¡Disfruta de 1 año de Premium al 25% de dto! ¡Lo quiero!
Poesía sobre Palestina
Podcast

Poesía sobre Palestina

31
17

Poesía de poetas no palestinos que abordan y denuncian de forma crítica y solidaria las cuestiones de la ocupación colonial de Palestina y del genocidio contra el pueblo palestino de Gaza.

Poesía de poetas no palestinos que abordan y denuncian de forma crítica y solidaria las cuestiones de la ocupación colonial de Palestina y del genocidio contra el pueblo palestino de Gaza.

31
17

31 [Davide Castiglione] Ragazzo di carta

Il ragazzo di carta* por/by/di Davide Castiglione La morte è più vicina del pane (Muatseem Hateem, gazawi) Voci che la monotonia rende tutte uguali, sabbia che descrive il mare, voci impostate e senza accento che commentano la morte come farebbero con le condizioni meteo, come mai e poi mai commenterebbero una corsa di cavalli o una gara di motociclismo. Cosa sto cercando? Apro e riapro la porta ma il giornale non c’è. E come mai voglio il giornale mentre tutto attorno crollano condomini? Non mi è sufficiente, come lettura? (Mahmud Darwish) C’è un ragazzo in sella che sembra filare ma la bici è ferma. Sono le villette a scorrere lui lancia giornali, che altro può fare. Mirare alle porte di famiglie sazie… Dovranno planare le notizie affilate ma distorte il meno possibile. Sulla strada spuntano intanto ostacoli: vecchi che attraversano e nel farlo ci mettono secoli, cani randagi, un carrello, noie del genere. Il ragazzo le scansa, centra l’ultima casa passa di livello muore una vita risorge una vita – ma più svelte gli muoiono tra le mani le notizie, morte arrivano morte alla porta di casa. E non c’è casa che non sia l’ultima. Paper Boy il gioco si chiamava e la trama era una meccanica senza dramma. Era il ’98, sedie da bar venivano disposte intorno al mondiale. Planavano i gol come dentro l’ovatta di una cupola nella noia più tenue di quell’anno. Tessuto jeans del mare, Albenga. Tre paesi e milioni di onde cicliche dopo che in anni farebbero anni venticinque arriva una chiamata lo riconosco sversare al telefono l’indicibile colossale cogliona che è lei. Che lo ha preso in giro, “ferito nel profondo”. E no penso in allarme in preda al mio orecchio interno – si sarà liberata, ce l’avrà fatta a discriminare l’amore dalla sua ombra abusiva. Resta che lui, se annusa una memoria qualunque di loro due in quell’idillio-confino di libri manifesti concerti polvere se annusa e fa per abbracciarla non ritrova lei, non ritrova sé. Cerca amici, incastra parti di conforto. Si vede mutilato. Sente solo il moncherino del presente e la mole del futuro premuta sul petto. Com’è che ottant’anni di villeggiatura ci hanno levato dalla voce leggerezza? Ognuno porta nella pubblica piazza la propria insufficienza. Siccome a queste latitudini il ragazzo di carta non parla è la risacca o un’accidente o sono i bot a spifferare titoli fin dentro la roulotte NEMICO INTERNO PROVOCAZIONE MOSTRI SUMMIT NAZI. Ogni famiglia che origlia sembra sazia e non c’è noia più tenue nei giardini con i fiori esaltati dall’afa, dalla zia, col formicaio raso al suolo e la talpa cacciata via. Nella notte tutte le vacche sono nere. Nel giorno tutte le vacche sono d’altri. E la terra, la terra, l’acqua le case. Saprò riconoscere, discriminare? Nella laringe malnutrita del Mediterraneo il molo ha ceduto il bolo è bloccato. E non c’è casa che non sia l’ultima rimasta. Tutte le strade portano al niente non ci sono strade o le aprono il mare carri armati Mosé e ammassano trecento chili di detriti per metro quadro minimo. Sopra ogni petto rimasto scandalosamente vivo respirante straccetto. Sopra quanto era casa e ancora lo è notizia soppressa sfigurata. Metterò dov’era casa questa tenda come una croce. Dov’era la tenda una croce. Dov’era la croce un corpo. E prego che ascenda, e che resti intero. Intanto arrivano forando la rete, la sua cupola d’ovatta certe immagini non ritoccate – l’effetto filtro non serve, ragazzo di carta sei bruciato quaranta e pulsa mila volte e cercateci voi se davvero volete. Siamo affondati a nessun livello che si possa numerare mentre hanno arruolato distorto compresso i polmoni lo spazio fra i sinonimi siamo affondati così non sappiamo discriminare più protezione da difesa difesa da attacco mirato attacco mirato da sterminio da sterminio a peggio peggio ancora. *Fuente/Source/Fonte: https://www.nazioneindiana.com/2025/07/15/il-ragazzo-di-carta/ Music attribution Attribution WinnieTheMoog, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons File URL https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/82/Post_Apocalypse_by_WinnieTheMoog.ogg
Art and literature 2 months
0
0
8
06:00

30 [Remigio Bertolino] Campane in Val Corsaglia per Gaza/Campanas en Val Corsalla por Gaza (Italiano)

Poesia Campane in Val Corsaglia per Gaza scritta e recitata da Remigio Bertolino. Poema Campanas en Val Corsalla por Gaza escrita y recitada por Remigio Bertolino. CAMPANE IN VAL CORSAGLIA Remigio Bertolino a Giovanni che ha suonato le campane della Pra per Gaza I Verso sera mi sono aggrappato con tutta la mia forza alla corda della campana. «Svegliati» le ho detto. «È ora!» I rintocchi volavano sugli ultimi raggi del sole. Accendevano le ombre delle abetaie; picchiavano ai vetri delle baite abbandonate; cercavano a valle i cuori degli uomini. Poi, la notte: silenzi di rocce e pietraie. Non là, nella terra di lacrime e fuoco, un tempo fiorita dei passi di Cristo. Là, le madri vegliano fanciulli scheletriti su monti di cenere. «Su, mio amore, più leggero di un uccellino, dove vuoi volare?» E, abbracciati, non contano le stelle – bombe! Cieche, rapaci, insensate. II Il vento della notte solleva in alto la luna sull’Alpe. Nella luce d’argento il canto dei grilli brilla come grani di rosari tra dita d’erba. Penso ai bimbi di Gaza senza luna, senza sogni. senza speranza… “Chi asciugherà le nostre lacrime? Quelle nuvole di pece – ali di pipistrello sui nostri villaggi? Beviamo sabbia del deserto. Il sole ci cuoce il pane quotidiano nella conca vuota delle mani imploranti. All’orizzonte ronzano insetti d’acciaio, inalberano lunghi pungiglioni di morte.” III Da giorni guardo le Alpi senza gioia. Non fanno più il girotondo con le gonne di nebbia il mattino. Le fonti delle selve singhiozzano. Il ruscello, a valle, va pregando nei prati di asfodeli azzurri. E di notte guardo le stelle e penso a quelle che si staccano dalla volta celeste e cadono sui vostri villaggi indifesi, Palestinesi. Palle di fuoco che i diavoli della guerra vi sputano addosso con le bocche lorde di sangue. Pra, 28 luglio 2025
Art and literature 4 months
0
0
12
03:38

29 [Maria Nadotti] Gaza: Dialogo tra un Incredulo e un sordo.

Recitación del artículo "Gaza: Dialogo tra un incredulo e un sordo" (Gaza: Diálogo entre un incrédulo y un sordo), de Maria Nadotti, Doppiozero, 20 de mayo de 2025 (https://www.doppiozero.com/gaza-dialogo-tra-un-incredulo-e-un-sordo). Recitado en Italiano por Maurizio Montipó Spagnoli (Incrédulo) y Ester Galazzi (Sordo).
Art and literature 8 months
0
0
18
10:10

28 [Fredy Chicangana] Memoria de olivo/Memoria dell'ulivo/Memory of the Olive Tree

Poema "Memoria de olivo" de Fredy Chicangana (Wiñay), poeta Quechua Yanakuna de Colombia, recitado en castellano (Fredy Chicangana), italiano e inglés (Maurizio Montipó Spagnoli). Poesia "Memoria dell'ulivo" di Fredy Chicangana (Wiñay), poeta Quechua Yanakuna della Colombia, recitato in castigliano (Fredy Chicangana), italiano e inglés (Maurizio Montipó Spagnoli). Poem "Memory of the Olive Tree" by Fredy Chicangana (Wiñay), Quechua Yanakuna poet from Colombia, recited in Spanish (Fredy Chicangana), Italian and English (Maurizio Montipó Spagnoli). MEMORIA DE OLIVO Wiñay / Fredy Chikangana Poeta Quechua Yanakuna (a palestina y las luchas por la tierra) Sentados junto a la mesa y al otro lado del muro se rocía la ensalada con aceite de olivo, ellos se sirven sin inmutarse y mientras hablan ávidamente de la tierra santa y de lo bella que es la vida, retumba un pueblo bajo la caída de bombas y metales, tiemblan las casas, se levantan los huesos de las generaciones, el olivo se tambalea y sus raíces se aferran a la tierra mientras los niños palestinos caen abatidos sobre el polvo y la arena del desierto, sabio es el olivo y quisiera dar consuelo a los que sufren pero solo tiene tiempo para olfatear el mar, recoger arena, levantar su mirada al cielo e indagar sobre el amor y el odio, sobre los abismos del alma humana que parece aborrecer la vida, el olivo recoge el respirar amargo de la tierra, la impotencia de la gente ante el silencio del mundo. En la mesa, el olivo es rey de la palabra, es nuez y memoria, aceite que brilla y reclama justicia para un Pueblo que solo quiere vivir en paz en la tierra que guarda memoria de sus ancestros.   MEMORIA D’ULIVO Wiñay / Fredy Chikangana Poeta Quechua Yanakuna (a Palestina e alle lotte per la terra) Seduti attorno alla tavola e all’altro lato del muro si condisce l’insalata con olio d’oliva, loro si servono senza battere ciglio e mentre parlano con entusiasmo della terra santa e di come sia bella la vita, un popolo rimbomba scosso sotto la caduta di bombe e metalli, tremano le case, si svegliano le ossa delle generazioni, l’ulivo barcolla e le sue radici si aggrappano alla terra mentre i bambini palestinesi cadono abbattuti sulla polvere e la sabbia del deserto, è saggio l’ulivo e vorrebbe consolare coloro che soffrono ma ha solo il tempo di annusare il mare, raccogliere la sabbia, alzare lo sguardo al cielo e indagare sull'amore e sull'odio, sugli abissi dell'anima umana che sembra odiare la vita, l'ulivo raccoglie il respiro amaro della terra, l'impotenza del popolo di fronte al silenzio del mondo. Sulla tavola, l'ulivo è re della parola, è noce e memoria, olio che brilla e risplende e chiede giustizia per un popolo che vuole solo vivere in pace nella terra che conserva la memoria dei suoi antenati.   MEMORY OF THE OLIVE TREE Wiñay / Fredy Chikangana Quechua Yanakuna Poet (To Palestine and the struggles for land) Sitting next to the table and on the other side of the wall the salad is drizzled with olive oil, they serve themselves without flinching, and while they talk avidly about the holy land and the beauty of life, a people rumbles under the fall of bombs and metal, houses tremble, the bones of generations rise, the olive tree staggers and its roots cling to the earth as Palestinian children fall to their deaths on the dust and sand of the desert, wise is the olive tree and it would like to give comfort to those who suffer but it only has time to sniff the sea, gather sand, lift his gaze to the sky and enquire about love and hate, about the abysses of the human soul that seems to abhor life, the olive tree gathers the bitter breath of the earth, the people's helplessness before the silence of the world. On the table, the olive tree is king of the word, it is nut and memory, oil that shines and shines and calls for justice for a people who only want to live in peace in the land that preserves the memory of its ancestors.
Art and literature 1 year
0
0
17
06:19

27 [Maurizio Montipó Spagnoli] Infanzia rubata/Infancia robada/Stolen Childhood

Poema "Infancia robada" escrito y recitado en italiano ("Infancia rubata"), castellano ("Infancia robada") e inglés ("Stolen Childhood") por Maurizio Montipó Spagnoli. Poem "Stolen Childhood" written and recited in Italian ("Infancia rubata"), Spanish ("Infancia robada") and English ("Stolen Childhood") by Maurizio Montipó Spagnoli. Poesía "Infanzia rubata" scritta e recitata in italiano ("Infancia rubata"), spagnolo ("Infancia robada") ed inglese ("Stolen Childhood") da Maurizio Montipó Spagnoli. Maurizio Montipó Spagnoli Infanzia rubata Qui Nei territori occupati E specialmente nei campi rifugiati L’infanzia felice é un’illusione. La felicitá e fors’anche l’infanzia ce la rubano ancor prima di nascere. Viviamo l’infanzia Come qualcosa di insicuro, deperibile, e, nel fondo del cuore e della coscienza, sappiamo che ce la possono strappare. Non siamo bambini Solo bersagli Forse terroristi potenziali Corpi minacciosi Da annientare Ricettori delle sue pallotole. Cosí ci vede E ci tratta il cecchino coloniale. Nel dubbio, ci spara, perché puó e vuole farlo. Preme il grilletto e ci azzittisce Anela la nostra immobilitá La rigiditá dei nostri cadaveri Perforati Dalle sue pallotole. Nel nostro inframondo Occupato Siamo pesci subaquei delle fosse oceaniche che nessuno vede e rimpiange quando ci annientano. Quí non ci sono diritti Non c’è futuro Nè speranza. Solo oppressione, e per molti di noi, la morte violenta ingiusta e prematura, il destino di convertirci in lacrime lutti e funerali. L'obitorio della Palestina occupata non smette di partorire bambini avvolti nei sudari, che tu regali generosamente ai nostri genitori. Maurizio Montipó Spagnoli Infancia robada Aquí En los territorios ocupados Y especialmente en los campos de refugiados La infancia feliz es una ilusión. La felicidad y puede que también la infancia nos la roban antes incluso de nacer. Vivimos la infancia Como algo inseguro, efímero, y, en el fondo del corazón y de la conciencia, sabemos que nos la pueden arrancar. No somos niños Solo dianas Puede que terroristas potenciales Cuerpos amenazantes Para aniquilar Receptores de sus balas. Así nos ve Y nos trata el francotirador colonial. Ante la duda, nos dispara, porque puede y quiere hacerlo. Aprieta el gatillo y nos silencia Anhela nuestra inmovilidad La rigidez de nuestros cadáveres Perforados Por sus balas. En nuestro inframundo Ocupado Somos peces subacuáticos de las fosas oceánicas que nadie ve y lamenta cuando nos aniquilan. Aquí no hay derechos No hay futuro Ni esperanza. Sólo opresión y para muchos de nosotros la muerte violenta injusta y prematura, el destino de convertirnos en lágrimas luto y funerales. El tanatorio de la Palestina ocupada no cesa de parir niños envueltos en sudarios, que tú regalas generosamente a nuestros padres. Maurizio Montipó Spagnoli Stolen childhood Here In the occupied territories And especially in refugee camps Happy childhood is an illusion Happiness and childhood perhaps is taken away from us Even before we are born. We live childhood As something insecure, perishable, and, deep in our hearts and conscience, we know that it can be ripped away from us. We are not children Just targets Potential terrorists, maybe Threatening bodies To annihilate Recipients of his bullets. This is how the colonial sniper sees And treats us. In case of doubt, he shoots us, because he can and wants to. He pulls the trigger and makes us silent He longs for our immobility The rigidity of our corpses pierced by his bullets. In our Occupied underworld We are underwater fish from the oceanic depths that no one sees and regrets when we are annihilated. There are no rights here There is no future Nor hope. Only oppression, and for many of us, a violent unjust and untimely death, the fate of converting us into tears mourning and funerals. The morgue of occupied Palestine does not stop giving birth to children wrapped in shrouds, your generous gift for our parents.
Art and literature 1 year
1
0
44
11:27

26 [José Ángel Fernández] El clamor de las flores (Wayuunaiki-Castellano)

Poema "El clamor de las flores" escrito y recitado por su autor José Ángel Fernández en los idioma Wayuunaiki deñ pueblo Wayuu de la peninsula Colombiano-Venezolana de Guajira. SUCHUUNAJALA TÜ WUNU'USIIKALÜIRUA por José Ángel Fernández (idioma Wayuunaiki) Nnojotsü eee'in kasa pansaakaa akuwa'ipa sulu'u tü anaskaa mmapa'a atamüinree su'wanajaayain kasuutotkoo süsirumashe sütüna Kaasa süka ashaa ashorottinnakaa. Ja'ijaasü tüü kaasakalüirua mmapa'a atamüinree sütoutajeeinjatkaa süliyo'u Kaasa. Nnojotsü eein wanee awalaajia wanaakaa sümaa nojutü na asirüükanairua. Noojotsü eein kasa pansaakaa akuwa'ipa, aka ayatüinya tü wunu'usiikalüirua suchuntuin aitu'umüin: "Wachuntaka wapushuwa'a su'ulaanüin oulia outiraain tü pawalaawasükalüirua". ¡Nütüjaa oo'ulu Ma'leiwan! EL CLAMOR DE LAS FLORES por José Ángel Fernández (idioma castellano) No hay razón en este bello universo para cambiar el cielo blanco de la Franja de Gaza por un chorro de sangre. No hay suficientes gasas para cubrir las heridas de Gaza. No hay indemnización alguna que supla la vida de los caídos. No hay razón, porque las flores siguen clamando al cielo: "Todas pedimos por el cese de la masacre entre hermanos". ¡Por Dios! José Ángel Fernández Wuliana (Pueblo Wayuu), nace en la Laguna del Pájaro, Guajira venezolana el 23 de enero de 1961. Magister en Antropología. Mención Antropolingüística por la Universidad del Zulia, Maracaibo, Venezuela. Hablante y traductor en su lengua materna, el wayuunaiki (idioma guajiro). Miembro honorario de la Asociación de Escritores en Lenguas Indígenas de México. D.F. y de la Asociación Internacional para el Diálogo Multicultural Lameladivetro (Lamanzanadevidrio) así mismo como su representante ante la Nación Wayuu colombo-venezolana. Génova, Italia. Ganador del IV Premio Continental de Literatura «Canto de América» en Lenguas Indígenas. Homenaje póstumo al Maestro Carlos Montemayor. México. D.F, 2012. Con la obra poética en formato bilingüe wayuu-castellano: Jayeechiirua jee Apalaairua nümüinjatü chi Uuchi Laülaakai – Cantos y Dones al Cerro Mayor. Ha publicado los siguientes poemarios en formato bilingüe wayuu-castellano: Iitakaa – La totuma. 1993; Nünüiki ka’ikai – Lenguaje del sol. 2007; Jayeechiirua jee Ojutuuirua sümüinjatü tü Eiikaa Mma.-Cantos y Pagamentos a la Madre Tierra. 2006. Foto del autor: Urimare Victoria Rodríguez. (Fuente: https://www.abisiniareview.com/camino-de-los-wayuu-vivos-supune-wayuu-katoulu/)
Art and literature 1 year
0
1
28
01:40

25[Arabella Salaverry] Bombarderos

Poema de Arabella Salaverry, "Bombarderos". Arabella Salaverry es una escritora y actriz costarricense. Recibió el Premio Nacional de Cultura Magón 2021, y el Premio Nacional de Literatura Aquileo J. Echeverría 2016 - rama cuento y 2019 - rama poesía. Estudió en México, Venezuela, Guatemala y Costa Rica. Publica en editoriales nacionales y en España: tres novelas, tres libros de cuentos y doce poemarios. Su obra presente ha sido traducida a diversos idiomas y publicada en periódicos, revistas, blogs literarios y antologías en Costa Rica, y en Europa y Asia. Ocupó la Presidencia y la Vicepresidencia de la ACE (Asociación Costarricense de Escritoras), y es editora de Mujeres poetas de Costa Rica 1980-2020, antología bilingüe. Coordina el grupo de Poetas Palabras Viajeras. Invitada a encuentros y festivales nacionales e internacionales de escritores. Ha sido jurado en concursos de dramaturgia, poesía y narrativa. Participa como actriz y directora en múltiples montajes para teatro, radio y largo-metrajes y cortos cinematográficos. Instructora en seminarios y talleres de comunicación e imagen y creación literaria. Es comentarista en el medio digital La Revista CR. arabella.salaverry@gmail.com Bombarderos En la ciudad del desierto trocamos los pájaros Ahora el cielo oscurece Su desnuda claridad con los misiles Ya no hay alas bordeando el horizonte En la ciudad del desierto anulamos los pájaros Solo un resplandor de plata que encandila Solo el ardiente estallido de las bombas usurpa el espacio destinado al vuelo de los pájaros En la ciudad del desierto con la misma dedicación golosa sacrificamos pájaros asesinamos niños y mujeres Y nos desinfectamos las manos
Art and literature 1 year
0
0
18
00:51

24 [ArabellaSalaverry] Vivir en Gaza, morir en Gaza.

Poema "Vivir en Gaza, morir en Gaza" de Arabella Salaverry. Arabella Salaverry es una escritora y actriz costarricense. Recibió el Premio Nacional de Cultura Magón 2021, y el Premio Nacional de Literatura Aquileo J. Echeverría 2016 - rama cuento y 2019 - rama poesía. Estudió en México, Venezuela, Guatemala y Costa Rica. Publica en editoriales nacionales y en España: tres novelas, tres libros de cuentos y doce poemarios. Su obra presente ha sido traducida a diversos idiomas y publicada en periódicos, revistas, blogs literarios y antologías en Costa Rica, y en Europa y Asia. Ocupó la Presidencia y la Vicepresidencia de la ACE (Asociación Costarricense de Escritoras), y es editora de Mujeres poetas de Costa Rica 1980-2020, antología bilingüe. Coordina el grupo de Poetas Palabras Viajeras. Invitada a encuentros y festivales nacionales e internacionales de escritores. Ha sido jurado en concursos de dramaturgia, poesía y narrativa. Participa como actriz y directora en múltiples montajes para teatro, radio y largo-metrajes y cortos cinematográficos. Instructora en seminarios y talleres de comunicación e imagen y creación literaria. Es comentarista en el medio digital La Revista CR. arabella.salaverry@gmail.com Vivir en Gaza, morir en Gaza "Es como ser una sombra de su propio cuerpo; pegado al suelo, imposible liberarse. Te ves a ti mismo tendido pero eres incapaz de llenar esa sombra de vida". Palabras de un adolescente de 17 años prisionero en una cárcel israelí. Ser una sombra una sombra que acompaña al cuerpo una sombra que se arrastra y repta por el suelo pegajoso por los charcos de sangre Ser una sombra que el dolor desborda acucioso, punzante Y desde afuera con mirada aterida te contemplas mientras el dolor incontenido traspasa las fronteras de la sombra Ser el dolor la ausencia de agua la ausencia de la vida la presencia de tanques de escombros y la muerte La presencia de los tábanos merodeando tu sombra La compasión ausente la humanidad ausente Ser un país expuesto a la metralla un país que se desangra vivo en las venas despedazadas de tus hijos ¿Cómo no llorarte Gaza, con lágrima impotente hasta que los ojos ardan en la verde comodidad de mi rutina?
Art and literature 1 year
0
0
15
01:51

23 [ArabellaSalaverry] La Franja de Gaza

Poema "La Franja de Gaza" de Arabella Salaverry. Arabella Salaverry es una escritora y actriz costarricense. Recibió el Premio Nacional de Cultura Magón 2021, y el Premio Nacional de Literatura Aquileo J. Echeverría 2016 - rama cuento y 2019 - rama poesía. Estudió en México, Venezuela, Guatemala y Costa Rica. Publica en editoriales nacionales y en España: tres novelas, tres libros de cuentos y doce poemarios. Su obra presente ha sido traducida a diversos idiomas y publicada en periódicos, revistas, blogs literarios y antologías en Costa Rica, y en Europa y Asia. Ocupó la Presidencia y la Vicepresidencia de la ACE (Asociación Costarricense de Escritoras), y es editora de Mujeres poetas de Costa Rica 1980-2020, antología bilingüe. Coordina el grupo de Poetas Palabras Viajeras. Invitada a encuentros y festivales nacionales e internacionales de escritores. Ha sido jurado en concursos de dramaturgia, poesía y narrativa. Participa como actriz y directora en múltiples montajes para teatro, radio y largo-metrajes y cortos cinematográficos. Instructora en seminarios y talleres de comunicación e imagen y creación literaria. Es comentarista en el medio digital La Revista CR. arabella.salaverry@gmail.com La Franja de Gaza Hoy he visto como extraían a un niño de entre los escombros He oído voces en idiomas ajenos comprendidas desde el dolor y la desgracia mientras misiles cercanos replican el sonido que produce la muerte He visto manos sangrantes cavando un rescate de un niño de meses escasos cubierto de ignominia He visto el dolor arrastrándose desgarrando pieles y tendones He visto esas sangrantes manos escarbando de entre piedras y arenas blancas para devolver la vida un cuerpo diminuto Los niños no. Por favor los niños no Porque la inocencia desbordará ríos de odio Torrentes de venganza Porque si fuese mi hijo el rescatado Y aún no siéndolo vislumbro la rabia el dolor de pecho a pedazos desmembrado las lágrimas que se acomodan dentro Son tan hondas las compuertas por donde mana el odio que no las cerrarán ni con todas las muertes que junten en sus vidas
Art and literature 1 year
0
0
13
01:29

22_[Maurizio Montipó Spagnoli]El Ocupante Colonial y el Genocidio/The Colonial Occupier and Genocide.

Poema "El Ocupante Colonial y el Genocidio" escrito y recitado en castellano, inglés e italiano por Maurizio Montipó Spagnoli. El ocupante colonial y el genocidio Por Maurizio Montipó Spagnoli I En su tierra, que no en la tuya, pues la ocupaste ¿Te acuerdas de 1948 y 1967? subyugas dominas y explotas al pueblo indígena. Deniegas sus derechos humanos fundamentales. Con armas imperiales amenazas la paz y la seguridad internacional. Te delatas ocupante colonial con incesantes acciones armadas y medidas represivas. Al pueblo originario impides ejercer y lograr pacífica y libremente su derecho a la libre determinación, y completa independencia. Separaste a Gaza de Cisjordania. A Gaza la sometes a un bloqueo total de tierra, mar y aire desde 17 años. Hacinas sus habitantes refugiados En un gueto Ahora inerme Ante el furor del genocidio. Divides y separas a la tierra ocupada y a sus habitantes. Socavas intencionadamente cualquier posibilidad de contigüidad, comunicación, unión e integridad territorial del pueblo ocupado. El vergonzoso muro del apartheid, serpentea ilegal e interminable sobre la libertad quebrada, roba la tierra muele la esperanza cuece el odio segrega y separa a los vecinos de los vecinos a los padres de los hijos, al matrimonio de los invitados al funeral del luto al amor del abrazo al pastor y al rebaño del pasto al pan de la boca al campesino de sus olivos a los pueblos y a las ciudades de otros pueblos y ciudades. Zonas A, B y C malogradamente acordadas, el queso gruyere de la Cisjordania ocupada, Tarjetas verdes denegadas, Tanques y camionetas blindadas, Excavadoras voraces Demoliendo viviendas y hogares, Registros nocturnos de Familias y hogares desvelados y humillados, arrestos y detenciones administrativas arbitrarias, Drones de ruido lacerante Volando sobre el infierno, Rifles semi-automáticos, Alambre de espinas y puestos de control innumerables, confiscan, secuestran y consumen las horas de la vida y la conciencia ocupada en esperas arbitrarias, indecibles y lacerantes. Un infierno de asentamientos y colonos ilegales armados, violentos, agresivos, arrogantes e impunes por doquiera defiende tu ejército ocupante. Los colonos Reciben subvenciones y armas Mientras viajan en las carreteras y autopistas sólo para ciudadanos israelíes que construiste en la tierra robada. Los habitáculos de sus coches, La velocidad, El asfalto, Los guardarráiles, Placas del coche de otro color Les liberan de ver o cruzarse con los oprimidos. Si acaso los verán ganarse el pan Construyendo por cuatro duros sus asentamientos ilegales en las colinas. II A la gente del pueblo nativo le aplicas distinciones exclusiones restricciones y preferencias que, basándose en su identidad, lengua, religión y pertenencia racial, étnica o nacional tienen el propósito o el efecto de anular o socavar el reconocimiento goce o ejercicio, en condiciones de igualdad, de sus derechos humanos y libertades fundamentales en todos los sectores de su vida política económica social y cultural. Escribiste sobre la piel y la conciencia de los ocupados manuales de dolor, limpieza étnica, apartheid y genocidio. III Le impusiste, en 1948, el trauma de la Nakba, su expulsión masiva, la limpieza étnica la eliminación de su grupo étnico por parte del tuyo cuando adquiriste a la fuerza el control de su territorio. Desencadenaste la purga sistemática de la población civil palestina, con el fin de obligarla a abandonar sus territorios ancestrales. Hiciste étnicamente homogéneo, el territorio que llamaste tu estado usando la fuerza y la intimidación, para desplazar o eliminar al pueblo autóctono «indeseable». Los expulsaste de su tierra para asentar a los tuyos. IV Instauraste un régimen de apartheid en los territorios ocupados. Primero, negaste al pueblo ocupado el derecho a la vida y a la libertad de la persona. -Matando a miembros de su grupo. -Infligiéndoles graves daños físicos y mentales. -Vulnerando su libertad y dignidad, sometiéndoles a tortura o tratamientos y castigos crueles, inhumanos y degradantes. - Practicando detenciones y encarcelamientos arbitrarios e ilegales. Segundo, llegaste a imponer deliberadamente al pueblo ocupado condiciones de vida calculadas para causar su destrucción física total o parcial. Tercero, adoptaste medidas legales y administrativas calculadas para impedir o restringir la participación del pueblo ocupado en la vida política, social, económica y cultural del país y creaste condiciones que impiden su pleno desarrollo, negando a los miembros de su grupo derechos humanos y libertades básicas como: - el derecho al trabajo, - a formar sindicatos reconocidos, - a la educación - a salir y volver libremente a su país, - el derecho a tener una nacionalidad y un pasaporte, - la libertad de movimiento y residencia, - la libertad de expresión y opinión, - la libertad de reunión pacífica y asociación. Cuarto, Adoptaste medidas destinadas a dividir la población sobre bases raciales, construyendo un vergonzoso muro de segregación y forzando los miembros del grupo ocupado a vivir concentrados en pueblos y ciudades cercadas y asfixiadas, rodeadas como guetos por el muro de separación, el ejército ocupante, los puestos de control, los colonos hostiles y sus asentamientos ilegales. Hiciste de su vida una prisión interminable que encadena hasta sus almas. Expropiaste sin rémoras la tierra y la propiedad del pueblo ocupado Llenando su tierra de asentamientos ilegales y privándoles de su ecosistema vital y recursos naturales. Quinto, Explotaste el trabajo de los miembros del pueblo ocupado. Sexto, Perseguiste a todas las personas y organizaciones que se oponen a tu apartheid, privándoles de derechos y libertades fundamentales. V Llegaste al franco genocidio. Omitiste prevenir y castigar y, como política y práctica sistemática de estado, cometiste graves violaciones de la Convención de Naciones Unidas para la Prevención y la Sanción del Delito de Genocidio contra el pueblo palestino de Gaza. Si antes corrías impune, ocupante ilegal beligerante, por las praderas de los crímenes de guerra y de lesa humanidad, el 7 de octubre de 2023 trasgrediste el umbral del genocidio, donde mora la intención de destruir total o parcialmente a un grupo nacional, étnico, racial o religioso como tal. Tus cargos son irrefutables: Repetidas y vociferantes expresiones de incitación directa y pública al genocidio por tus gobernantes, oficiales públicos y jefes militares. Asesinato masivo, repetido y sistemático de los miembros del pueblo palestino de Gaza, en su mayoría niños y mujeres. Daños físicos y mentales sistemáticos a toda la población palestina de Gaza Infligiste de forma deliberada a toda la población palestina de Gaza condiciones de vida calculadas para provocar su destrucción física total o parcial como grupo y, en particular, no te escondas o mientas, sabes que lo has hecho: En primer lugar, expulsaste a toda la población de Gaza de sus hogares, provocaste su desplazamiento forzado, y destruiste a gran escala sus hogares y áreas residenciales. En segundo lugar, Privaste a toda la población palestina de Gaza del acceso a alimentos y agua adecuados. Tercero, Privaste a toda la población palestina de Gaza de una atención médica adecuada (destruyendo de forma sistemática y calculada su sistema sanitario, matando al personal médico y privándoles de suministros médicos). Cuarto, Privaste a un pueblo entero de acceso adecuado a la vivienda, la ropa, la higiene y el saneamiento. Quinto, Destruiste la vida del pueblo palestino en Gaza en todas sus facetas. Último y no por importancia, Impusiste medidas que impiden los nacimientos en el seno del grupo palestino y dañan gravemente a la salud reproductiva y a la vida de las madres y de sus niños. Y mientras tanto, no previenes ni castigas a los responsables de actos criminales que ocurren bajo tu atenta mirada: El genocidio, La conspiración para cometer genocidio; La incitación directa y pública a cometer genocidio La tentativa de cometer genocidio Y la complicidad en el genocidio En este poema, ¡No quedas absuelto ocupante colonial! Tú pierdes. Poem "The Colonial Occupier and Genocide" written and recited in Spanish English and Italian by by Maurizio Montipó Spagnoli. The Colonial Occupier and Genocide By Maurizio Montipó Spagnoli I On their land, and not on yours, for you occupied it Do you remember 1948 and 1967? you subjugate dominate and exploit the indigenous people. Their fundamental human rights you deny. With imperial weapons you threaten international peace and security. You give yourself away colonial occupant with incessant armed actions and repressive measures. You prevent the indigenous people them from peacefully and freely exercising and achieving their right to self-determination, and full independence. You separated Gaza from the West Bank. You have been subjecting Gaza to a total land, sea and air blockade for 17 years. You cram its refugee inhabitants in a ghetto Now defenseless Before the fury of genocide. You divide and separate the occupied land and its inhabitants. You intentionally undermine any possibility of contiguity, communication, union and territorial integrity for the occupied people. The shameful apartheid wall snakes illegal and endless on the broken freedom, steals land grinds hope bakes hatred segregates and separates neighbors from neighbors parents from children, marriage from guests the funeral from the mourning love from embrace shepherd and flock from their pasture bread from mouth farmers from their olive trees villages and cities from other villages and cities. A, B and C zones unhappily agreed upon, the occupied West Bank shaped like a gruyere cheese, Green cards denied, Tanks and armored vehicles, Voracious bulldozers Demolishing houses and homes, Nighttime searches of sleepless and humiliated families and homes, arbitrary arrests and administrative detentions, Drones screeching with lacerating noise flying over hell, Semi-automatic rifles, Barbed wire and countless checkpoints seize, abduct and consume the hours of occupied life and consciousness in arbitrary, unspeakable and lacerating waits. A hell of settlements and illegal settlers armed, violent, aggressive, arrogant and unpunished everywhere defends your occupying army. The settlers receive subsidies and weapons While traveling on the roads and highways for Israeli citizens only that you built on stolen land. The cabins of their cars, The speed, The asphalt, The guardrails Car plates of another color Relieve them from seeing or meeting the oppressed. If at all, they will see them earning their bread While building for four bucks their illegal settlements on the hills. II To those belonging to the indigenous people you apply distinctions exclusions restrictions and preferences that, on the basis of identity, language, religion, and racial, ethnic or national belonging, have the purpose or the effect of nullifying or impairing the recognition enjoyment or exercise, on an equal footing, of their human rights and fundamental freedoms in all areas of their political, economic, social and cultural life. You wrote on the skin and conscience of the occupied people textbooks of pain, ethnic cleansing, apartheid, and genocide. III You imposed on them, in 1948, the trauma of the Nakba, their mass expulsion, their ethnic cleansing, the elimination of their ethnic group by yours, when you forcibly took over control of their territory. You unleashed the systematic purge of the Palestinian civilian population, in order to force them out of their ancestral land. You made the territory that you called your state ethnically homogeneous, by using force and intimidation, to remove members of the "undesirable" indigenous people. You expelled them out of their land to settle your people. IV You installed an apartheid regime in the occupied territories. First, you denied the occupied people the right to life and liberty of the person. -By killing members of their group. - Inflicting severe physical and mental harm on them. - Violating their freedom and dignity, subjecting them to torture or cruel, inhuman and degrading treatment and punishment. - Practicing arbitrary and illegal arrests and imprisonment. Second, you went so far as to deliberately impose on the occupied people living conditions calculated to cause their total or partial physical destruction. Third, You adopted legal and administrative measures calculated to prevent or restrict the participation of the occupied people in the political, social, economic and cultural life of the country and created conditions that impede their full development by denying to the members of their group human rights and basic freedoms such as: - the right to work, - to form recognized trade unions, - to education - the right to leave and return freely to their country, - the right to have a nationality and a passport, - freedom of movement and residence, - freedom of expression and opinion, - freedom of peaceful assembly and association. Fourth, You adopted measures aimed at dividing the population on a racial basis, building a shameful segregation wall and forcing members of the occupied group to live concentrated in enclosed and suffocated villages and cities, surrounded like ghettos by the separation wall, the occupying army, checkpoints, hostile settlers and their illegal settlements. You turned their life into a never ending prison that chains even their souls. You expropriated without hesitation the land and property of the occupied people, filling their land with illegal settlements and depriving them of their vital ecosystem and natural resources. Fifth, You exploited the labor of the members of the occupied people. Sixth, You persecuted all people and organizations who oppose your apartheid, depriving them of fundamental rights and freedoms. V You went as far as outright genocide. You omitted to prevent and punish and committed, as a matter of systematic state policy and practice, grave violations of the United Nations Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide, against the Palestinian people of Gaza. If you used to run unpunished, illegal belligerent occupier, through the meadows of war crimes and crimes against humanity, on October 7, 2023 you trespassed the threshold of genocide, where there dwells the intention to destroy in whole or in part a national, ethnic, racial or religious group, as such. Your charges are indisputable: Your rulers, public officials and military leaders ranting repeated and vociferous expressions of direct and public incitement to genocide. Repeated and systematic mass killing of members of the Palestinian people of Gaza, mostly children and women. Systematic physical and mental harm to the entire Palestinian population of Gaza. You deliberately inflicted on the entire Palestinian population of Gaza living conditions calculated to bring about their total or partial physical destruction as a group and, in particular, don't hide or lie, you know that you did it: First, You forced the entire Gaza population out of their homes, had them forcibly displaced, and destroyed their residential buildings and areas on a massive scale. Second, You deprived the entire Palestinian population of Gaza of adequate access to food and water. Third, You deprived the entire Palestinian population of Gaza of access to adequate medical care (by destroying their health system on a systematic and calculated form, killing the medical personnel and depriving them of medical supplies). Fourth, You deprived an entire people of access to adequate housing, clothing, hygiene and sanitation. Fifth, You destroyed all forms of Palestinian life in Gaza. Last but not least, You imposed measures intended to prevent births within the Palestinian group and seriously harming the reproductive health and life of mothers and children. Meanwhile, you fail to prevent and punish those responsible of criminal acts occurring under your attentive gaze: Genocide; Conspiracy to commit genocide; Direct and public incitement to commit genocide; Attempt to commit genocide; And complicity in genocide. In this poem, You don’t go unpunished, colonial occupier! You lose. Poesia "L'Occupante Colonial e il Genocide" scritta e recitata in castigliano, inglese ed italiano da Maurizio Montipó Spagnoli. L’occupante coloniale e il genocidio di Maurizio Montipó Spagnoli I Nella loro terra, E non certo nella tua, quella che hai occupato Ti ricordi nel 1948 e nel 1967? Soggioghi domini e sfrutti il popolo indigeno. Revochi i loro diritti umani fundamentali. Con armi imperiali minacci la pace e la sicurezza internazionale. Ti smascheri occupante coloniale con incessanti azioni armate e misure repressive. Impedisci Che il popolo originario eserciti ed ottenga in modo pacifico e libero il suo diritto di autodeterminazione e piena indipendenza. Separasti Gaza dalla Cisgiordania. Da 17 anni a questa parte stringi Gaza con un blocco totale per terra, aria e mare. Come sardine ammassi i suoi abitanti rifugiati in un ghetto ora indifeso dinnanzi alla furia del genocidio. Dividi e separi la terra occupata e i suoi abitanti. Mini intenzionalmente qualsiasi possibilità di contiguità comunicazione, unità e integrità territoriale del popolo occupato. Il vergognoso muro dell'apartheid, serpeggia illegale e senza fine sulla libertà spezzata, ruba la terra macina la speranza cuoce l'odio segrega e separa i vicini dai vicini i genitori dai figli il matrimonio dagli invitati il funerale dal lutto l'amore dall'abbraccio il pastore e il gregge dal pascolo il pane dalla bocca il contadino dai suoi ulivi i paesi e le città da altre paesi e città. Zone A, B e C mal concordate, il formaggio gruviera della Cisgiordania occupata, Carte verdi negate, Carri armati e mezzi corazzati, Bulldozer voraci demoliscono case e abitazioni, Perquisizioni notturne di famiglie e case insonni e umiliate, Arresti arbitrari e detenzioni amministrative, Droni dal rumore lacerante che sorvolano l'inferno, Fucili semiautomatici, Filo spinato e innumerevoli posti di blocco, confiscano, sequestrano, e consumano le ore della vita e della coscienza occupata in attese arbitrarie, indicibili e laceranti. Un inferno di insediamenti e coloni illegali armati, violenti, aggressivi, arroganti e impuniti ovunque difende il tuo esercito occupante. I coloni Ricevono sussidi e armi Mentre viaggiano sulle strade e autostrade solo per cittadini israeliani che hai costruito sulla terra rubata. Gli abitacoli delle loro auto, La velocità, L'asfalto, I guardrail, Le targhe delle auto di colore diverso li liberano dal vedere o incontrare gli oppressi. Semmai li vedranno guadagnarsi da vivere mentre costruiscono per due soldi i loro insediamenti illegali sulle colline. II Alla gente del popolo nativo applichi distinzioni esclusioni restrizioni e preferenze che, sulla base della loro identità, lingua, religione ed appartenenza razziale, etnica o nazionale hanno lo scopo o l'effetto di annullare o minare il riconoscimento godimento o esercizio, in condizioni d'uguaglianza, dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali in tutte le sfere della loro vita politica economica sociale e culturale. Hai scritto sulla pelle e la coscienza degli occupati manuali di dolore, pulizia etnica, apartheid e genocidio. III Gli hai imposto, nel 1948, il trauma della Nakba, la loro espulsione di massa, la pulizia etnica l'eliminazione del loro gruppo etnico da parte del tuo quando acquisisti con la forza il controllo del loro territorio. Hai scatenato l'epurazione sistematica della popolazione civile palestinese, al fine di costringerli a a lasciare i loro territori ancestrali. Hai reso etnicamente omogeneo, il territorio che chiami il tuo Stato usando la forza e l'intimidazione, per spostare o eliminare il popolo indigeno "indesiderabile". Li hai espulsi dalla loro terra per insediare il tuo popolo. IV Hai instaurato un regime di apartheid nei territori occupati. In primo luogo, hai negato al popolo occupato il diritto alla vita e alla libertà della persona. -Uccidendo membri del loro gruppo. -Infliggendo loro gravi danni fisici e mentali. -Violando la loro libertà e dignità, sottoponendoli a tortura o a trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti, e con un sistema di arresti, detenzioni e reclusioni arbitrarie ed illegali. Secondo, in modo doloso e deliberato ti sei spinto fino ad imporre al popolo occupato condizioni di vita destinate a causare la sua distruzione fisica, totale o parziale. Terzo, hai adottato misure legali ed amministrative destinate a impedire o limitare la partecipazione del popolo occupato alla vita politica, sociale, economica e culturale del Paese, ed hai creato condizioni che impediscono il loro pieno sviluppo, negando ai membri del loro gruppo diritti umani e libertà fondamentali come - il diritto al lavoro, - di formare sindacati riconosciuti, - all'istruzione, - il diritto di lasciare e tornare liberamente nel proprio Paese, - il diritto di avere una nazionalità e un passaporto, - la libertà di movimento e di residenza, - la libertà di espressione e di opinione, - la libertà di riunione pacifica e di associazione. Quarto, Adottasti misure volte a dividere la popolazione su basi razziali, costruendo un vergognoso muro di segregazione e costringendo i membri del gruppo occupato a vivere concentrati in paesi e città chiuse e soffocate, circondate come ghetti dal muro di separazione, dall'esercito occupante, dai posti di blocco, dai coloni ostili e dai loro insediamenti illegali. Hai trasformato la loro vita in una prigione senza fine che incatena anche le loro anime. Hai espropriato, senza remora alcuna, la terra e le proprietà del popolo occupato, riempiendo le loro terre con insediamenti illegali e privandoli del loro ecosistema vitale e delle loro risorse naturali. Quinto, Hai sfruttato il lavoro dei membri del popolo occupato. Sesto, Hai perseguitato tutte le persone e organizzazioni che si oppongono alla tua apartheid, privandoli dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali. V Ti sei spinto fino a un vero e proprio genocidio. Hai omesso di prevenire e punire e, come politica e pratica statale sistematica, hai commesso contro il popolo palestinese di Gaza gravi violazioni della Convenzione delle Nazioni Unite per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio. Se prima correvi impunemente, occupante illegale belligerante, nelle praterie dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità, il 7 ottobre del 2023 hai oltrepassato la soglia del genocidio, dove risiede l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale. I tuoi capi d'accusa sono inconfutabili: Espressioni ripetute e vociferanti di incitamento diretto e pubblico al genocidio da parte dei tuoi governanti, funzionari pubblici e leader militari. Assassinio di massa, ripetuto e sistematico dei membri del popolo palestinese di Gaza, in maggioranza bambini e donne. Danni fisici e mentali sistematici all'intera popolazione palestinese di Gaza. Hai inflitto volontariamente all'intera popolazione palestinese di Gaza condizioni di vita volte a provocare la loro distruzione fisica, totale o parziale, come gruppo e, in particolare, non nasconderti e non mentire, sai di averlo fatto: In primo luogo, hai espulso l'intera popolazione di Gaza dalle proprie case, hai causato il loro sfollamento forzato, ed hai distrutto su vasta scala le loro case e le loro aree residenziali. In secondo luogo, hai privato l'intera popolazione palestinese di Gaza dell'accesso a cibo ed acqua adeguati. Terzo, Hai privato l'intera popolazione palestinese di Gaza di assistenza sanitaria adeguata (distruggendo in modo sistematico e calcolato il loro sistema sanitario, uccidendo il personale medico e privandoli di medicine e forniture mediche). Quarto, Hai lasciato un popolo intero senza alcun accesso adeguato all'alloggio, all'abbigliamento, all'igiene e ai servizi igienici. Quinto, Hai distrutto le vita del popolo palestinese di Gaza in tutte le sue sfaccettature. Ultimo e non meno importante, Hai imposto misure che impediscono le nascite all'interno del gruppo palestinese e danneggiano gravemente la salute riproduttiva e la vita delle madri e dei loro figli. E nel frattempo, non previeni ne' punisci i responsabili di atti criminali che avvengono sotto il tuo sguardo vigilante: il genocidio; l’intesa mirante a commettere genocidio; l’incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio; il tentativo di genocidio; e la complicità nel genocidio. In questa poesía, non sei assolto occupante coloniale! Tu perdi.
Art and literature 1 year
0
0
100
45:18

21 [Sabitha Satchi] Abandoned / (Poema) abandonado / (Poesia) abbandonata

Poem "Abandoned" by Sabitha Satchi, Indian poet of Malayalam and English language, in the original English version and translated into Spanish, Italian (Maurizio Montipó Spagnoli) and Farsi (Farzaneh). Recited by the author in English, by Maurizio Montipó Spagnoli in Spanish and Italian, and in Farsi by Farzaneh. Abandoned Sabitha Satchi This poem is abandoned This poem does not bear witness This poem does not ponder why This poem faces a wall of darkness This poem does not bake bread This poem is abandoned This poem is made of trash This poem looks for words This poem is tuned to Al Jazeera This poem reads Countercurrents This poem does not treat the wounded This poem is abandoned This poem signs petition after petition This poem marches on streets far away This poem waits for the Eid moon-slice This poem, quiet and unnoticed, dies This poem smells of pigeon poop This poem does not deliver a bomb This poem does not break its fast in Rafah This poem does not slake the thirst of Gaza This poem is abandoned. Poema "abandonado" de la poeta India de idioma Malayalam e Inglés, Sabitha Satchi en versión original inglés y traducido al castellano, italiano (Maurizio Montipó Spagnoli) y Farsi (Farzaneh). Recitan la propia autora, en inglés, Maurizio Montipó Spagnoli en castellano e italiano, y Farzaneh en Farsi. (Un poema) abandonado Sabitha Satchi Traducido al castellano por Maurizio Montipó Spagnoli Este poema está abandonado Este poema no da un testimonio Este poema no se pregunta por qué Este poema se asoma a un muro de oscuridad Este poema no hornea el pan Este poema está abandonado Este poema está hecho de basura Este poema busca palabras Este poema se retransmite en Al Jazeera Este poema lee las contra corrientes Este poema no atiende a los heridos Este poema está abandonado Este poema firma una petición tras otra Este poema marcha en calles lejanas Este poema espera el cuarto de luna del Eid Este poema, silencioso y desapercibido, muere Este poema huele a caca de paloma Este poema no entrega bombas Este poema no rompe su ayuno en Rafah Este poema no apaga la sed de Gaza Este poema está abandonado. Poesia "abbandonata" della poeta Indiana di lingua Malayalam e Inglese Sabitha Satchi, nella versione originale inglese e tradotta in castigliano, italiano (Maurizio Montipó Spagnoli) e Farsi (Farzaneh). Recitano la autrice in inglese, Maurizio Montipó Spagnoli in castigliano ed italiano, e Farzaneh in Farsi. (Una poesía) abbandonata Sabitha Satchi Tradotto in italiano d Maurizio Montipó Spagnoli Questa poesia è abbandonata Questa poesia non offre una testimonianza Questa poesia non si domanda perchè Questa poesia si affaccia su un muro di oscurità Questa poesia non cuoce il pane nel forno Questa poesia è abbandonata Questa poesia è fatta di spazzatura Questa poesia cerca le parole Questa poesia si trasmette su Al Jazeera Questa poesía legge le controcorrenti Questa poesía non presta soccorso ai feriti Questa poesia è abbandonata Questa poesia firma una petizione dopo l’altra Questa poesia marcia in strade lontane Questa poesia aspetta il cuarto di luna dell’Eid e Questa poesia, in silenzio e senza farsi notare, muore Questa poesia puzza di merda di piccione Questa poesia non consegna bombe Questa poesia non rompe il suo digiuno a Rafah Questa poesia non appaga la sete di Gaza Questa poesia è abbandonata. Poema/poem “Abandonado” “Abandoned” por/by Sabitha Satchi Traducido/Translated en/into Farsi por/by Farzaneh سبکبال شاعر سابیتا ساتچی خوانش و برگردان فرزانه این شعر رها و آزاد شده است این شعر دلیلی برای راستی است این شعر به چرایی نمی اندیشد این شعر رو به دیواری از تاریکی است این شعر برای پول نیست این شعر رها و آزاد شده است این شعر از نیشکرهای سوخته ساخته شده است این شعر به دنبال واژه هاست این شعر با شبکه خبری الجزیره تنظیم شده است این شعر جریان های متضاد را می خواند این شعر درمانگر زخم خوردگان نیست این شعر رها و آزاد شده است این شعر دادخواست پس از دادخواست را امضا میکند این شعر در خیابان ها برای مسافتی دور رژه می رود این شعر در انتظار عید شق القمر است این شعر ،بدون سر و صدا و جلب توجه، می میرد این شعر بوی مدفوع کبوتر می دهد این شعر بمب پرتاپ نمی کند
Art and literature 1 year
1
0
33
07:39

20 [Freddy Ortiz Nishihara] En solidaridad con Palestina

Freddy Ortiz Nishihara, poeta peruano, de descendencia peuano-japones-inca, dedica al pueblo palestino el poema "En solidaridad con Palestina". En solidaridad con Palestina Esta es una mesa solitaria Es el alma vacía del llanto Tantas veces apagado Por metralla sionista Es ese rincón Más oscuro El Medio Oriente Destruido En una lagrima En mis llantos Esparcidos como cuerpos Fantasmas Cantando a la esperanza. Ese Medio Oriente Y los fantasmas del pasado Apareciéndole a pocos Con la fortaleza Y el coraje de Liberar La paz y los sueños Contra los demonios infinitos Contra los demonios Del infierno Blandiendo Falsas espadas oscuras, Oscuras, pintadas De la estrella de Sion. Porque sin luchas No hay victorias Sin sueños No hay esperanzas Y sin esperanzas Jamás se logrará El regreso. Porque Palestina es Y será Un mañana Invencible Porque los que tenemos Corazón Abrimos La vista del alma Y nos lanzamos. Hablar frente a la muralla Negra y oscura del sionismo Frente al terrible infierno Que nos abre la lucha Por la libertad La lucha Por la paz. La galera Es el infierno Que quema nuestras almas Es el infierno sionista Que viola nuestras almas Sin ningún tipo de conmiseración Y destruye el camino de vida. Pero nosotros Saltamos desde el aire Y seguimos caminando ¡Porque somos Palestina! Freddy Ortiz Nishihara Lima, Perú, 01-08-2024
Art and literature 1 year
0
0
12
02:31

19 [Joselyn Michelle Almeida] Llamada urgente a una madre.

JOSELYN MICHELLE ALMEIDA LLAMADA URGENTE A UNA MADRE (1) Antes de seguir con la colada, dices como para consolarme que siempre han sucedido cosas, que el Sendero de las Lágrimas es tan largo como kilómetros existen en la tierra para andar, que siempre habrá caminantes. Puede que sea verdad, madre. Insisto, esta vez es diferente. Con la ley de todas las naciones se dijo después de aquel holocausto, el crimen perpetrado por el Reich: Nunca más a la matanza por ser de otra etnia, adorar otros dioses, o amar distinto. Nunca más a imponer condiciones de extinción con violencia sobre otro grupo humano. Nunca más a la lesión grave contra la integridad física o mental de sus miembros. Nunca más al genocidio. El ayer se ha vuelto ahora en Gaza. La lira lo recuerda y lo denuncia por el bombardeo de los hogares, por la hambruna de niños y adultos, por el abandono de madres como tú para impedir los nacimientos, por ellas que desangran después del parto, por los bebés que nacen para morir, por los que sufren cirugía sin anestesia, por los enfermos muriendo en pasillos sin que nadie limpie los gusanos en sus heridas, por la violación de hombres y mujeres, por el exterminio de las familias, por la destrucción de mezquitas, hospitales, bibliotecas, universidades y escuelas, por la asolación de los huertos y cultivos, por pudrir el mar para envenenar el agua. Ha nacido Herr Sion, madre, y con él «la intención de destruir, total o parcialmente, a un grupo nacional, étnico, racial o religioso», pasando de definición a delito, el genocidio en Gaza, Palestina. Los drones, la inteligencia artificial, conforman una fábrica de asesinato masivo e indiscriminado. Vigilan a toda persona y niño las 24 horas, presas letalmente perseguidas hasta el terror de ser otro cadáver en la necrópolis de 40,000 muertos, 15,000 de ellos niños.1 Escribir esto en un poema no es lírico, algunos dirán, pero el cielo ya no es cielo ni las mariposas son libres en las pupilas sangrantes de los cuerpos bajo los escombros, de los que huyen quebrantados hacia un mañana inseguro. Cuál el canto el de los pájaros si las cenizas ahogan el aire junto al hedor de los muertos y no hay manantiales claros. De callarme todo esto, madre, mi silencio encubriría a Herr Sion, el verdugo que hoy sacrifica a Palestina, y con ella, nos mata a la humanidad. Joselyn Michelle Almeida, Madrid 2024 (1) Ver "Intervención de Maurizio Montipo Spagnoli" en Mesa Redonda: Mujeres, paz y protección a la infancia, Canal UNED. https://canal.uned.es/series/65cdd40c429cb20eb63eacc3
Art and literature 1 year
0
0
12
04:11

18 [Rafael Pañeda, 2009] Para Gaza

Para Gaza (enero 2009) Ni Homero ni David cantarán vuestras hazañas bélicas ¡César, fuego! Niño ¿qué hace tu cadáver entre los escombros? Niña… jamás ya mujer/hombre, no juegues ahí entre obuses; pepinos de mayores. A ti, vosotros, convidado daño colateral: central A ti, carne rasgada. Alma súbita, carne prolija de estadística. A ti, enterrado por decreto sumarísimo. A ti, ser sorprendido entre geopolíticas. A ti, víctima de tantos y cuántos. Suerte malhadada en noticia de volátiles memorias, duelos, fotografías rayo en internet, menos en aquellos que os amaron, conocieron, bien conscientes de tu ser, ahora rotos por la muerte mal llamada, maltraída, en su versión más asesina. Para ti, mi respeto, Para vosotros, un beso y llévaselo también al niño aquél de Auschwitz que te espera… Y que algunos descendientes han deshonrado en tu piel. Rafael Pañeda Reinlein. Cooperante español en Palestina 2008-2013. Del poemario “Silencios de poeta en Jerusalem)
Art and literature 1 year
1
0
28
02:08

17 [Ángel Larramendi Mecías] La guerra.

La guerra De un golpe brutal rompe la noche, y no hay tiempo para despedidas. Caen pétalos, máscaras, higos; el corazón es otra bomba de reloj. Pétalos yacen sobre montañas de huesos y cenizas mientras alguien habla de poesía y mi voz golpea las puertas incitando al combate. Los ángeles han cortado sus orejas, Y las guitarras se levantan anunciando el nacimiento. No ha amanecido Esto no es como jugar al ajedrez Es muy tarde para ser Dios y el ruiseñor anida en las rocas. Mañana encenderemos el fuego, nuestra será la victoria. Fuente: https://www.lajiribilla.cu/poemas-a-palestina/
Art and literature 1 year
1
0
15
01:25

16 [Luisa Oneida Landín] Poemas por la paz.

Poemas Por la paz Pesadilla ¿Cómo partir en paz y sin tristeza? Gibrán Kalil Gibrán yo iba por la calle sin rumbo con mi niño en brazos huyendo de los estallidos de la gente de la oscura gruta de la muerte yo iba por un túnel interminable con mi niño en brazos apretado a mí bajo las bombas por las calles rojizas yo iba apretando la vida por los desiertos caminos de mi abuelo. iba a solas, hablando a solas… no sé qué cosas en voz alta pisaba las hojas minúsculas historias que el viento deshace. yo iba hablando a solas con toda la luna a pleno día miraba mis uñas, las venas de mis manos la punta angosta de los años navegaba perdida acostumbrada a robarle el ancla al vendedor de los sueños. yo rumiaba palabras, sangraba sucesos y era noviembre y no llovía y absolutamente nada iba conmigo. Un sueño con Gibrán Vamos Gibrán, levantemos la piedra sobre otra piedra y otra su desnudo pie en el aire vamos con poco equipaje y la frente hirsuta no necesitamos más que esa luz y una paloma sin miedo a las alturas. Fuente: https://www.lajiribilla.cu/poemas-por-la-paz/
Art and literature 1 year
1
0
10
04:38

15 [Pierre Bernet] Poema por Palestina.

Poema Por Palestina Suelen ser las primaveras reinas de las flores una fiesta para las abejas que gustosas liban néctares endulzando los paladares con sus mieles. Sin embargo, en ocasiones hace el hombre de las primaveras bancos de sal y ácido con hedores de carne chamuscada. Hoy por ejemplo lanzaron bombas en Gaza y muchos padres perdieron a sus hijos y muchos hijos quedaron huérfanos. Con seguridad allí no existirán flores ni abejas sus habitantes no disfrutarán esta estación del año —quién sabe hasta cuándo— porque la metralla convirtió el paisaje en indefinida noche. Fuente: https://www.lajiribilla.cu/poema-por-palestina/
Art and literature 1 year
1
0
10
03:10

14 [Karel Leyva Ferrer] A Palestina.

A Palestina Sobre el escombro y la sangre bajo la niebla del fósforo asesino hay una voz que lucha que persiste en alzarse quince lustros después de inaugurada la ignominia. Cada día la muerte se ha cebado con la apatía y la complicidad de esta urbana ceguera, laberintico byte en el que se agota Heba Abu Nada, los desmembrados cuerpos de la infancia, el ojo acusador y la esperanza de un camino a Rafah, a Jericó, a Gaza, Nablus, Jerusalén, Tiberias, Haifa libre al fin del temor libre y en calma. Fuente: https://www.lajiribilla.cu/a-palestina/
Art and literature 1 year
1
0
10
02:38

13 [Fidel Antonio Orta] Arde la Franja.

Arde la Franja Acaba de morir un niño. Yace vertical bajo la sed de metales puntiagudos. Dios no pudo hacer nada. Había bombas en el cielo. Bombas en la tierra. Bombas en el agua turbia de la costa… Columnas de humo nublan con miedo todos los puntos del paisaje. Ojos sin refugio. Sangre trasladando camillas. Cadáveres envolviendo sábanas. ¿Alguien me escucha? Gritos blancos. Gritos negros. Madres que ahora se han quedado huérfanas de hijos ¡Silencio! La voz del tiempo convoca a la oración. Pero el niño no deja de mirarme. Acaba de morir un niño. La prensa dice que es palestino. Dice después que nadie lo conoce. Dice más tarde que tiene siete años. Dios no pudo hacer nada. A esa hora la intemperie cargaba sobre su espalda fragmentos de escuelas, mezquitas y hospitales… Arde la Franja. Veo cenizas sosteniendo ataúdes. Veo la boca abierta de los techos. ¿Alguien me escucha? Ruinas. Escombros. Bultos de hambre. Hasta los olivos se han quedado sin memoria ¡Silencio! La voz del tiempo convoca a la oración. Pero el niño no deja de mirarme. Acaba de morir un niño. Su escaso llanto perfora la distancia. Maldiciones. Rezos en fuga. Falsas treguas acribillando el amor. Dios no pudo hacer nada. Sombras con tijeras eran las dueñas del espacio… Ciudades, aldeas, campamentos y túneles acumulan el espanto de remotas tinieblas. ¿Alguien me escucha? Brazos mudos, ciegos, sordos. Brazos sordos, mudos, ciegos. Basta ya de truenos. Vengan cantos, vengan parques, vengan azules los pájaros del sol. ¡Silencio! La voz del tiempo convoca a la oración. Pero el niño no deja de mirarme. La Habana, Cuba, 21 de noviembre de 2023. Fuente: https://www.lajiribilla.cu/arde-la-franja/
Art and literature 1 year
1
0
20
08:04

12 [Luís Paz] El poder y la ambición.

El poder y la ambición —Reina la desproporción de una secta egocentrista bajo la égida egoísta del poder y la ambición. Hambre, guerra, destrucción, terrorismo universal y muerte circunstancial por factores prevenibles, son las huellas más terribles de la injusticia social. —¿Por qué, en lugar de salvar la vida en cualquier nación el hombre inventa un avión con el poder de matar? El mundo fuera un lugar libre de pobres y hambrientos, si se usara en alimentos una mitad aunque sea del dinero que se emplea en fabricar armamentos. —La guerra —trágica empresa urdida en mortal enjambre— mata al hambriento, no al hambre, y al pobre, no a la pobreza. Los hombres con la impureza de fatales desaciertos, minan los pechos abiertos de los pueblos masacrados para quedar separados por un abismo de muertos. —A diario se puede ver la retroalimentación horrible de la ambición de riqueza y de poder: los fuertes quieren tener todo cuanto el mundo encierra, la ambición genera guerra, esta en odio se convierte, y el odio siembra la muerte y el terror sobre la tierra. —Condenemos la avaricia de unos cuantos poderosos que ajan inescrupulosos el reino de la justicia. Llegue la equidad propicia para que el mundo en cuestión, sea una sola nación viviendo en la misma casa sin arder sobre la brasa del poder y la ambición. Solo entonces Cuando acabe la rabia enceguecida por el polvo de muchas ignorancias, cuando acaben las balas, las distancias, los azotes absurdos a la vida, cuando nadie disfrute la embestida que acorrala al hermano, ni haya ventas de refugios con lecho de tormentas hollinando la voz de cada aurora, cuando se oiga el gemido del que llora y el auxilio no empiece a sacar cuentas, cuando tengan las horas el abrazo al alcance de todos los afectos, cuando el odio se quede sin proyectos, y al rencor se le dé el último plazo para ser desterrado en el ocaso sin derecho al sarcasmo ni a la herida, cuando quede el insulto sin guarida, y al llamado del bien canten los bronces… entonces… solo entonces… SOLO ENTONCES EL MUNDO TENDRÁ PAZ Y LARGA VIDA. Fuente: https://www.lajiribilla.cu/el-poder-y-la-ambicion/
Art and literature 1 year
1
0
9
03:46
More of DEMOSPAZ View more
Lectura pública de poesía palestina de resistencia Una selección de poemas sobre la resistencia palestina a la ocupación colonial y al genocidio. Queremos mostrar nuestra repulsa al genocidio que se está viviendo en Gaza y hacerlo a partir de las voces palestinas que en forma de poesía nos hacen llegar sus vivencias. Updated
DEMOSPAZ: Seminarios de Investigación Bienvenidas al canal de Podcast del Instituto DEMOSPAZ, aquí podréis escuchar todos nuestros seminarios en un formato diferente, adaptado a las oyentes de Podcast. Durante este año los Seminarios abordarán cual ha sido el impacto de la pandemia y las consecuencias que ha tenido en la educación, en la igualdad de género, en la sostenibilidad ambiental, en la salud, entre otros. Y se complementará con otras temáticas afines al Instituto, como la memoria y las prácticas restaurativas o los conflictos olvidados Updated
Creator' lists View more
You may also like View more
Relatos Salvajes Espacio dedicado a audio relatos de aventuras, fantasía, ciencia ficción y terror, narrados con voz humana, dirigido a aquellos que no tienen tiempo para sentarse y leer ¡Sed bienvenidos! Updated
Un Libro Una Hora Aprende a leer, aprende de literatura escuchando. Un programa para contar un libro en una hora. Grandes clásicos de la literatura que te entran por el oído. Dirigido por Antonio Martínez Asensio, crítico literario, productor, escritor y guionista. En directo los domingos a las 05:00 y a cualquier hora si te suscribes. En Podimo, ¿Y ahora qué leo? nuestro spin off con los imprescindibles de la temporada https://go.podimo.com/es/ahoraqueleo Updated
HISTORIAS PARA SER LEÍDAS Un podcast de Terror y Ciencia Ficción dirigido por Olga Paraíso. Autora de "Crónicas Vampíricas de Vera", disponible en Amazon. Updated
Go to Art and literature