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Podcast
Poesía sobre Palestina
By DEMOSPAZ
31
17
Poesía de poetas no palestinos que abordan y denuncian de forma crítica y solidaria las cuestiones de la ocupación colonial de Palestina y del genocidio contra el pueblo palestino de Gaza.
Poesía de poetas no palestinos que abordan y denuncian de forma crítica y solidaria las cuestiones de la ocupación colonial de Palestina y del genocidio contra el pueblo palestino de Gaza.
31 [Davide Castiglione] Ragazzo di carta
Episode in
Poesía sobre Palestina
Il ragazzo di carta*
por/by/di Davide Castiglione
La morte è più vicina del pane
(Muatseem Hateem, gazawi)
Voci che la monotonia rende tutte uguali,
sabbia che descrive il mare, voci impostate
e senza accento che commentano la morte come
farebbero con le condizioni meteo, come mai e
poi mai commenterebbero una corsa di cavalli
o una gara di motociclismo. Cosa sto cercando?
Apro e riapro la porta ma il giornale non c’è. E
come mai voglio il giornale mentre
tutto attorno crollano condomini?
Non mi è sufficiente, come lettura?
(Mahmud Darwish)
C’è un ragazzo in sella che sembra
filare ma la bici è ferma. Sono le villette
a scorrere lui
lancia giornali, che altro può fare.
Mirare alle porte di famiglie sazie…
Dovranno planare le notizie
affilate ma distorte
il meno possibile. Sulla strada
spuntano intanto ostacoli:
vecchi che attraversano
e nel farlo ci mettono secoli,
cani randagi, un carrello,
noie del genere. Il ragazzo le
scansa, centra l’ultima casa
passa di livello
muore una vita risorge una vita – ma più svelte
gli muoiono tra le mani le notizie,
morte arrivano morte alla porta di casa.
E non c’è casa che non sia l’ultima.
Paper Boy il gioco si chiamava e la trama
era una meccanica senza dramma. Era il ’98,
sedie da bar venivano disposte
intorno al mondiale. Planavano i gol
come dentro l’ovatta di una cupola
nella noia più tenue di quell’anno.
Tessuto jeans del mare, Albenga.
Tre paesi e milioni di onde cicliche dopo
che in anni farebbero anni venticinque
arriva una chiamata lo riconosco
sversare al telefono l’indicibile
colossale cogliona che è lei. Che lo ha
preso in giro, “ferito nel profondo”.
E no penso in allarme in preda
al mio orecchio interno –
si sarà liberata,
ce l’avrà fatta a discriminare
l’amore dalla sua ombra abusiva.
Resta che lui, se annusa
una memoria qualunque di loro due
in quell’idillio-confino di libri
manifesti concerti polvere
se annusa e fa per abbracciarla
non ritrova lei, non ritrova sé.
Cerca amici, incastra
parti di conforto.
Si vede mutilato. Sente solo
il moncherino del presente e la mole
del futuro premuta sul petto.
Com’è che ottant’anni di villeggiatura
ci hanno levato dalla voce leggerezza?
Ognuno porta nella pubblica piazza
la propria insufficienza.
Siccome a queste latitudini
il ragazzo di carta non parla è la risacca
o un’accidente o sono i bot
a spifferare titoli fin dentro la roulotte
NEMICO INTERNO
PROVOCAZIONE MOSTRI
SUMMIT NAZI.
Ogni famiglia che origlia sembra sazia
e non c’è noia più tenue nei giardini
con i fiori esaltati dall’afa, dalla zia,
col formicaio raso al suolo
e la talpa cacciata via.
Nella notte tutte le vacche sono nere.
Nel giorno tutte le vacche sono d’altri.
E la terra, la terra, l’acqua le case.
Saprò riconoscere, discriminare?
Nella laringe
malnutrita del Mediterraneo
il molo ha ceduto il bolo è bloccato.
E non c’è casa
che non sia l’ultima rimasta.
Tutte le strade portano al niente
non ci sono strade o le aprono
il mare carri armati Mosé e ammassano
trecento chili di detriti per metro quadro minimo.
Sopra ogni petto rimasto
scandalosamente vivo respirante straccetto.
Sopra quanto era casa e ancora lo è
notizia soppressa sfigurata.
Metterò dov’era casa
questa tenda come una croce.
Dov’era la tenda una croce.
Dov’era la croce un corpo. E prego
che ascenda, e che resti intero.
Intanto arrivano forando la rete,
la sua cupola d’ovatta certe
immagini non ritoccate –
l’effetto filtro non serve,
ragazzo di carta sei bruciato
quaranta e pulsa mila volte e
cercateci voi se davvero volete.
Siamo affondati a nessun livello
che si possa numerare
mentre hanno arruolato distorto
compresso i polmoni
lo spazio fra i sinonimi
siamo affondati così
non sappiamo discriminare
più protezione da difesa
difesa da attacco mirato
attacco mirato
da sterminio
da sterminio a peggio
peggio ancora.
*Fuente/Source/Fonte: https://www.nazioneindiana.com/2025/07/15/il-ragazzo-di-carta/
Music attribution
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WinnieTheMoog, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
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https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/Post_Apocalypse_by_WinnieTheMoog.ogg
06:00
30 [Remigio Bertolino] Campane in Val Corsaglia per Gaza/Campanas en Val Corsalla por Gaza (Italiano)
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poesia Campane in Val Corsaglia per Gaza scritta e recitata da Remigio Bertolino.
Poema Campanas en Val Corsalla por Gaza escrita y recitada por Remigio Bertolino.
CAMPANE IN VAL CORSAGLIA
Remigio Bertolino
a Giovanni che ha suonato le campane della Pra
per Gaza
I
Verso sera
mi sono aggrappato
con tutta la mia forza
alla corda della campana.
«Svegliati» le ho detto.
«È ora!»
I rintocchi volavano
sugli ultimi raggi del sole.
Accendevano le ombre
delle abetaie;
picchiavano ai vetri
delle baite abbandonate;
cercavano a valle
i cuori degli uomini.
Poi, la notte:
silenzi di rocce e pietraie.
Non là, nella terra
di lacrime e fuoco,
un tempo fiorita
dei passi di Cristo.
Là, le madri
vegliano fanciulli scheletriti
su monti di cenere.
«Su, mio amore,
più leggero di un uccellino,
dove vuoi volare?»
E, abbracciati,
non contano le stelle
– bombe!
Cieche,
rapaci,
insensate.
II
Il vento della notte
solleva in alto
la luna sull’Alpe.
Nella luce d’argento
il canto dei grilli
brilla
come grani di rosari
tra dita d’erba.
Penso ai bimbi di Gaza
senza luna,
senza sogni.
senza speranza…
“Chi asciugherà
le nostre lacrime?
Quelle nuvole di pece
– ali di pipistrello
sui nostri villaggi?
Beviamo sabbia
del deserto.
Il sole ci cuoce
il pane quotidiano
nella conca vuota
delle mani imploranti.
All’orizzonte
ronzano
insetti d’acciaio,
inalberano lunghi pungiglioni
di morte.”
III
Da giorni
guardo le Alpi
senza gioia.
Non fanno più
il girotondo
con le gonne di nebbia
il mattino.
Le fonti delle selve
singhiozzano.
Il ruscello, a valle,
va pregando
nei prati di asfodeli
azzurri.
E di notte
guardo le stelle
e penso a quelle
che si staccano
dalla volta celeste
e cadono sui vostri
villaggi indifesi,
Palestinesi.
Palle di fuoco
che i diavoli della guerra
vi sputano addosso
con le bocche
lorde di sangue.
Pra, 28 luglio 2025
03:38
29 [Maria Nadotti] Gaza: Dialogo tra un Incredulo e un sordo.
Episode in
Poesía sobre Palestina
Recitación del artículo "Gaza: Dialogo tra un incredulo e un sordo" (Gaza: Diálogo entre un incrédulo y un sordo), de Maria Nadotti, Doppiozero, 20 de mayo de 2025 (https://www.doppiozero.com/gaza-dialogo-tra-un-incredulo-e-un-sordo). Recitado en Italiano por Maurizio Montipó Spagnoli (Incrédulo) y Ester Galazzi (Sordo).
10:10
28 [Fredy Chicangana] Memoria de olivo/Memoria dell'ulivo/Memory of the Olive Tree
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema "Memoria de olivo" de Fredy Chicangana (Wiñay), poeta Quechua Yanakuna de Colombia, recitado en castellano (Fredy Chicangana), italiano e inglés (Maurizio Montipó Spagnoli).
Poesia "Memoria dell'ulivo" di Fredy Chicangana (Wiñay), poeta Quechua Yanakuna della Colombia, recitato in castigliano (Fredy Chicangana), italiano e inglés (Maurizio Montipó Spagnoli).
Poem "Memory of the Olive Tree" by Fredy Chicangana (Wiñay), Quechua Yanakuna poet from Colombia, recited in Spanish (Fredy Chicangana), Italian and English (Maurizio Montipó Spagnoli).
MEMORIA DE OLIVO
Wiñay / Fredy Chikangana
Poeta Quechua Yanakuna
(a palestina y las luchas por la tierra)
Sentados junto a la mesa y al otro lado del muro
se rocía la ensalada con aceite de olivo,
ellos se sirven sin inmutarse y mientras hablan ávidamente de
la tierra santa y de lo bella que es la vida,
retumba un pueblo bajo la caída de bombas y metales,
tiemblan las casas, se levantan los huesos de las generaciones,
el olivo se tambalea y sus raíces se aferran a la tierra mientras los
niños palestinos caen abatidos sobre el polvo y la arena del desierto,
sabio es el olivo y quisiera dar consuelo a los que sufren
pero solo tiene tiempo para olfatear el mar, recoger arena,
levantar su mirada al cielo e indagar sobre el amor y el odio,
sobre los abismos del alma humana que parece aborrecer la vida,
el olivo recoge el respirar amargo de la tierra,
la impotencia de la gente ante el silencio del mundo. En la mesa,
el olivo es rey de la palabra, es nuez y memoria, aceite que brilla y
reclama justicia para un Pueblo que solo quiere vivir en paz en
la tierra que guarda memoria de sus ancestros.
MEMORIA D’ULIVO
Wiñay / Fredy Chikangana
Poeta Quechua Yanakuna
(a Palestina e alle lotte per la terra)
Seduti attorno alla tavola e all’altro lato del muro
si condisce l’insalata con olio d’oliva,
loro si servono senza battere ciglio e mentre parlano con entusiasmo
della terra santa e di come sia bella la vita,
un popolo rimbomba scosso sotto la caduta di bombe e metalli,
tremano le case, si svegliano le ossa delle generazioni,
l’ulivo barcolla e le sue radici si aggrappano
alla terra mentre i bambini palestinesi cadono abbattuti
sulla polvere e la sabbia del deserto,
è saggio l’ulivo e vorrebbe consolare coloro che soffrono
ma ha solo il tempo di annusare il mare, raccogliere la sabbia,
alzare lo sguardo al cielo e indagare sull'amore e sull'odio,
sugli abissi dell'anima umana che sembra odiare la vita,
l'ulivo raccoglie il respiro amaro della terra,
l'impotenza del popolo di fronte al silenzio del mondo. Sulla tavola,
l'ulivo è re della parola, è noce e memoria, olio che brilla e risplende e
chiede giustizia per un popolo che vuole solo vivere in pace
nella terra che conserva la memoria dei suoi antenati.
MEMORY OF THE OLIVE TREE
Wiñay / Fredy Chikangana
Quechua Yanakuna Poet
(To Palestine and the struggles for land)
Sitting next to the table and on the other side of the wall
the salad is drizzled with olive oil,
they serve themselves without flinching, and while they talk avidly about the holy
land and the beauty of life,
a people rumbles under the fall of bombs and metal,
houses tremble, the bones of generations rise,
the olive tree staggers and its roots cling to the earth
as Palestinian children fall to their deaths on the dust and sand of the desert,
wise is the olive tree and it would like to give comfort to those who suffer
but it only has time to sniff the sea, gather sand,
lift his gaze to the sky and enquire about love and hate,
about the abysses of the human soul that seems to abhor life,
the olive tree gathers the bitter breath of the earth,
the people's helplessness before the silence of the world. On the table,
the olive tree is king of the word, it is nut and memory, oil that shines and shines
and calls for justice for a people who only want to live in peace
in the land that preserves the memory of its ancestors.
06:19
27 [Maurizio Montipó Spagnoli] Infanzia rubata/Infancia robada/Stolen Childhood
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema "Infancia robada" escrito y recitado en italiano ("Infancia rubata"), castellano ("Infancia robada") e inglés ("Stolen Childhood") por Maurizio Montipó Spagnoli.
Poem "Stolen Childhood" written and recited in Italian ("Infancia rubata"), Spanish ("Infancia robada") and English ("Stolen Childhood") by Maurizio Montipó Spagnoli.
Poesía "Infanzia rubata" scritta e recitata in italiano ("Infancia rubata"), spagnolo ("Infancia robada") ed inglese ("Stolen Childhood") da Maurizio Montipó Spagnoli.
Maurizio Montipó Spagnoli
Infanzia rubata
Qui
Nei territori occupati
E specialmente nei campi rifugiati
L’infanzia felice
é un’illusione.
La felicitá
e fors’anche l’infanzia
ce la rubano
ancor prima di nascere.
Viviamo l’infanzia
Come qualcosa di insicuro,
deperibile,
e, nel fondo del cuore
e della coscienza,
sappiamo che ce la possono
strappare.
Non siamo bambini
Solo bersagli
Forse terroristi potenziali
Corpi minacciosi
Da annientare
Ricettori delle sue pallotole.
Cosí ci vede
E ci tratta il cecchino coloniale.
Nel dubbio,
ci spara,
perché puó
e vuole farlo.
Preme il grilletto
e ci azzittisce
Anela la nostra immobilitá
La rigiditá dei nostri cadaveri
Perforati
Dalle sue pallotole.
Nel nostro inframondo
Occupato
Siamo pesci subaquei
delle fosse oceaniche
che nessuno vede e
rimpiange
quando ci annientano.
Quí non ci sono diritti
Non c’è futuro
Nè speranza.
Solo oppressione,
e per molti di noi,
la morte
violenta
ingiusta
e prematura,
il destino di convertirci
in lacrime
lutti
e funerali.
L'obitorio della Palestina
occupata
non smette
di partorire
bambini
avvolti nei
sudari,
che tu regali
generosamente
ai nostri genitori.
Maurizio Montipó Spagnoli
Infancia robada
Aquí
En los territorios ocupados
Y especialmente en los campos de refugiados
La infancia feliz
es una ilusión.
La felicidad
y puede que también la infancia
nos la roban
antes incluso de nacer.
Vivimos la infancia
Como algo inseguro,
efímero,
y, en el fondo del corazón
y de la conciencia,
sabemos que nos la pueden
arrancar.
No somos niños
Solo dianas
Puede que terroristas potenciales
Cuerpos amenazantes
Para aniquilar
Receptores de sus balas.
Así nos ve
Y nos trata el francotirador colonial.
Ante la duda,
nos dispara,
porque puede
y quiere hacerlo.
Aprieta el gatillo
y nos silencia
Anhela nuestra inmovilidad
La rigidez de nuestros cadáveres
Perforados
Por sus balas.
En nuestro inframundo
Ocupado
Somos peces subacuáticos
de las fosas oceánicas
que nadie ve
y lamenta
cuando nos aniquilan.
Aquí no hay derechos
No hay futuro
Ni esperanza.
Sólo opresión
y para muchos de nosotros
la muerte
violenta
injusta
y prematura,
el destino de convertirnos
en lágrimas
luto
y funerales.
El tanatorio de la Palestina
ocupada
no cesa
de parir
niños
envueltos
en sudarios,
que tú regalas
generosamente
a nuestros padres.
Maurizio Montipó Spagnoli
Stolen childhood
Here
In the occupied territories
And especially in refugee camps
Happy childhood
is an illusion
Happiness
and childhood perhaps
is taken away from us
Even before we are born.
We live childhood
As something insecure,
perishable,
and, deep in our hearts
and conscience,
we know that it can be
ripped away from us.
We are not children
Just targets
Potential terrorists, maybe
Threatening bodies
To annihilate
Recipients of his bullets.
This is how the colonial sniper sees
And treats us.
In case of doubt,
he shoots us,
because he can
and wants to.
He pulls the trigger
and makes us silent
He longs for our immobility
The rigidity
of our corpses
pierced
by his bullets.
In our Occupied underworld
We are underwater fish
from the oceanic depths
that no one sees
and regrets
when we are annihilated.
There are no rights here
There is no future
Nor hope.
Only oppression,
and for many of us,
a violent
unjust
and untimely
death,
the fate of converting us
into tears
mourning
and funerals.
The morgue
of occupied Palestine
does not stop
giving birth
to children
wrapped in
shrouds,
your generous gift
for our parents.
11:27
26 [José Ángel Fernández] El clamor de las flores (Wayuunaiki-Castellano)
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema "El clamor de las flores" escrito y recitado por su autor José Ángel Fernández en los idioma Wayuunaiki deñ pueblo Wayuu de la peninsula Colombiano-Venezolana de Guajira.
SUCHUUNAJALA TÜ WUNU'USIIKALÜIRUA
por José Ángel Fernández (idioma Wayuunaiki)
Nnojotsü eee'in kasa pansaakaa akuwa'ipa
sulu'u tü anaskaa mmapa'a atamüinree
su'wanajaayain kasuutotkoo süsirumashe sütüna Kaasa
süka ashaa ashorottinnakaa.
Ja'ijaasü tüü kaasakalüirua mmapa'a atamüinree
sütoutajeeinjatkaa süliyo'u Kaasa.
Nnojotsü eein wanee awalaajia
wanaakaa sümaa nojutü na asirüükanairua.
Noojotsü eein kasa pansaakaa akuwa'ipa,
aka ayatüinya tü wunu'usiikalüirua suchuntuin aitu'umüin:
"Wachuntaka wapushuwa'a su'ulaanüin oulia
outiraain tü pawalaawasükalüirua".
¡Nütüjaa oo'ulu Ma'leiwan!
EL CLAMOR DE LAS FLORES
por José Ángel Fernández (idioma castellano)
No hay razón en este bello universo
para cambiar el cielo blanco
de la Franja de Gaza
por un chorro de sangre.
No hay suficientes gasas
para cubrir las heridas de Gaza.
No hay indemnización alguna
que supla la vida de los caídos.
No hay razón,
porque las flores siguen clamando al cielo:
"Todas pedimos por el cese
de la masacre entre hermanos".
¡Por Dios!
José Ángel Fernández Wuliana (Pueblo Wayuu), nace en la Laguna del Pájaro, Guajira venezolana el 23 de enero de 1961. Magister en Antropología. Mención Antropolingüística por la Universidad del Zulia, Maracaibo, Venezuela. Hablante y traductor en su lengua materna, el wayuunaiki (idioma guajiro). Miembro honorario de la Asociación de Escritores en Lenguas Indígenas de México. D.F. y de la Asociación Internacional para el Diálogo Multicultural Lameladivetro (Lamanzanadevidrio) así mismo como su representante ante la Nación Wayuu colombo-venezolana. Génova, Italia. Ganador del IV Premio Continental de Literatura «Canto de América» en Lenguas Indígenas. Homenaje póstumo al Maestro Carlos Montemayor. México. D.F, 2012. Con la obra poética en formato bilingüe wayuu-castellano: Jayeechiirua jee Apalaairua nümüinjatü chi Uuchi Laülaakai – Cantos y Dones al Cerro Mayor. Ha publicado los siguientes poemarios en formato bilingüe wayuu-castellano: Iitakaa – La totuma. 1993; Nünüiki ka’ikai – Lenguaje del sol. 2007; Jayeechiirua jee Ojutuuirua sümüinjatü tü Eiikaa Mma.-Cantos y Pagamentos a la Madre Tierra. 2006. Foto del autor: Urimare Victoria Rodríguez. (Fuente: https://www.abisiniareview.com/camino-de-los-wayuu-vivos-supune-wayuu-katoulu/)
01:40
25[Arabella Salaverry] Bombarderos
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema de Arabella Salaverry, "Bombarderos".
Arabella Salaverry es una escritora y actriz costarricense. Recibió el Premio Nacional de Cultura Magón 2021, y el Premio Nacional de Literatura Aquileo J. Echeverría 2016 - rama cuento y 2019 - rama poesía. Estudió en México, Venezuela, Guatemala y Costa Rica. Publica en editoriales nacionales y en España: tres novelas, tres libros de cuentos y doce poemarios. Su obra presente ha sido traducida a diversos idiomas y publicada en periódicos, revistas, blogs literarios y antologías en Costa Rica, y en Europa y Asia. Ocupó la Presidencia y la Vicepresidencia de la ACE (Asociación Costarricense de Escritoras), y es editora de Mujeres poetas de Costa Rica 1980-2020, antología bilingüe. Coordina el grupo de Poetas Palabras Viajeras. Invitada a encuentros y festivales nacionales e internacionales de escritores. Ha sido jurado en concursos de dramaturgia, poesía y narrativa. Participa como actriz y directora en múltiples montajes para teatro, radio y largo-metrajes y cortos cinematográficos. Instructora en seminarios y talleres de comunicación e imagen y creación literaria. Es comentarista en el medio digital La Revista CR. arabella.salaverry@gmail.com
Bombarderos
En la ciudad del desierto
trocamos los pájaros
Ahora el cielo oscurece
Su desnuda claridad con los misiles
Ya no hay alas bordeando el horizonte
En la ciudad del desierto
anulamos los pájaros
Solo un resplandor de plata que encandila
Solo el ardiente estallido de las bombas
usurpa el espacio destinado al vuelo de los pájaros
En la ciudad del desierto
con la misma dedicación golosa
sacrificamos pájaros
asesinamos niños y mujeres
Y nos desinfectamos las manos
00:51
24 [ArabellaSalaverry] Vivir en Gaza, morir en Gaza.
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema "Vivir en Gaza, morir en Gaza" de Arabella Salaverry.
Arabella Salaverry es una escritora y actriz costarricense. Recibió el Premio Nacional de Cultura Magón 2021, y el Premio Nacional de Literatura Aquileo J. Echeverría 2016 - rama cuento y 2019 - rama poesía. Estudió en México, Venezuela, Guatemala y Costa Rica. Publica en editoriales nacionales y en España: tres novelas, tres libros de cuentos y doce poemarios. Su obra presente ha sido traducida a diversos idiomas y publicada en periódicos, revistas, blogs literarios y antologías en Costa Rica, y en Europa y Asia. Ocupó la Presidencia y la Vicepresidencia de la ACE (Asociación Costarricense de Escritoras), y es editora de Mujeres poetas de Costa Rica 1980-2020, antología bilingüe. Coordina el grupo de Poetas Palabras Viajeras. Invitada a encuentros y festivales nacionales e internacionales de escritores. Ha sido jurado en concursos de dramaturgia, poesía y narrativa. Participa como actriz y directora en múltiples montajes para teatro, radio y largo-metrajes y cortos cinematográficos. Instructora en seminarios y talleres de comunicación e imagen y creación literaria. Es comentarista en el medio digital La Revista CR. arabella.salaverry@gmail.com
Vivir en Gaza, morir en Gaza
"Es como ser una sombra de su propio cuerpo; pegado al suelo, imposible liberarse. Te ves a ti mismo tendido pero eres incapaz de llenar esa sombra de vida". Palabras de un adolescente de 17 años prisionero en una cárcel israelí.
Ser una sombra
una sombra que acompaña al cuerpo
una sombra que se arrastra y repta
por el suelo pegajoso
por los charcos de sangre
Ser una sombra que el dolor desborda
acucioso, punzante
Y desde afuera
con mirada aterida te contemplas
mientras el dolor incontenido
traspasa las fronteras de la sombra
Ser el dolor
la ausencia de agua
la ausencia de la vida
la presencia de tanques de escombros
y la muerte
La presencia de los tábanos merodeando tu sombra
La compasión ausente
la humanidad ausente
Ser un país expuesto a la metralla
un país que se desangra vivo
en las venas despedazadas de tus hijos
¿Cómo no llorarte Gaza, con lágrima impotente
hasta que los ojos ardan
en la verde comodidad de mi rutina?
01:51
23 [ArabellaSalaverry] La Franja de Gaza
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema "La Franja de Gaza" de Arabella Salaverry.
Arabella Salaverry es una escritora y actriz costarricense. Recibió el Premio Nacional de Cultura Magón 2021, y el Premio Nacional de Literatura Aquileo J. Echeverría 2016 - rama cuento y 2019 - rama poesía. Estudió en México, Venezuela, Guatemala y Costa Rica. Publica en editoriales nacionales y en España: tres novelas, tres libros de cuentos y doce poemarios. Su obra presente ha sido traducida a diversos idiomas y publicada en periódicos, revistas, blogs literarios y antologías en Costa Rica, y en Europa y Asia. Ocupó la Presidencia y la Vicepresidencia de la ACE (Asociación Costarricense de Escritoras), y es editora de Mujeres poetas de Costa Rica 1980-2020, antología bilingüe. Coordina el grupo de Poetas Palabras Viajeras. Invitada a encuentros y festivales nacionales e internacionales de escritores. Ha sido jurado en concursos de dramaturgia, poesía y narrativa. Participa como actriz y directora en múltiples montajes para teatro, radio y largo-metrajes y cortos cinematográficos. Instructora en seminarios y talleres de comunicación e imagen y creación literaria.
Es comentarista en el medio digital La Revista CR. arabella.salaverry@gmail.com
La Franja de Gaza
Hoy he visto como extraían
a un niño de entre los escombros
He oído voces en idiomas ajenos
comprendidas desde el dolor y la desgracia
mientras misiles cercanos replican
el sonido que produce la muerte
He visto manos sangrantes cavando un rescate
de un niño de meses escasos cubierto de ignominia
He visto el dolor arrastrándose
desgarrando pieles y tendones
He visto esas sangrantes manos
escarbando de entre piedras y arenas blancas
para devolver la vida un cuerpo diminuto
Los niños no. Por favor los niños no
Porque la inocencia desbordará ríos de odio
Torrentes de venganza
Porque si fuese mi hijo el rescatado
Y aún no siéndolo
vislumbro
la rabia el dolor de pecho a pedazos desmembrado
las lágrimas que se acomodan dentro
Son tan hondas las compuertas por donde mana el odio
que no las cerrarán ni con todas las muertes que junten en sus vidas
01:29
22_[Maurizio Montipó Spagnoli]El Ocupante Colonial y el Genocidio/The Colonial Occupier and Genocide.
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema "El Ocupante Colonial y el Genocidio" escrito y recitado en castellano, inglés e italiano por Maurizio Montipó Spagnoli.
El ocupante colonial y el genocidio
Por Maurizio Montipó Spagnoli
I
En su tierra,
que no en la tuya,
pues la ocupaste
¿Te acuerdas de 1948 y 1967?
subyugas
dominas
y explotas
al pueblo indígena.
Deniegas sus
derechos humanos
fundamentales.
Con armas imperiales
amenazas la paz
y la seguridad
internacional.
Te delatas
ocupante colonial
con incesantes
acciones
armadas
y medidas represivas.
Al pueblo originario
impides ejercer y lograr
pacífica
y libremente
su derecho
a la libre determinación,
y completa independencia.
Separaste a Gaza
de Cisjordania.
A Gaza la sometes a un
bloqueo total de tierra, mar y
aire desde 17 años.
Hacinas sus habitantes
refugiados
En un gueto
Ahora inerme
Ante el furor del genocidio.
Divides y separas
a la tierra ocupada
y a sus habitantes.
Socavas intencionadamente
cualquier posibilidad
de contigüidad,
comunicación, unión
e integridad territorial
del pueblo ocupado.
El vergonzoso muro del apartheid,
serpentea
ilegal e interminable
sobre la libertad quebrada,
roba la tierra
muele la esperanza
cuece el odio
segrega y separa
a los vecinos de los vecinos
a los padres de los hijos,
al matrimonio de los invitados
al funeral del luto
al amor del abrazo
al pastor y al rebaño del pasto
al pan de la boca
al campesino de sus olivos
a los pueblos y a las ciudades
de otros pueblos y ciudades.
Zonas A, B y C
malogradamente acordadas,
el queso gruyere
de la Cisjordania ocupada,
Tarjetas verdes denegadas,
Tanques y camionetas blindadas,
Excavadoras voraces
Demoliendo viviendas y hogares,
Registros nocturnos de
Familias y hogares desvelados
y humillados,
arrestos y detenciones administrativas arbitrarias,
Drones de ruido lacerante
Volando sobre el infierno,
Rifles semi-automáticos,
Alambre de espinas y
puestos de control innumerables,
confiscan, secuestran y consumen las horas
de la vida y la conciencia ocupada
en esperas arbitrarias,
indecibles
y lacerantes.
Un infierno de
asentamientos y colonos ilegales
armados, violentos, agresivos,
arrogantes e impunes
por doquiera defiende
tu ejército ocupante.
Los colonos
Reciben subvenciones y armas
Mientras viajan en las carreteras y autopistas
sólo para ciudadanos israelíes
que construiste
en la tierra robada.
Los habitáculos de sus coches,
La velocidad,
El asfalto,
Los guardarráiles,
Placas del coche de otro color
Les liberan de
ver o cruzarse con los oprimidos.
Si acaso los verán ganarse el pan
Construyendo por cuatro duros
sus asentamientos ilegales
en las colinas.
II
A la gente
del pueblo nativo
le aplicas
distinciones
exclusiones
restricciones
y preferencias
que, basándose en
su identidad, lengua, religión
y pertenencia racial, étnica o nacional
tienen el propósito
o el efecto
de anular
o socavar
el reconocimiento
goce o
ejercicio,
en condiciones de
igualdad,
de sus derechos humanos
y libertades fundamentales
en todos los sectores de
su vida
política
económica
social
y cultural.
Escribiste
sobre la piel
y la conciencia
de los ocupados
manuales de dolor,
limpieza étnica,
apartheid
y genocidio.
III
Le impusiste, en 1948,
el trauma
de la Nakba,
su expulsión masiva,
la limpieza étnica
la eliminación de
su grupo étnico
por parte del tuyo
cuando
adquiriste
a la fuerza
el control
de su territorio.
Desencadenaste
la purga sistemática
de la población civil
palestina,
con el fin de obligarla a
abandonar sus territorios
ancestrales.
Hiciste étnicamente homogéneo,
el territorio
que llamaste
tu estado
usando la fuerza
y la intimidación,
para desplazar o eliminar
al pueblo autóctono
«indeseable».
Los expulsaste
de su tierra
para asentar a los tuyos.
IV
Instauraste un régimen de apartheid
en los territorios ocupados.
Primero, negaste al pueblo ocupado
el derecho a la vida y a la libertad de la persona.
-Matando a miembros de su grupo.
-Infligiéndoles graves daños físicos y mentales.
-Vulnerando su libertad y dignidad,
sometiéndoles a tortura o tratamientos y castigos
crueles, inhumanos y degradantes.
- Practicando detenciones y encarcelamientos arbitrarios e ilegales.
Segundo,
llegaste a imponer deliberadamente
al pueblo ocupado
condiciones de vida calculadas
para causar su destrucción física total o parcial.
Tercero,
adoptaste medidas legales y administrativas
calculadas para impedir o restringir
la participación del pueblo ocupado
en la vida política, social,
económica y cultural del país
y creaste condiciones que impiden
su pleno desarrollo,
negando a los miembros de su grupo
derechos humanos y libertades básicas como:
- el derecho al trabajo,
- a formar sindicatos reconocidos,
- a la educación
- a salir y volver libremente a su país,
- el derecho a tener una nacionalidad y un pasaporte,
- la libertad de movimiento y residencia,
- la libertad de expresión y opinión,
- la libertad de reunión pacífica y asociación.
Cuarto,
Adoptaste medidas destinadas
a dividir la población sobre bases raciales,
construyendo un vergonzoso muro de segregación
y forzando los miembros del grupo ocupado
a vivir concentrados en pueblos y ciudades cercadas y asfixiadas,
rodeadas como guetos
por el muro de separación, el ejército ocupante,
los puestos de control, los colonos hostiles y sus asentamientos ilegales.
Hiciste de su vida una prisión interminable
que encadena hasta sus almas.
Expropiaste sin rémoras la tierra y la propiedad del pueblo ocupado
Llenando su tierra de asentamientos ilegales
y privándoles de su ecosistema vital y recursos naturales.
Quinto,
Explotaste el trabajo de los miembros del pueblo ocupado.
Sexto,
Perseguiste a todas
las personas y organizaciones
que se oponen a tu apartheid,
privándoles de derechos y libertades fundamentales.
V
Llegaste al franco genocidio.
Omitiste prevenir y castigar y,
como política y práctica sistemática de estado,
cometiste graves violaciones de la Convención de
Naciones Unidas para la Prevención y
la Sanción del Delito de Genocidio
contra el pueblo palestino de Gaza.
Si antes
corrías impune,
ocupante ilegal beligerante,
por las praderas
de los crímenes de guerra
y de lesa humanidad,
el 7 de octubre de 2023
trasgrediste el umbral del genocidio,
donde mora la intención de destruir total o parcialmente
a un grupo nacional, étnico, racial o religioso
como tal.
Tus cargos
son irrefutables:
Repetidas y vociferantes expresiones
de incitación directa y pública al genocidio
por tus gobernantes,
oficiales públicos y jefes militares.
Asesinato masivo, repetido y sistemático
de los miembros del pueblo palestino de Gaza,
en su mayoría niños y mujeres.
Daños físicos y mentales sistemáticos
a toda la población palestina de Gaza
Infligiste de forma deliberada a toda
la población palestina de Gaza
condiciones de vida calculadas para provocar
su destrucción física total o parcial como grupo
y, en particular,
no te escondas o mientas,
sabes que lo has hecho:
En primer lugar,
expulsaste a toda la población de Gaza de sus hogares,
provocaste su desplazamiento forzado,
y destruiste a gran escala
sus hogares y áreas residenciales.
En segundo lugar,
Privaste a toda la población palestina de Gaza
del acceso a alimentos y agua adecuados.
Tercero,
Privaste a toda la población palestina de Gaza
de una atención médica adecuada
(destruyendo de forma sistemática y calculada
su sistema sanitario, matando al personal médico
y privándoles de suministros médicos).
Cuarto,
Privaste a un pueblo entero
de acceso adecuado a la vivienda,
la ropa, la higiene y el saneamiento.
Quinto,
Destruiste la vida
del pueblo palestino en Gaza
en todas sus facetas.
Último y no por importancia,
Impusiste medidas que impiden
los nacimientos en el seno del grupo palestino
y dañan gravemente
a la salud reproductiva y a la vida
de las madres y de sus niños.
Y mientras tanto,
no previenes ni castigas
a los responsables de actos criminales
que ocurren bajo tu atenta mirada:
El genocidio,
La conspiración para cometer genocidio;
La incitación directa y pública a cometer genocidio
La tentativa de cometer genocidio
Y la complicidad en el genocidio
En este poema,
¡No quedas absuelto
ocupante colonial!
Tú pierdes.
Poem "The Colonial Occupier and Genocide" written and recited in Spanish English and Italian by by Maurizio Montipó Spagnoli.
The Colonial Occupier and Genocide
By Maurizio Montipó Spagnoli
I
On their land,
and not on yours,
for you occupied it
Do you remember 1948 and 1967?
you subjugate
dominate
and exploit
the indigenous people.
Their fundamental
human rights
you deny.
With imperial weapons
you threaten
international peace
and security.
You give yourself away
colonial occupant
with incessant
armed actions
and repressive
measures.
You prevent
the indigenous people
them from peacefully
and freely
exercising and achieving
their right
to self-determination,
and full independence.
You separated Gaza
from the West Bank.
You have been subjecting Gaza to a
total land, sea and air blockade
for 17 years.
You cram
its refugee inhabitants
in a ghetto
Now defenseless
Before the fury of genocide.
You divide and separate
the occupied land
and its inhabitants.
You intentionally undermine
any possibility
of contiguity,
communication, union
and territorial integrity
for the occupied people.
The shameful apartheid wall
snakes
illegal and endless
on the broken freedom,
steals land
grinds hope
bakes hatred
segregates and separates
neighbors from neighbors
parents from children,
marriage from guests
the funeral from the mourning
love from embrace
shepherd and flock from their pasture
bread from mouth
farmers from their olive trees
villages and cities
from other villages and cities.
A, B and C zones
unhappily agreed upon,
the occupied West Bank
shaped like a gruyere cheese,
Green cards denied,
Tanks and armored vehicles,
Voracious bulldozers
Demolishing houses and homes,
Nighttime searches of sleepless
and humiliated families and homes,
arbitrary arrests and administrative detentions,
Drones screeching with lacerating noise
flying over hell,
Semi-automatic rifles,
Barbed wire and
countless checkpoints
seize, abduct and consume the hours
of occupied life and consciousness
in arbitrary,
unspeakable
and lacerating
waits.
A hell of
settlements and illegal settlers
armed, violent, aggressive,
arrogant and unpunished
everywhere defends
your occupying army.
The settlers
receive subsidies and weapons
While traveling on the roads and highways
for Israeli citizens only
that you built
on stolen land.
The cabins of their cars,
The speed,
The asphalt,
The guardrails
Car plates of another color
Relieve them from
seeing or meeting the oppressed.
If at all, they will see them earning their bread
While building for four bucks
their illegal settlements
on the hills.
II
To those belonging to the
indigenous people
you apply
distinctions
exclusions
restrictions
and preferences
that, on the basis of
identity, language, religion,
and racial, ethnic or national belonging,
have the purpose
or the effect
of nullifying
or impairing
the recognition
enjoyment or
exercise,
on an equal footing,
of their human rights
and fundamental freedoms
in all areas of
their political,
economic,
social
and cultural life.
You wrote
on the skin
and conscience
of the occupied people
textbooks of pain,
ethnic cleansing,
apartheid,
and genocide.
III
You imposed on them,
in 1948,
the trauma
of the Nakba,
their mass expulsion,
their ethnic cleansing,
the elimination of
their ethnic group
by yours,
when
you forcibly
took over
control
of their territory.
You unleashed
the systematic purge
of the Palestinian civilian population,
in order to force them
out of their ancestral land.
You made
the territory
that you called
your state
ethnically homogeneous,
by using force
and intimidation,
to remove members
of the "undesirable"
indigenous people.
You expelled them
out of their land
to settle your people.
IV
You installed an apartheid regime
in the occupied territories.
First, you denied the occupied people
the right to life and liberty of the person.
-By killing members of their group.
- Inflicting severe physical and mental harm on them.
- Violating their freedom and dignity,
subjecting them to torture
or cruel, inhuman and degrading treatment and punishment.
- Practicing arbitrary and illegal arrests and imprisonment.
Second,
you went so far as to deliberately impose
on the occupied people
living conditions calculated
to cause their total or partial physical destruction.
Third,
You adopted legal and administrative measures
calculated to prevent or restrict
the participation of the occupied people
in the political, social, economic and
cultural life of the country
and created conditions that impede
their full development
by denying to the members of their group
human rights and basic freedoms such as:
- the right to work,
- to form recognized trade unions,
- to education
- the right to leave and return freely to their country,
- the right to have a nationality and a passport,
- freedom of movement and residence,
- freedom of expression and opinion,
- freedom of peaceful assembly and association.
Fourth,
You adopted measures aimed at
dividing the population on a racial basis,
building a shameful segregation wall
and forcing members of the occupied group
to live concentrated in enclosed and suffocated villages and cities,
surrounded like ghettos
by the separation wall, the occupying army,
checkpoints, hostile settlers and their illegal settlements.
You turned their life into a never ending prison
that chains even their souls.
You expropriated without hesitation
the land and property of the occupied people,
filling their land with illegal settlements
and depriving them of their vital ecosystem and natural resources.
Fifth,
You exploited the labor of the members of the occupied people.
Sixth,
You persecuted all
people and organizations
who oppose your apartheid,
depriving them of fundamental
rights and freedoms.
V
You went as far as outright genocide.
You omitted to prevent and punish and committed,
as a matter of systematic state policy and practice,
grave violations of the United Nations
Convention on the Prevention and Punishment of
the Crime of Genocide,
against the Palestinian people of Gaza.
If you used to
run unpunished,
illegal belligerent occupier,
through the meadows
of war crimes
and crimes against humanity,
on October 7, 2023
you trespassed the threshold of genocide,
where there dwells the intention to destroy
in whole or in part a national, ethnic, racial
or religious group, as such.
Your charges
are indisputable:
Your rulers,
public officials and military leaders
ranting repeated and vociferous expressions
of direct and public incitement to genocide.
Repeated and systematic mass killing
of members of the Palestinian people of Gaza,
mostly children and women.
Systematic physical and mental harm
to the entire Palestinian population of Gaza.
You deliberately inflicted
on the entire Palestinian population of Gaza
living conditions calculated to bring about
their total or partial physical destruction as a group
and, in particular,
don't hide or lie,
you know that you did it:
First,
You forced the entire
Gaza population out of their homes,
had them forcibly displaced,
and destroyed their residential buildings
and areas on a massive scale.
Second,
You deprived the entire Palestinian population
of Gaza of adequate access to food and water.
Third,
You deprived
the entire Palestinian population of Gaza
of access to adequate medical care
(by destroying their health system
on a systematic and calculated form,
killing the medical personnel and
depriving them of medical supplies).
Fourth,
You deprived an entire people
of access to adequate housing,
clothing, hygiene and sanitation.
Fifth,
You destroyed all forms
of Palestinian life in Gaza.
Last but not least,
You imposed measures
intended to prevent births
within the Palestinian group
and seriously harming
the reproductive health and life
of mothers and children.
Meanwhile, you fail to prevent
and punish those responsible of criminal acts
occurring under your attentive gaze:
Genocide;
Conspiracy to commit genocide;
Direct and public incitement to commit genocide;
Attempt to commit genocide;
And complicity in genocide.
In this poem,
You don’t go unpunished,
colonial occupier!
You lose.
Poesia "L'Occupante Colonial e il Genocide" scritta e recitata in castigliano, inglese ed italiano da Maurizio Montipó Spagnoli.
L’occupante coloniale e il genocidio
di Maurizio Montipó Spagnoli
I
Nella loro terra,
E non certo nella tua,
quella che hai occupato
Ti ricordi nel 1948 e nel 1967?
Soggioghi
domini
e sfrutti
il popolo indigeno.
Revochi i loro
diritti umani
fundamentali.
Con armi imperiali
minacci la pace
e la sicurezza internazionale.
Ti smascheri
occupante coloniale
con incessanti
azioni
armate
e misure repressive.
Impedisci
Che il popolo originario
eserciti ed ottenga
in modo pacifico
e libero
il suo diritto
di autodeterminazione
e piena indipendenza.
Separasti Gaza
dalla Cisgiordania.
Da 17 anni a questa parte
stringi Gaza con un blocco totale
per terra, aria e mare.
Come sardine ammassi
i suoi abitanti
rifugiati
in un ghetto
ora indifeso
dinnanzi
alla furia del genocidio.
Dividi e separi
la terra occupata
e i suoi abitanti.
Mini intenzionalmente
qualsiasi possibilità
di contiguità
comunicazione, unità
e integrità territoriale
del popolo occupato.
Il vergognoso muro dell'apartheid,
serpeggia
illegale e senza fine
sulla libertà spezzata,
ruba la terra
macina la speranza
cuoce l'odio
segrega e separa
i vicini dai vicini
i genitori dai figli
il matrimonio dagli invitati
il funerale dal lutto
l'amore dall'abbraccio
il pastore e il gregge dal pascolo
il pane dalla bocca
il contadino dai suoi ulivi
i paesi e le città
da altre paesi e città.
Zone A, B e C
mal concordate,
il formaggio gruviera
della Cisgiordania occupata,
Carte verdi negate,
Carri armati e mezzi corazzati,
Bulldozer voraci
demoliscono case e abitazioni,
Perquisizioni notturne di
famiglie e case insonni
e umiliate,
Arresti arbitrari e detenzioni amministrative,
Droni dal rumore lacerante
che sorvolano l'inferno,
Fucili semiautomatici,
Filo spinato e
innumerevoli posti di blocco,
confiscano, sequestrano, e consumano le ore
della vita e della coscienza occupata
in attese arbitrarie,
indicibili
e laceranti.
Un inferno di
insediamenti e coloni illegali
armati, violenti, aggressivi,
arroganti e impuniti
ovunque difende
il tuo esercito occupante.
I coloni
Ricevono sussidi e armi
Mentre viaggiano sulle strade e autostrade
solo per cittadini israeliani
che hai costruito
sulla terra rubata.
Gli abitacoli delle loro auto,
La velocità,
L'asfalto,
I guardrail,
Le targhe delle auto di colore diverso
li liberano dal
vedere o incontrare gli oppressi.
Semmai li vedranno guadagnarsi da vivere
mentre costruiscono per due soldi
i loro insediamenti illegali
sulle colline.
II
Alla gente
del popolo nativo
applichi
distinzioni
esclusioni
restrizioni
e preferenze
che, sulla base della loro
identità, lingua, religione
ed appartenenza razziale, etnica o nazionale
hanno lo scopo
o l'effetto
di annullare
o minare
il riconoscimento
godimento o
esercizio,
in condizioni d'uguaglianza,
dei loro diritti umani
e delle libertà fondamentali
in tutte le sfere della
loro vita
politica
economica
sociale
e culturale.
Hai scritto
sulla pelle
e la coscienza
degli occupati
manuali di dolore,
pulizia etnica,
apartheid
e genocidio.
III
Gli hai imposto, nel 1948,
il trauma
della Nakba,
la loro espulsione di massa,
la pulizia etnica
l'eliminazione del
loro gruppo etnico
da parte del tuo
quando
acquisisti
con la forza
il controllo
del loro territorio.
Hai scatenato
l'epurazione sistematica
della popolazione civile
palestinese,
al fine di costringerli a
a lasciare i loro territori
ancestrali.
Hai reso etnicamente omogeneo,
il territorio
che chiami
il tuo Stato
usando la forza
e l'intimidazione,
per spostare o eliminare
il popolo indigeno
"indesiderabile".
Li hai espulsi
dalla loro terra
per insediare il tuo popolo.
IV
Hai instaurato un regime di apartheid
nei territori occupati.
In primo luogo,
hai negato al popolo occupato
il diritto alla vita e alla libertà della persona.
-Uccidendo membri del loro gruppo.
-Infliggendo loro gravi danni fisici e mentali.
-Violando la loro libertà e dignità,
sottoponendoli a tortura o a trattamenti
e punizioni crudeli, inumani e degradanti,
e con un sistema di arresti, detenzioni
e reclusioni arbitrarie ed illegali.
Secondo,
in modo doloso e deliberato
ti sei spinto fino ad imporre
al popolo occupato
condizioni di vita destinate
a causare la sua distruzione fisica,
totale o parziale.
Terzo,
hai adottato misure legali ed amministrative
destinate a impedire o limitare
la partecipazione del popolo occupato
alla vita politica, sociale,
economica e culturale del Paese,
ed hai creato condizioni che impediscono
il loro pieno sviluppo,
negando ai membri del loro gruppo
diritti umani e libertà fondamentali come
- il diritto al lavoro,
- di formare sindacati riconosciuti,
- all'istruzione,
- il diritto di lasciare e tornare liberamente nel proprio Paese,
- il diritto di avere una nazionalità e un passaporto,
- la libertà di movimento e di residenza,
- la libertà di espressione e di opinione,
- la libertà di riunione pacifica e di associazione.
Quarto,
Adottasti misure volte
a dividere la popolazione su basi razziali,
costruendo un vergognoso muro di segregazione
e costringendo i membri del gruppo occupato
a vivere concentrati in paesi e città
chiuse e soffocate,
circondate come ghetti
dal muro di separazione,
dall'esercito occupante,
dai posti di blocco, dai coloni ostili
e dai loro insediamenti illegali.
Hai trasformato la loro vita
in una prigione senza fine
che incatena anche le loro anime.
Hai espropriato, senza remora alcuna,
la terra e le proprietà del popolo occupato,
riempiendo le loro terre con insediamenti illegali
e privandoli del loro ecosistema vitale
e delle loro risorse naturali.
Quinto,
Hai sfruttato il lavoro dei membri del popolo occupato.
Sesto,
Hai perseguitato
tutte le persone e organizzazioni
che si oppongono alla tua apartheid,
privandoli dei loro diritti
e delle loro libertà fondamentali.
V
Ti sei spinto fino a un vero e proprio genocidio.
Hai omesso di prevenire e punire e,
come politica e pratica statale sistematica,
hai commesso
contro il popolo palestinese di Gaza
gravi violazioni della Convenzione
delle Nazioni Unite
per la Prevenzione e la Repressione
del Crimine di Genocidio.
Se prima
correvi impunemente,
occupante illegale belligerante,
nelle praterie
dei crimini di guerra
e dei crimini contro l'umanità,
il 7 ottobre del 2023
hai oltrepassato la soglia del genocidio,
dove risiede l'intenzione di distruggere,
in tutto o in parte, un gruppo nazionale,
etnico, razziale o religioso,
in quanto tale.
I tuoi capi d'accusa
sono inconfutabili:
Espressioni ripetute e vociferanti
di incitamento diretto e pubblico al genocidio
da parte dei tuoi governanti,
funzionari pubblici e leader militari.
Assassinio di massa, ripetuto e sistematico
dei membri del popolo palestinese di Gaza,
in maggioranza bambini e donne.
Danni fisici e mentali sistematici
all'intera popolazione palestinese di Gaza.
Hai inflitto volontariamente all'intera
popolazione palestinese di Gaza
condizioni di vita volte a provocare
la loro distruzione fisica, totale o parziale,
come gruppo e, in particolare,
non nasconderti e non mentire,
sai di averlo fatto:
In primo luogo,
hai espulso
l'intera popolazione di Gaza
dalle proprie case,
hai causato il loro sfollamento forzato,
ed hai distrutto su vasta scala
le loro case e le loro aree residenziali.
In secondo luogo,
hai privato l'intera popolazione palestinese di Gaza
dell'accesso a cibo ed acqua adeguati.
Terzo,
Hai privato l'intera popolazione palestinese di Gaza
di assistenza sanitaria adeguata
(distruggendo in modo sistematico e calcolato
il loro sistema sanitario,
uccidendo il personale medico
e privandoli di medicine e forniture mediche).
Quarto,
Hai lasciato un popolo intero
senza alcun accesso adeguato all'alloggio,
all'abbigliamento, all'igiene e ai servizi igienici.
Quinto,
Hai distrutto le vita
del popolo palestinese di Gaza
in tutte le sue sfaccettature.
Ultimo e non meno importante,
Hai imposto misure che impediscono
le nascite all'interno del gruppo palestinese
e danneggiano gravemente
la salute riproduttiva e la vita
delle madri e dei loro figli.
E nel frattempo,
non previeni ne' punisci
i responsabili di atti criminali
che avvengono sotto il tuo sguardo vigilante:
il genocidio;
l’intesa mirante a commettere genocidio;
l’incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio;
il tentativo di genocidio; e
la complicità nel genocidio.
In questa poesía,
non sei assolto
occupante coloniale!
Tu perdi.
45:18
21 [Sabitha Satchi] Abandoned / (Poema) abandonado / (Poesia) abbandonata
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poem "Abandoned" by Sabitha Satchi, Indian poet of Malayalam and English language, in the original English version and translated into Spanish, Italian (Maurizio Montipó Spagnoli) and Farsi (Farzaneh). Recited by the author in English, by Maurizio Montipó Spagnoli in Spanish and Italian, and in Farsi by Farzaneh.
Abandoned
Sabitha Satchi
This poem is abandoned
This poem does not bear witness
This poem does not ponder why
This poem faces a wall of darkness
This poem does not bake bread
This poem is abandoned
This poem is made of trash
This poem looks for words
This poem is tuned to Al Jazeera
This poem reads Countercurrents
This poem does not treat the wounded
This poem is abandoned
This poem signs petition after petition
This poem marches on streets far away
This poem waits for the Eid moon-slice
This poem, quiet and unnoticed, dies
This poem smells of pigeon poop
This poem does not deliver a bomb
This poem does not break its fast in Rafah
This poem does not slake the thirst of Gaza
This poem is abandoned.
Poema "abandonado" de la poeta India de idioma Malayalam e Inglés, Sabitha Satchi en versión original inglés y traducido al castellano, italiano (Maurizio Montipó Spagnoli) y Farsi (Farzaneh). Recitan la propia autora, en inglés, Maurizio Montipó Spagnoli en castellano e italiano, y Farzaneh en Farsi.
(Un poema) abandonado
Sabitha Satchi
Traducido al castellano por Maurizio Montipó Spagnoli
Este poema está abandonado
Este poema no da un testimonio
Este poema no se pregunta por qué
Este poema se asoma a un muro de oscuridad
Este poema no hornea el pan
Este poema está abandonado
Este poema está hecho de basura
Este poema busca palabras
Este poema se retransmite en Al Jazeera
Este poema lee las contra corrientes
Este poema no atiende a los heridos
Este poema está abandonado
Este poema firma una petición tras otra
Este poema marcha en calles lejanas
Este poema espera el cuarto de luna del Eid
Este poema, silencioso y desapercibido, muere
Este poema huele a caca de paloma
Este poema no entrega bombas
Este poema no rompe su ayuno en Rafah
Este poema no apaga la sed de Gaza
Este poema está abandonado.
Poesia "abbandonata" della poeta Indiana di lingua Malayalam e Inglese Sabitha Satchi, nella versione originale inglese e tradotta in castigliano, italiano (Maurizio Montipó Spagnoli) e Farsi (Farzaneh). Recitano la autrice in inglese, Maurizio Montipó Spagnoli in castigliano ed italiano, e Farzaneh in Farsi.
(Una poesía) abbandonata
Sabitha Satchi
Tradotto in italiano d Maurizio Montipó Spagnoli
Questa poesia è abbandonata
Questa poesia non offre una testimonianza
Questa poesia non si domanda perchè
Questa poesia si affaccia su un muro di oscurità
Questa poesia non cuoce il pane nel forno
Questa poesia è abbandonata
Questa poesia è fatta di spazzatura
Questa poesia cerca le parole
Questa poesia si trasmette su Al Jazeera
Questa poesía legge le controcorrenti
Questa poesía non presta soccorso ai feriti
Questa poesia è abbandonata
Questa poesia firma una petizione dopo l’altra
Questa poesia marcia in strade lontane
Questa poesia aspetta il cuarto di luna dell’Eid e
Questa poesia, in silenzio e senza farsi notare, muore
Questa poesia puzza di merda di piccione
Questa poesia non consegna bombe
Questa poesia non rompe il suo digiuno a Rafah
Questa poesia non appaga la sete di Gaza
Questa poesia è abbandonata.
Poema/poem “Abandonado” “Abandoned” por/by Sabitha Satchi
Traducido/Translated en/into Farsi por/by Farzaneh
سبکبال
شاعر سابیتا ساتچی
خوانش و برگردان فرزانه
این شعر رها و آزاد شده است
این شعر دلیلی برای راستی است
این شعر به چرایی نمی اندیشد
این شعر رو به دیواری از تاریکی است
این شعر برای پول نیست
این شعر رها و آزاد شده است
این شعر از نیشکرهای سوخته ساخته شده است
این شعر به دنبال واژه هاست
این شعر با شبکه خبری الجزیره تنظیم شده است
این شعر جریان های متضاد را می خواند
این شعر درمانگر زخم خوردگان نیست
این شعر رها و آزاد شده است
این شعر دادخواست پس از دادخواست را امضا میکند
این شعر در خیابان ها برای مسافتی دور رژه می رود
این شعر در انتظار عید شق القمر است
این شعر ،بدون سر و صدا و جلب توجه، می میرد
این شعر بوی مدفوع کبوتر می دهد
این شعر بمب پرتاپ نمی کند
07:39
20 [Freddy Ortiz Nishihara] En solidaridad con Palestina
Episode in
Poesía sobre Palestina
Freddy Ortiz Nishihara, poeta peruano, de descendencia peuano-japones-inca, dedica al pueblo palestino el poema "En solidaridad con Palestina".
En solidaridad con Palestina
Esta es una mesa solitaria
Es el alma vacía
del llanto
Tantas veces apagado
Por metralla sionista
Es ese rincón
Más oscuro
El Medio Oriente
Destruido
En una lagrima
En mis llantos
Esparcidos como cuerpos
Fantasmas
Cantando a la esperanza.
Ese Medio Oriente
Y los fantasmas del pasado
Apareciéndole a pocos
Con la fortaleza
Y el coraje de
Liberar
La paz y los sueños
Contra los demonios infinitos
Contra los demonios
Del infierno
Blandiendo
Falsas espadas oscuras,
Oscuras, pintadas
De la estrella de Sion.
Porque sin luchas
No hay victorias
Sin sueños
No hay esperanzas
Y sin esperanzas
Jamás se logrará
El regreso.
Porque Palestina es
Y será
Un mañana
Invencible
Porque los que tenemos
Corazón
Abrimos
La vista del alma
Y nos lanzamos.
Hablar
frente a la muralla
Negra y oscura del sionismo
Frente al terrible infierno
Que nos abre la lucha
Por la libertad
La lucha
Por la paz.
La galera
Es el infierno
Que quema nuestras almas
Es el infierno sionista
Que viola nuestras almas
Sin ningún tipo de
conmiseración
Y destruye el camino de vida.
Pero nosotros
Saltamos
desde el aire
Y seguimos caminando
¡Porque somos Palestina!
Freddy Ortiz Nishihara
Lima, Perú, 01-08-2024
02:31
19 [Joselyn Michelle Almeida] Llamada urgente a una madre.
Episode in
Poesía sobre Palestina
JOSELYN MICHELLE ALMEIDA
LLAMADA URGENTE A UNA MADRE (1)
Antes de seguir con la colada,
dices como para consolarme
que siempre han sucedido cosas,
que el Sendero de las Lágrimas
es tan largo como kilómetros
existen en la tierra para andar,
que siempre habrá caminantes.
Puede que sea verdad, madre.
Insisto, esta vez es diferente.
Con la ley de todas las naciones
se dijo después de aquel holocausto,
el crimen perpetrado por el Reich:
Nunca más a la matanza por ser de otra etnia,
adorar otros dioses, o amar distinto.
Nunca más a imponer condiciones de extinción
con violencia sobre otro grupo humano.
Nunca más a la lesión grave contra la integridad
física o mental de sus miembros.
Nunca más al genocidio.
El ayer se ha vuelto ahora en Gaza.
La lira lo recuerda y lo denuncia
por el bombardeo de los hogares,
por la hambruna de niños y adultos,
por el abandono de madres como tú
para impedir los nacimientos,
por ellas que desangran después del parto,
por los bebés que nacen para morir,
por los que sufren cirugía sin anestesia,
por los enfermos muriendo en pasillos
sin que nadie limpie los gusanos en sus heridas,
por la violación de hombres y mujeres,
por el exterminio de las familias,
por la destrucción de mezquitas, hospitales,
bibliotecas, universidades y escuelas,
por la asolación de los huertos y cultivos,
por pudrir el mar para envenenar el agua.
Ha nacido Herr Sion, madre,
y con él «la intención de destruir,
total o parcialmente, a un grupo
nacional, étnico, racial o religioso»,
pasando de definición a delito,
el genocidio en Gaza, Palestina.
Los drones, la inteligencia artificial,
conforman una fábrica de asesinato
masivo e indiscriminado. Vigilan
a toda persona y niño las 24 horas,
presas letalmente perseguidas
hasta el terror de ser otro cadáver
en la necrópolis de 40,000 muertos,
15,000 de ellos niños.1
Escribir esto en un poema
no es lírico, algunos dirán,
pero el cielo ya no es cielo
ni las mariposas son libres
en las pupilas sangrantes
de los cuerpos bajo los escombros,
de los que huyen quebrantados
hacia un mañana inseguro.
Cuál el canto el de los pájaros
si las cenizas ahogan el aire
junto al hedor de los muertos
y no hay manantiales claros.
De callarme todo esto, madre,
mi silencio encubriría a Herr Sion,
el verdugo que hoy sacrifica a Palestina,
y con ella, nos mata a la humanidad.
Joselyn Michelle Almeida, Madrid 2024
(1) Ver "Intervención de Maurizio Montipo Spagnoli" en Mesa Redonda: Mujeres, paz y protección a la infancia, Canal UNED. https://canal.uned.es/series/65cdd40c429cb20eb63eacc3
04:11
18 [Rafael Pañeda, 2009] Para Gaza
Episode in
Poesía sobre Palestina
Para Gaza (enero 2009)
Ni Homero ni David cantarán vuestras hazañas bélicas
¡César, fuego!
Niño ¿qué hace tu cadáver entre los escombros?
Niña… jamás ya mujer/hombre,
no juegues ahí entre obuses; pepinos de mayores.
A ti, vosotros, convidado daño colateral: central
A ti, carne rasgada.
Alma súbita,
carne prolija de estadística.
A ti, enterrado por decreto sumarísimo.
A ti, ser sorprendido entre geopolíticas.
A ti, víctima de tantos y cuántos.
Suerte malhadada en noticia
de volátiles memorias, duelos,
fotografías rayo en internet,
menos en aquellos que os amaron, conocieron,
bien conscientes de tu ser,
ahora rotos por la muerte mal llamada,
maltraída, en su versión más asesina.
Para ti, mi respeto,
Para vosotros, un beso
y llévaselo también al niño aquél de Auschwitz
que te espera…
Y que algunos descendientes han deshonrado en tu piel.
Rafael Pañeda Reinlein.
Cooperante español en Palestina 2008-2013.
Del poemario “Silencios de poeta en Jerusalem)
02:08
17 [Ángel Larramendi Mecías] La guerra.
Episode in
Poesía sobre Palestina
La guerra
De un golpe brutal rompe
la noche,
y no hay tiempo para
despedidas.
Caen pétalos, máscaras,
higos;
el corazón es otra bomba
de reloj.
Pétalos yacen sobre
montañas de huesos y
cenizas
mientras alguien habla de
poesía
y mi voz golpea las puertas
incitando al combate.
Los ángeles han cortado
sus orejas,
Y las guitarras se levantan
anunciando el nacimiento.
No ha amanecido
Esto no es como jugar al
ajedrez
Es muy tarde para ser Dios
y el ruiseñor anida en las
rocas.
Mañana encenderemos el
fuego,
nuestra será la victoria.
Fuente:
https://www.lajiribilla.cu/poemas-a-palestina/
01:25
16 [Luisa Oneida Landín] Poemas por la paz.
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poemas Por la paz
Pesadilla
¿Cómo partir en paz y sin
tristeza?
Gibrán Kalil Gibrán
yo iba por la calle
sin rumbo
con mi niño en brazos
huyendo de los estallidos
de la gente
de la oscura gruta de la
muerte
yo iba por un túnel
interminable
con mi niño en brazos
apretado a mí
bajo las bombas
por las calles rojizas
yo iba apretando la vida
por los desiertos caminos
de mi abuelo.
iba a solas, hablando a
solas…
no sé qué cosas en voz alta
pisaba las hojas
minúsculas historias que el
viento deshace.
yo iba hablando a solas con
toda la luna a pleno día
miraba mis uñas, las venas
de mis manos
la punta
angosta de los años
navegaba
perdida
acostumbrada a robarle el
ancla al vendedor
de los
sueños.
yo rumiaba palabras,
sangraba sucesos
y era noviembre y no llovía
y absolutamente nada
iba conmigo.
Un sueño con Gibrán
Vamos Gibrán, levantemos
la piedra
sobre otra piedra
y otra
su desnudo pie en
el aire
vamos con poco equipaje
y la frente hirsuta
no necesitamos más que esa
luz
y una paloma sin miedo a las
alturas.
Fuente:
https://www.lajiribilla.cu/poemas-por-la-paz/
04:38
15 [Pierre Bernet] Poema por Palestina.
Episode in
Poesía sobre Palestina
Poema Por
Palestina
Suelen ser las primaveras
reinas de las flores
una fiesta para las abejas
que gustosas
liban néctares
endulzando los paladares
con sus mieles.
Sin embargo, en ocasiones
hace el hombre de las
primaveras
bancos de sal y ácido
con hedores de carne
chamuscada.
Hoy por ejemplo lanzaron
bombas en Gaza
y muchos padres perdieron
a sus hijos
y muchos hijos quedaron
huérfanos.
Con seguridad allí no
existirán flores
ni abejas
sus habitantes no
disfrutarán esta estación
del año
—quién sabe hasta cuándo—
porque la metralla
convirtió el paisaje
en indefinida noche.
Fuente:
https://www.lajiribilla.cu/poema-por-palestina/
03:10
14 [Karel Leyva Ferrer] A Palestina.
Episode in
Poesía sobre Palestina
A Palestina
Sobre el escombro y la
sangre
bajo la niebla del fósforo
asesino
hay una voz que lucha
que persiste en alzarse
quince lustros después de
inaugurada la ignominia.
Cada día la muerte se ha
cebado
con la apatía y la
complicidad
de esta urbana ceguera,
laberintico byte en el que
se agota Heba Abu Nada,
los desmembrados cuerpos
de la infancia,
el ojo acusador
y la esperanza de un camino
a
Rafah, a Jericó, a Gaza,
Nablus, Jerusalén,
Tiberias, Haifa
libre al fin del temor
libre y en calma.
Fuente: https://www.lajiribilla.cu/a-palestina/
02:38
13 [Fidel Antonio Orta] Arde la Franja.
Episode in
Poesía sobre Palestina
Arde la Franja
Acaba de morir un niño.
Yace vertical bajo la sed de
metales puntiagudos. Dios
no pudo hacer nada. Había
bombas en el cielo. Bombas
en la tierra. Bombas en el
agua turbia de la costa…
Columnas de humo nublan
con miedo todos los puntos
del paisaje. Ojos sin
refugio. Sangre
trasladando camillas.
Cadáveres envolviendo
sábanas. ¿Alguien me
escucha? Gritos blancos.
Gritos negros. Madres que
ahora se han quedado
huérfanas de hijos
¡Silencio! La voz del tiempo
convoca a la oración. Pero
el niño no deja de mirarme.
Acaba de morir un niño. La
prensa dice que es
palestino. Dice después que
nadie lo conoce. Dice más
tarde que tiene siete años.
Dios no pudo hacer nada. A
esa hora la intemperie
cargaba sobre su espalda
fragmentos de escuelas,
mezquitas y hospitales…
Arde la Franja. Veo cenizas
sosteniendo ataúdes. Veo
la boca abierta de los
techos. ¿Alguien me
escucha? Ruinas.
Escombros. Bultos de
hambre. Hasta los olivos se
han quedado sin memoria
¡Silencio! La voz del tiempo
convoca a la oración. Pero
el niño no deja de mirarme.
Acaba de morir un niño. Su
escaso llanto perfora la
distancia. Maldiciones.
Rezos en fuga. Falsas
treguas acribillando el
amor. Dios no pudo hacer
nada. Sombras con tijeras
eran las dueñas del
espacio… Ciudades, aldeas,
campamentos y túneles
acumulan el espanto de
remotas tinieblas. ¿Alguien
me escucha? Brazos mudos,
ciegos, sordos. Brazos
sordos, mudos, ciegos.
Basta ya de truenos.
Vengan cantos, vengan
parques, vengan azules los
pájaros del sol. ¡Silencio!
La voz del tiempo convoca a
la oración. Pero el niño no
deja de mirarme.
La Habana, Cuba, 21 de
noviembre de 2023.
Fuente:
https://www.lajiribilla.cu/arde-la-franja/
08:04
12 [Luís Paz] El poder y la ambición.
Episode in
Poesía sobre Palestina
El poder y la ambición
—Reina la desproporción
de una secta egocentrista
bajo la égida egoísta
del poder y la ambición.
Hambre, guerra, destrucción,
terrorismo universal
y muerte circunstancial
por factores prevenibles,
son las huellas más terribles
de la injusticia social.
—¿Por qué, en lugar de salvar
la vida en cualquier nación
el hombre inventa un avión
con el poder de matar?
El mundo fuera un lugar
libre de pobres y hambrientos,
si se usara en alimentos
una mitad aunque sea
del dinero que se emplea
en fabricar armamentos.
—La guerra —trágica empresa
urdida en mortal enjambre—
mata al hambriento, no al
hambre,
y al pobre, no a la pobreza.
Los hombres con la impureza
de fatales desaciertos,
minan los pechos abiertos
de los pueblos masacrados
para quedar separados
por un abismo de muertos.
—A diario se puede ver
la retroalimentación
horrible de la ambición
de riqueza y de poder:
los fuertes quieren tener
todo cuanto el mundo encierra,
la ambición genera guerra,
esta en odio se convierte,
y el odio siembra la muerte
y el terror sobre la tierra.
—Condenemos la avaricia
de unos cuantos poderosos
que ajan inescrupulosos
el reino de la justicia.
Llegue la equidad propicia
para que el mundo en cuestión,
sea una sola nación
viviendo en la misma casa
sin arder sobre la brasa
del poder y la ambición.
Solo entonces
Cuando acabe la rabia
enceguecida
por el polvo de muchas
ignorancias,
cuando acaben las balas, las
distancias,
los azotes absurdos a la vida,
cuando nadie disfrute la
embestida
que acorrala al hermano, ni
haya ventas
de refugios con lecho de
tormentas
hollinando la voz de cada
aurora,
cuando se oiga el gemido del que
llora
y el auxilio no empiece a sacar
cuentas,
cuando tengan las horas el
abrazo
al alcance de todos los afectos,
cuando el odio se quede sin
proyectos,
y al rencor se le dé el último
plazo
para ser desterrado en el ocaso
sin derecho al sarcasmo ni a la
herida,
cuando quede el insulto sin
guarida,
y al llamado del bien canten los
bronces…
entonces… solo entonces…
SOLO ENTONCES
EL MUNDO TENDRÁ PAZ Y LARGA
VIDA.
Fuente: https://www.lajiribilla.cu/el-poder-y-la-ambicion/
03:46
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