, e sembra che alcune persone diano per scontato che non accadrà mai», ha detto. Un monito netto, che squarcia il velo di compiacenza di Wall Street con una previsione inequivocabile: «Non appena il ciclo del credito si invertirà, cosa che accadrà un giorno, le perdite su tutti i prestiti a leva in generale saranno superiori al previsto». In ogni caso - ha aggiunto - non è "probabilmente" un problema sistemico. Il commento è di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com Agenzia Internazionale dell'Energia, 'crisi per Hormuz la peggiore di quelle del '73, '79 e 2002 messe insieme' Il conto alla rovescia verso le 20 americane (le 2 di notte in Italia) è iniziato: nel giro di poche ore si capirà se il presidente americano Donald Trump darà seguito alla minaccia di "cancellare in una notte un intero Paese" o se concederà ancora tempo ai negoziati in corso attraverso i mediatori internazionali. Poche ore fa l'Iran ha chiuso tutti i canali di comunicazione diplomatici e indiretti con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal quotidiano controllato dallo Stato Tehran Times su X. "Sono stati sospesi anche tutti gli scambi di messaggi". Il Teheran Times è considerato come strettamente legato alle fazioni più intransigenti all'interno del governo iraniano. Intanto per il direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), Fatih Birol, l'attuale crisi di petrolio e gas, innescata dal blocco dello stretto di Hormuz da parte dell'Iran, è "più grave di quelle del 1973, 1979 e 2002 messe insieme". Il mondo, ha affermato Birol, "non ha mai sperimentato un'interruzione dell'approvvigionamento energetico di tale portata". Il direttore dell'Aie ha aggiunto che i Paesi più a rischio sono quelli in via di sviluppo, le cui popolazioni saranno prevedibilmente colpite in modo duro dall'aumento dei prezzi dei combustibili. Il mese scorso, i Paesi membri dell'Aie hanno concordato di rilasciare parte delle riserve strategiche: Birol ha spiegato che tale processo è già stato avviato, ma attualmente resta ancora in corso. Ne parliamo con Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia.  
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Effetto Trump, l'economia nel caos

Ieri a S&P è bastato il primo mese di guerra all'Iran a tagliare le stime di crescita dell'Eurozona (dal +1,2% al +1%) e dimezzare, al +0,4%, quelle italiane. Ma se il conflitto durerà oltre aprile, la prospettiva europea è quella di una recessione tecnica accompagnata da un'inflazione in volo verso il 5%: in una replica dello scenario del 2022 che porterebbe sia la Bce sia la Bank of England ad alzare i tassi d'interesse. Un contesto sul quale ha pesantemente inciso il presidente Usa Donald Trump che in questo anno di presidenza ha avviato una guerra vera con l'Iran, fatta di missili, droni, cannonate, dopo le guerre minacciate per portar via la Groenlandia alla Danimarca, per annettersi il Canada. E dopo aver fatto rapire e imprigionare negli Stati Uniti il presidente (probabilmente illegale) del Venezuela senza che da questo "successo" sia derivato un vero e proprio rinnovamento di quel Paese: al suo timone si trova ora Delcy Rodriguez, già ministra del governo Maduro. Occorre però ricordare che alle guerre esterne si aggiungono quelle interne, contro gli immigrati illegali, perseguitati da un corpo di polizia appositamente rinforzato che le note tensioni che questo ha provocato e sta ancora provocando in numerose parti degli Stati Uniti. Per non parlare delle guerre economiche, condotte dalla presidenza Trump in pratica contro tutti i Paesi del mondo: alle loro esportazioni verso gli Stati Uniti Trump ha applicato dazi all'entrata nel territorio americano variandoli in maniera «capricciosa» e molto frequentemente. Precisamente da questi dazi è derivato un considerevole freno sia all'economia mondiale sia alle reti della distribuzione commerciale degli stessi Stati Uniti. Facciamo il punto con Giulio Sapelli, Università Statale Milano
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Spedizioni globali in crisi: rotte stravolte e costi in aumento

Il settore delle spedizioni vive una fase di forte stress strutturale, arrivato al 34° giorno della crisi nello Stretto di Hormuz e dopo oltre due anni di instabilità nel Mar Rosso. Il conflitto in Iran ha interrotto il tentativo di ritorno alla normalità lungo l’asse Canale di Suez / Mar Rosso, oggi nuovamente sotto minaccia degli Houthi. Le rotte sono state ridisegnate: si passa dal Capo di Buona Speranza o si ricorre a soluzioni ibride mare-terra, con un’impennata dei costi. Secondo Nomisma le spedizioni segnano +229% rispetto al 2023, con tempi più lunghi di 10-12 giorni e costi fino a 10.000 dollari per container. Per Alessandro Pitto la crisi è strutturale e nasce da Suez: oggi, con Hormuz, diventa uno shock sistemico che colpisce direttamente l’export europeo. I governi reagiscono: Keir Starmer ha convocato un vertice internazionale per riaprire lo stretto e garantire la sicurezza delle rotte. Il traffico resta ridotto e incerto: la crisi è ormai il risultato combinato di Suez, Hormuz ed energia. Ne parliamo con Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi. SpaceX scalda i motori per Wall Street, Musk deposita i documenti dell'Ipo Nel giorno del lancio Artemis II della Nasa, Elon Musk deposita in segreto i documenti per la quotazione di SpaceX, anticipando i rivali OpenAI e Anthropic. L’operazione potrebbe raccogliere fino a 75 miliardi di dollari, con una valutazione complessiva di 1.750 miliardi, che la renderebbe la più grande Ipo di sempre, superando il record di Aramco. Le azioni potrebbero arrivare sul mercato tra giugno e luglio, con una quota significativa destinata anche agli investitori retail. A sostenere la valutazione contribuisce l’integrazione con xAI e un piano industriale molto ambizioso: aumento dei lanci Starship, sviluppo di data center nello spazio e prospettiva di una base lunare, con l’obiettivo finale del trasporto umano su Marte. Il commento è di Peter Cardillo, Chief Market Economist di Spartan Capital Securities. Dalla guerra in Iran rischi economici senza precedenti: aumentano i timori di recessione La guerra in Iran rischia di generare uno shock economico “senza precedenti”, paragonabile a quello del Covid in caso di conflitto prolungato, secondo gli economisti del Forum economico mondiale. La quasi chiusura dello Stretto di Hormuz sta già colpendo energia, inflazione e crescita. La Bce prevede un aumento dell’inflazione oltre il 3% nel secondo trimestre 2026 e una crescita modesta, mentre Standard & Poor’s ha rivisto al ribasso le stime: l’Italia scende allo 0,4%, l’eurozona all’1%. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta avverte che le tensioni energetiche possono amplificare fragilità finanziarie già esistenti, soprattutto in presenza di alto debito pubblico. Il quadro complessivo è quello di un’economia globale esposta a rischi crescenti, tra inflazione, instabilità e rallentamento della crescita. Il commento è di Mario Deaglio, professore emerito di Economia Internazionale Università di Torino.
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Imprese, Urso annuncia 1,5 miliardi su Transizione 5.0. Orsini: «È la via giusta»

Il governo ripristina e aumenta a 1,5 miliardi i fondi per le imprese escluse dal piano Transizione 5.0, dopo il taglio iniziale a 537 milioni. Le risorse serviranno a sostenere gli investimenti in beni strumentali e innovazione. Confindustria accoglie positivamente la misura, sottolineando l’importanza di dare certezze alle imprese per sbloccare gli investimenti. Interviene a Focus Economia: Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. Lavoro, Istat: a febbraio -29mila occupati sul mese, +13mila su anno A febbraio 2026 gli occupati calano di 29mila su base mensile, mentre aumentano i disoccupati (+36mila) e restano stabili gli inattivi. Il tasso di occupazione scende al 62,4%, quello di disoccupazione sale al 5,3%, mentre cala la disoccupazione giovanile (17,6%). Su base annua l’occupazione cresce di 13mila unità, ma diminuisce il tasso di occupazione e aumentano gli inattivi. Nell’Eurozona la disoccupazione sale al 6,2%. Ne parliamo con Francesco Seghezzi, presidente fondazione ADAPT. Il fatturato della GDO cresce del 4,3% nel 2024 Nel 2025 la GDO italiana registra una crescita delle vendite del 4,3% nonostante l’inflazione bassa, dopo il +2,3% del 2024 (109,8 miliardi di fatturato). Dal 2019 le vendite sono salite del 30,9%. I discount continuano a crescere più degli altri operatori. I consumatori fanno acquisti più frequenti ma con carrelli più leggeri, puntando soprattutto su risparmio, qualità e riduzione degli sprechi. Il commento è di Oriana Romeo, Senior economist Area Studi Mediobanca.
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Inflazione: a marzo sale all’1,7%, carrello spesa al 2,2%

A marzo l’inflazione torna a salire, attestandosi al +1,7% su base annua e +0,5% su base mensile, in accelerazione rispetto al mese precedente. A trainare il rialzo sono soprattutto gli energetici, sia regolamentati sia non regolamentati, e gli alimentari non lavorati, mentre rallentano i servizi. Il cosiddetto “carrello della spesa” registra un aumento al +2,2%, segnalando una pressione più diretta sui consumi quotidiani. L’inflazione di fondo, invece, scende sotto il 2%, indicando una dinamica meno diffusa ma comunque influenzata dal ritorno delle tensioni sui prezzi dell’energia. Ne parliamo con Massimo Baldini, docente di Scienza delle Finanze presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Autotrasporto al limite: l'Ue concede flessibilità, ma il caro carburante blocca i tir in Italia L’Unione europea introduce maggiore flessibilità sui target di emissioni per i veicoli pesanti, consentendo ai costruttori di accumulare crediti tra il 2025 e il 2029 per rispettare gli obiettivi al 2030. Una misura che alleggerisce la pressione regolatoria sulla filiera, ma che si scontra con una crisi immediata in Italia: il caro carburante. Con il diesel stabilmente sopra i 2 euro al litro, le principali associazioni dell’autotrasporto hanno proclamato un fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile e mobilitazioni in tutta Italia. Le imprese denunciano margini azzerati, difficoltà a trasferire i costi e chiedono interventi urgenti per evitare il blocco della filiera logistica. La flessibilità europea resta quindi una risposta di medio periodo, mentre l’emergenza è già attuale. Facciamo il punto con Paolo Uggè Presidente Conftrasporto e Fai. Nel 2025 in Italia nascite in calo del 3,9% Nel 2025 prosegue il calo demografico in Italia: le nascite scendono a 355mila (-3,9%), mentre i decessi restano elevati a 652mila, portando il saldo naturale a -296mila. La fecondità continua a diminuire, fermandosi a 1,14 figli per donna, con il Centro che registra i livelli più bassi. Aumenta anche l’età media al parto, segno di un rinvio sempre più diffuso delle scelte familiari. Il saldo migratorio resta positivo e compensa quasi interamente il calo naturale, ma non basta a invertire la tendenza di fondo. L’Italia si conferma così tra i Paesi europei più esposti al declino demografico, nonostante una delle più alte speranze di vita. Il commento è affidato a Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale alla Facoltà di Economia dell'Università Cattolica di Milano.
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Crolla BFF dopo nomina commissari da parte di Bankitalia

Bff Bank in caduta libera a Piazza Affari dopo al notizia che Bankitalia ha nominato due commissari nell'istituto. I titoli, che in avvio non riuscivano a fare prezzo, sono arrivati a cedere oltre il 60%, in calo di oltre l 80% del proprio valore da inizio febbraio, passando da oltre 8 euro agli attuali 1,48. Dai massimi del 2024 invece la caduta è di quasi il 90%. La conference call dell amministratore delegato Giuseppe Sica ha consentito un parziale recupero, ma il calo resta comunque molto significativo. Nel fine settimana, la Vigilanza ha deciso di affiancare il consiglio di amministrazione con due commissari, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, chiamati a supportare il board che mantiene pieni poteri nel percorso di riequilibrio. L intervento punta a rafforzare governance e sistema dei controlli, accelerando al contempo il processo di riallineamento contabile e la definizione delle criticità emerse. La situazione affonda le radici in una lunga fase di attenzione da parte della Vigilanza. Già nel 2024 un ispezione aveva evidenziato anomalie nelle politiche contabili, in particolare sulla classificazione dei crediti verso la pubblica amministrazione, cuore del business dell istituto. Da quelle risultanze è scaturita anche un indagine della Procura di Milano per l ipotesi di falso in bilancio. Dopo una fase in cui sembrava esserci stato un riassorbimento delle tensioni con la rimozione dei vincoli sulla cedola  il gruppo è tornato sotto pressione a febbraio, quando ha rivisto al ribasso gli obiettivi, rafforzando le politiche di riduzione del rischio. Nello stesso periodo si è realizzato anche il cambio al vertice, con l uscita di scena di Massimiliano Belingheri e la nomina di Sica. Il commento di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com. Flacks frena sull'ex-Ilva, serve aiuto pubblico L'imprenditore inglese Flacks non ha soldi per comprare l'ex Ilva e non ha nessuna garanzia bancaria. Non solo: adesso chiede i soldi allo Stato. Quando Mr Flacks originario di Manchester, attivo a Miami negli Stati Uniti si è affacciato al capezzale dell'Ilva, più di un osservatore si è chiesto chi fosse, di quale track-record disponesse e quali strutture finanziarie e industriali lo sorreggessero. Flacks, nell'ordine, ha invocato l'ingresso dello Stato nel capitale, poi ha detto che avrebbero fatto tutto da soli lui e sua moglie, ha inondato i giornali locali di buoni propositi («non vengo a Taranto perché sarei accolto come i Beatles, penso di comprare la squadra di calcio»), quindi a fronte di un profilo aziendale che eufemisticamente si può definire poco chiaro e poco strutturato ha prospettato una campagna napoleonica addirittura europea, con tanto di interesse allargato a British Steel in Gran Bretagna e a Thyssen Krupp in Germania. L'intervento di Paolo Bricco, Il Sole 24 Ore In corso riunioni su Transizione 5.0, si punta a soluzione Il governo punta a trovare una soluzione sugli incentivi di Transizione 5.0 in vista del tavolo con le imprese. In queste ore, si apprende da fonti di governo, sono in corso riunioni a livello tecnico tra gli uffici del Mef, del ministero delle Imprese e di Palazzo Chigi. Il tavolo è convocato per mercoledì mattina nella sede del Mimit. Il decreto fiscale approvato venerdì 27 marzo in cdm "introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d'imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025". ne è convinto il vicepresidente di Confindustria per le politiche industriali e il made in Italy, Marco Nocivelli, spiegando che il testo prevede un taglio del 65% del credito d'imposta richiesto. "Una simile decisione - che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento - penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso", sottolinea.  "La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell'Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare". A novembre, ricorda Novicelli, "avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese esodate del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all agevolazione". Il fatto "di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia. Apprendiamo infine, dalle dichiarazioni del Mimit di questa mattina (ndr. SABATO), che si sarebbero trovate altre risorse per l iperammortamento: la nostra risposta e': prima si paghi il debito con le imprese esodate del 5.0". Sono intervenuti a Focus Economia Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore e Michelangelo Agrusti, Presidente Confindustria Alto Adriatico, Componente Consiglio Generale Nazionale
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Turismo, Pasqua alle porte. Come impatta la crisi in Medio Oriente?

A una settimana da Pasqua, Tecnè per Federalberghi stima che saranno 10,6 milioni gli italiani che partiranno per godersi un soggiorno fuori di casa, principalmente in zone vicine alla propria regione, senza esagerare con le distanze. La maggioranza di essi, l 85%, resterà nel Belpaese, mentre solo il 15% opterà per destinazioni estere. Il tutto produrrà un giro di affari di 5,5 miliardi di euro. Se i numeri lasciano ben sperare non mancano i timori legati alla crisi internazionale che sta colpendo soprattuto il trasporto aereo. Possiamo parlare di un test positivo, diciamo di buona tenuta del settore, in attesa della stagione estiva. Ancora una volta gli italiani dimostrano amore per il proprio Paese, che viene percepito come sicuro ha dichiarato Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, commentando a caldo l indagine Ma io inviterei alla prudenza, considerando il fatto che buona parte del campione ha mostrato una certa sensibilità proprio al tema della sicurezza . In questo momento, davvero non possiamo ignorare il contesto geopolitico in cui ci si trova, in Italia, in Europa e nel mondo. E poiché il turismo, proprio nella sua trasversalità, dialoga con tutte le realtà, senza limiti e senza confini, mi preme dire che i conflitti danneggiano il settore. Oggi, infatti, non è a rischio il turismo di prossimità, bensì è a rischio il turismo alto spendente che proviene dall altra parte dell Oceano . Secondo un monitoraggio di Confindustria Alberghi della scorsa settimana, il 62% delle strutture ricettive registra una contrazione delle prenotazioni accompagnata da un aumento delle cancellazioni, in particolare dai mercati extra-UE. Il fenomeno colpisce in modo asimmetrico, concentrandosi nelle aree e nei segmenti più esposti alla domanda internazionale. Le città d arte risultano le più vulnerabili, con un aumento delle cancellazioni in particolare nelle strutture lusso ed extra lusso (a Roma si attestano intorno all 80%). Anche Milano, pur sostenuta dalla componente business, registra un impatto significativo (76%). Sul fronte delle prenotazioni, i primi cali riguardano fino all 80% delle strutture a Torino e il 73% a Venezia. Il segmento più colpito è quello di fascia alta. Il 67% degli hotel a 5 stelle e il 65% dei 4 stelle segnalano un aumento delle cancellazioni. Sono intervenuti a Focus Economia Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria e Paolo Manca, vice presidente Federalberghi nazionale. AI in Italia 2025, crescita, sfide etiche e sostenibilità Nel 2025 il mercato dell AI in Italia ha raggiunto 1,8 miliardi di euro e secondo l Osservatorio AI del Politecnico di Milano si sentono gli effetti dell'intelligenza artificiale generativa (GenAI), ma è anche il momento di riflettere sulla sostenibilità finanziaria, sociale ed etica necessaria per una trasformazione strutturale e duratura del sistema Paese. La crescita dell'industria AI in Italia è trainata per il 46% da soluzioni di GenAI o progetti ibridi, mentre il restante 54% rimane legato a modelli di Machine Learning più tradizionali. La sostenibilità di questo settore dipende dalla capacità di passare da una fase di entusiasmo iniziale a percorsi di implementazione personalizzati e progressivi, che possano garantire benefici reali ed economici nel lungo periodo. Attualmente, mentre il 71% delle grandi imprese ha avviato progetti di AI, nelle piccole e medie imprese la percentuale scende drasticamente all 8%, evidenziando un divario che potrebbe minare la coesione e la sostenibilità del sistema produttivo nazionale. Ai microfoni di Sebastiano Barisoni, il commento di Cosimo Accoto, Filosofo delle nuove ingegnerie tecnologiche, AI research affiliate presso MIT di Boston e Teodoro Lio, AD Accenture Italia, una delle principali società di soluzioni e servizi che aiuta le organizzazioni a reinventarsi per generare valore rapidamente e su larga scala, con oltre 24mila dipendenti in Italia.
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Cosmoprof, la 57ª edizione segna una forte crescita dell’internazionalizzazione

Si apre oggi e prosegue fino a domenica 29 marzo la 57ª edizione di Cosmoprof Worldwide Bologna, da oltre cinquant’anni evento di riferimento per le aziende e i professionisti della filiera cosmetica. Anche quest’anno Radio 24 è presente con la sua postazione nel Centro Servizi della manifestazione. L’evento si svolge nel quartiere fieristico del capoluogo emiliano, con BolognaFiere che nel 2025 ha registrato un fatturato record di 306,7 milioni di euro, confermandosi piattaforma internazionale di riferimento per il settore beauty. L’edizione 2026 conta 3.104 espositori da 68 Paesi, oltre 10mila brand rappresentati e una manifestazione sold-out, con oltre 250mila visitatori attesi. Forte la spinta internazionale: l’80% degli espositori arriva dall’estero e il 37% è rappresentato da nuovi partecipanti, con un aumento significativo di interesse da Stati Uniti, Medio Oriente, Asia e Africa. Sono presenti 33 collettive nazionali, incluse nuove partecipazioni da Arabia Saudita, Belgio, Portogallo, Ungheria e Uzbekistan. In questo contesto, il settore cosmetico italiano conferma la propria solidità: nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 18 miliardi di euro (+2,9%), trainato dalle esportazioni che superano gli 8,6 miliardi (+4,1%) e rappresentano circa la metà del totale. Il mercato interno vale 12,8 miliardi (+3,2%), con una crescita sostenuta da digitale e fragranze. Ci colleghiamo con Gianpiero Calzolari (nella foto a sinistra), presidente di BolognaFiere; Benedetto Lavino (nella foto a destra), presidente di Cosmetica Italia dai nostri studi a Bologna Giuria California, Meta e Google responsabili per dipendenza dai social Una giuria di Los Angeles ha condannato Meta Platforms e Alphabet Inc. a risarcire una giovane donna per danni legati all’uso dei social media, segnando un nuovo passaggio nella crescente pressione legale sulle Big Tech. Il caso non è isolato: poche ore prima un’altra giuria, in New Mexico, aveva già sanzionato Meta per non aver protetto adeguatamente i minori, con una multa complessiva di 375 milioni di dollari. Le accuse riguardano meccanismi che favorirebbero dipendenza e problemi di salute mentale, in un contesto dominato da modelli di fruizione come lo scroll infinito e la cosiddetta “tiktokizzazione” dei contenuti, ormai diffusa anche su Instagram e YouTube. Gli esperti parlano di un possibile “momento Big Tobacco” per il settore tecnologico, con il rischio di una revisione profonda dei modelli di business. Intanto negli Stati Uniti cresce la pressione politica per introdurre nuove norme a tutela dei minori, mentre le aziende cercano un dialogo con l’amministrazione Trump. Il commento è di  Biagio Simonetta, Il Sole 24 Ore. Crisi energetica e guerra in Medio Oriente La crisi in Medio Oriente torna al centro del dibattito internazionale, con il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che alimenta tensioni geopolitiche e timori economici globali. Al centro delle preoccupazioni anche lo stretto di Hormuz, snodo strategico per l’energia mondiale, il cui futuro resta incerto. Durante gli incontri dell’Aspen Institute a Venezia, gli analisti hanno sottolineato come il conflitto stia già producendo effetti sull’economia, tra aumento dei costi energetici, inflazione e rallentamento della crescita. L’Europa e l’Italia, pur avendo diversificato le fonti energetiche dopo la crisi del gas russo, restano esposte a nuove vulnerabilità. Sul piano geopolitico, qualsiasi evoluzione del conflitto rischia di lasciare un Medio Oriente ancora più instabile, mentre la Cina osserva e sul fronte diplomatico emergono timidi segnali di movimento. Il commento è di Giulio Tremonti, deputato (FdI) e presidente della commissione Affari esteri ed europei della Camera, Aspen Institute Italia.
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Meloni in Algeria per blindare il flusso del gas

"Abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima cooperazione, anche lavorando su nuovi fronti come ocean gas e off shore e questo consentirà d rafforzare il flusso di gas". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune. "In questi anni insieme al presidente Tebboune - ha sottolineato Meloni - noi abbiamo lavorato per rendere la nostra amicizia ancora più forte. Penso di poter dire oggi che il rapporto tra le nostre nazioni non è mai stato così solido e così proficuo. Sono convinta che la cooperazione tra l'Italia e l'Algeria possa rappresentare sempre di più un modello da seguire". Quella ad Algeri è la seconda della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo quella del 22 e 23 gennaio 2023.  Nel corso del bilaterale, oltre che del flusso di gas, Meloni e il presidente Tebboune si sono confrontati sui principali dossier internazionali, a partire dalla crisi in Iran e Libano e dalla situazione a Gaza, ma anche sui rapporti con la Libia, nazione con cui l'Algeria condivide quasi 1000 chilometri di confine. Ci colleghiamo con Vincenzo Miglietta, Radiocor da Algeri. Confindustria: nel 2026 Pil al ribasso (+0,5%) se il conflitto termina ora Con le previsioni di primavera, il Centro studi di Confindustria rivede al ribasso la crescita 2026 per l'impatto del conflitto in Iran. Tre gli scenari: con guerra fino a fine anno il Pil andrebbe in recessione (-0,7%), con conflitto fino a giugno resterebbe fermo (0%), mentre con uno stop entro marzo si fermerebbe a +0,5%, sotto il +0,7% stimato in autunno. Il conflitto spingerebbe fortemente i prezzi energetici: +12% nello scenario breve, +60% in quello intermedio, fino a +133% nel peggiore, con effetti diretti sull'inflazione fino a +13 punti e ulteriori rincari nei mesi successivi per l'effetto a catena sui prezzi. Per le imprese manifatturiere i costi energetici aumenterebbero di 7 miliardi l'anno nello scenario intermedio e fino a 21 miliardi in quello peggiore. Confindustria sollecita misure urgenti a livello italiano ed europeo per sostenere economia, imprese e famiglie. Facciamo il punto con Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria. Ita Airways archivia il 2025 con il primo risultato netto positivo dalla nascita Ita Airways chiude il 2025 con il primo utile netto dalla nascita, pari a 209 milioni di euro, in miglioramento di 436 milioni rispetto al 2024. Per il secondo anno consecutivo registra un Ebit positivo (25 milioni), mentre i ricavi restano stabili a 3,2 miliardi, sostenuti dal traffico passeggeri in lieve crescita. Migliorano anche Ebitda (404 milioni) e cassa (639 milioni). La flotta sale a 106 aerei, di cui il 70% di nuova generazione. Nonostante il calo di voli e passeggeri, cresce il load factor all'83,4%. Pesano però il contesto geopolitico, i vincoli Ue sull'ingresso di Lufthansa, i problemi ai motori Pratt & Whitney e l'assenza di un partner sulle rotte con gli Stati Uniti. La compagnia punta ora a consolidare la redditività riducendo i costi di leasing e rafforzando le sinergie con Lufthansa. Il commento è di Ugo Arrigo, professore associato presso l'Università Bicocca di Milano.
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Puntata del 24/03/2026

Puntata del 24/03/2026
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Poste lancia opas su Tim, offerta da 10,8 miliardi per creare un grande gruppo

Poste lancia una maxi opas su Tim. Offre 10,8 miliardi tra cash e azioni con l'obiettivo di creare un grande gruppo che combinerà settori finanziari-assicurativi e telecomunicazioni, logistica e servizi digitali. Nascerebbe una piattaforma integrata da sistema Paese che conta ricavi per circa 26,9 miliardi e un'ebit aggregato di 4,8 miliardi, con oltre 150mila dipendenti. L'operazione non è concordata con Tim - che fa sapere di 'prendere atto' dell'offerta e domani avvia la valutazione con un Cda - ma probabilmente non è nemmeno ostile. Punta alla conquista dell'operatore telefonico, del quale ora Poste è primo azionista con quasi il 25% del capitale. L'integrazione delle due società porterà poi Telecom Italia fuori dalla borsa. Il gruppo finale che nascerebbe avrebbe comunque una governance stabile, nella quale l'azionista di maggioranza, considerando anche le quote di Cdp, rimarrà comunque lo Stato italiano con un partecipazione sopra il 50%.  Il completamento dell'operazione è previsto entro la fine del 2026. "Il corrispettivo dell'offerta è altamente attraente", spiega. In denaro saranno offerti 0,167 euro per ciascuna azione di Tim portata in adesione. A questo si aggiunge una parte in titoli pari a n. 0,0218 azioni ordinarie di Poste Italiane di nuova emissione per ciascuna azione di Tim. Il corrispettivo complessivo, tra cash e azioni, "esprime una valorizzazione pari a Euro 0,635 per ciascuna azione di Tim e, pertanto, incorpora un premio pari al 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni di Tim rilevato venerdì al termine delle contrattazioni. Poste è già presente nei servizi essenziali per gli italiani. Ha una rete di 13mila uffici postali. A questi si aggiungerebbe gli oltre 4mila punti vendita Tim e una rete di 49mila partner terzi. Alla fine ci sarebbero 19 milioni di clienti digitali attivi. Ai servizi di Poste si aggiungerebbero tre asset significativi: una rete fissa e mobile di scala nazionale, una posizione preminente nelle infrastrutture cloud e data center del Paese e la capacità di offrire connettività sicura e sovrana a tutti gli stakeholders. Il commento è di Laura Serafini, Sole 24 Ore.
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Congiuntura Confcommercio, la guerra potrebbe dimezzare la crescita

L'inizio del 2026 lascia ben sperare grazie ai consumi che a febbraio mettono a segno un +1,3% mentre il Pil è a +1,4%. Valori che a marzo rallentano con un +1,1% mentre l inflazione cresce al +1,8%. Nel primo bimestre la ripresa dei consumi non è solo trainata dal cura della persona, tempo libero, turismo e la coppia elettronica di consumo e tecnologia ma anche la vendita di beni durevoli come l auto mentre l abbigliamento ferma la caduta. Questi i dati chiave dell analisi congiunturale di Confcommercio. Ora, con il conflitto si apre un nuovo capitolo per effetto degli impatti immediati sull energia e l Ufficio studi dell associazione stima un inflazione al +1,8% «un valore ancora molto gestibile e dentro i target delle autorità monetarie - segnala la nota di Confcommercio. L'aspetto preoccupante è che non può essere liquidato come un caso isolato, ovviamente. Già questo, però, avrebbe un impatto negativo sull'attività del mese di marzo che fletterebbe di un decimo di punto rispetto a febbraio. Il tendenziale del PIL di marzo sarebbe comunque sopra l 1%: ciò che comporterebbe un primo trimestre in crescita all 1% rispetto a un anno prima, un valore che non si registrava dall ultimo quarto del 2023». Per i prossimi mesi si aprono due scenari legati alla durata della crisi: nel primo i prezzi dell energia crescono del 40% per due mesi e a giugno ci sarà il ritorno del prezzo del Brent a 70 dollari il barile. Il quadro più pessimistico prevede che il costo del Brent rimanga a 100 dollari fino a dicembre. Nel primo la crescita media dei prezzi sarebbe di quattro decimi superiore, con un Pil sotto di un decimo rispetto al riferimento. Lo scenario di conflitto prolungato, invece, ridurrebbe significativamente il Pil: dalla baseline a +1% la crescita sarebbe limitata a 0,5%/0,6%, soprattutto per una minore dinamica dei consumi per via del minore reddito reale causato da un inflazione al 2,6% rispetto a una base all 1,7%. Svanirebbe, secondo Confcommercio, la ripresa dell economia italiana.  Interviene Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente Conad
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