Radiografia Nera - Radio Popolare
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Radiografia Nera - Radio Popolare

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Radiografia Nera è il programma che racconta le storie di cronaca e banditi che, dal dopoguerra in poi, hanno reso Milano la Chicago d'Italia.

Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.

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Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.

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Radiografia Nera di martedì 06/01/2026

Radiografia Nera è il programma che racconta le storie di cronaca e banditi che, dal dopoguerra in poi, hanno reso Milano la Chicago d'Italia. Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.
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Radiografia Nera di sabato 03/01/2026

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Radiografia Nera di giovedì 01/01/2026

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Radiografia Nera di sabato 27/12/2025

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Radiografia Nera di venerdì 26/12/2025

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Radiografia Nera di giovedì 25/12/2025

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Radiografia Nera di sabato 20/12/2025

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Radiografia Nera di sabato 06/12/2025

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Radiografia Nera di sabato 29/11/2025

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Radiografia Nera di sabato 22/11/2025

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Radiografia Nera di sabato 15/11/2025

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Radiografia Nera di sabato 08/11/2025

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La Mantide di Dusseldorf

Lei ha 20 anni, è tedesca e conosce pochissime parole di italiano. Lui, ha 73 anni, è il più importante imprenditore di Siena e conosceva pochissime parole di tedesco. Tra di loro scatta qualcosa. Una storia d'amore, anche per la truffa. Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.
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La rapina fantasma

Milano, 1953: in stazione Centrale un uomo viene raccolto sulle scale dalla Croce Rossa. È stato derubato in Duomo di tutto ciò che aveva, persino del cappotto. Ma è davvero così? Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.
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La doppia vita di Italo Volpi

Nella Milano del secondo dopoguerra, una strana segnalazione arriva alla Polizia: sembra ci sia qualcuno che non solo non dovrebbe essere a piede libero, ma non dovrebbe essere neppure vivo... Un mistero che la Polizia non può lasciare irrisolto. Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.
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Mistero Brutto, seconda parte

Gli articoli di Mauro Brutto hanno toccato molte questioni delle storia del nostro paese che sono ancora aperte, come la relazione tra lo Stato, la Mafia e il terrorismo, un quadro all'interno del quale può rientrare anche l'assassinio di Fausto e Iaio. Che cosa aveva scoperto il giornalista dell'Unità per venire ucciso? Alla Magistratura spettava il dovere di scoprirlo. Ma le indagini sono state svolte correttamente? Si sono davvero percorse tutte le piste necessarie ad appurare la verità? #Milano #1978 #faustoeiaio #MauroBrutto Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.
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Mistero Brutto, prima parte

Ci sono giornalisti caduti per via del modo con cui svolgevano il loro lavoro. Giancarlo Siani, Ilaria Alpi, Walter Tobagi, ad esempio. Li chiamano Angeli dell'Informazione. Ma allora perché Mauro Brutto è solo vittima di un incidente stradale? #Milano #1978 #faustoeiaio Condotto da Matteo Liuzzi e Tommaso Bertelli per la regia di Francesco Tragni.
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Vivere in auto da cinque mesi, a Milano

di Luca Parena I sedili posteriori dell’auto sono pieni di borse e sacchetti. Se si dà uno sguardo attraverso i finestrini, spuntano oggetti per l’igiene personale, medicinali, cuscini e coperte. C’è anche una sdraio chiusa: “D’estate io mi mettevo fuori sulla sdraio, così lei aveva più spazio per stendersi dentro – dice Giovanni, indicando sua moglie – ora però fa già freddo. Non si può più dormire fuori”. Giovanni e sua moglie Simona non sono in partenza per un luogo di villeggiatura. Sono a Milano e da cinque mesi quell’automobile è la loro casa. Giovanni e Simona non sono i loro nomi veri. Più dei nomi, conta la storia di queste persone: lei ha perso il lavoro nel marzo 2020. Appena sono scattate le restrizioni per la pandemia, il titolare dell’attività dov’era impiegata l’ha licenziata. Lui ha quasi 80 anni, percepisce una pensione di 500 euro. Per mesi, in qualche modo, hanno conservato l’alloggio in cui vivevano in affitto da oltre sette anni. Lo scorso aprile, l’ufficiale giudiziario li ha però sfrattati. Simona e Giovanni raccontano di aver poi fatto domanda per la casa popolare, ma il loro punteggio in graduatoria è finito quasi dimezzato. Dicono che nessuno dei servizi sociali, con cui pure sono in contatto, è mai venuto a verificare la loro condizione di bisogno: niente documentazione, niente alloggio. Da allora, vivono un incubo fatto di spostamenti continui, pasti consumati alla veloce e fatica, anche nel riposo. Ogni sera, stazionano in un parcheggio diverso o nel piazzale di un’area di servizio, tra la periferia e l’hinterland di Milano. Simona, da un po’ di tempo, ha trovato un impiego stabile, ma anche con mille euro al mese in più, i prezzi delle case private in città restano irraggiungibili. Lei e suo marito, finora, un supporto lo hanno avuto dall’associazione degli inquilini Aida, che ha sede a Bologna. A distanza, li hanno aiutati a restare in contatto con i servizi sociali del Comune. Tra richieste di documenti, fotocopie di verbali e marche da bollo, Giovanni e Simona hanno ottenuto un appuntamento per i “servizi abitativi transitori” (alloggi pubblici d’emergenza) per il prossimo 29 novembre. Tra due mesi. Per ora, Milano la vedono continuare a correre, fuori dai finestrini di un’automobile. Ascoltiamoli. https://www.radiopopolare.it/wp-content/uploads/2022/09/VOCI-1-signori-che-vivono-in-auto.mp3 L'articolo Vivere in auto da cinque mesi, a Milano proviene da Radio Popolare.
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L’ultimo giorno di campagna elettorale, il rapporto ONU sui crimini di guerra in Ucraina e le altre notizie della.

Il racconto della giornata di venerdì 23 settembre 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. La fine della campagna elettorale. Il rapporto ONU sui crimini di guerra in Ucraina. Le proteste in Iran. Il naufragio di migranti in Siria. Scongiurati i licenziamenti alla Wartzila di Trieste. Le parole di Berlusconi al comizio del centrodestra. L’ultimo giorno di campagna elettorale Verso il voto di domenica, queste sono le ultimissime ore di campagna elettorale. A Roma si sono svolti i comizi conclusivi di partito democratico e Movimento cinque stelle, rispettivamente in Piazza del Popolo e in Piazza Santi Apostoli. I leader del centrodestra hanno invece chiuso, plasticamente, la campagna elettorale divisi. Giorgia Meloni a Napoli, dove è stata contestata da qualche centinaio di attivisti dei centro sociali e disoccupati. Matteo Salvini ha convocato, dopo le frasi di Von der Leyen sugli strumenti a disposizione di Bruxelles nel caso le cose in Italia prendessero una direzione difficile, un presidio sotto la sede della commissione a Roma. Ma intanto è già da ore in diretta su TikTok. Berlusconi invece si è fatto aspettare tutto il pomeriggio al teatro Manzoni di Milano, per una delle sue pochissime uscite pubbliche della campagna elettorale. Il rapporto sui crimini di guerra commessi in Ucraina di Mattia Guastafierro Hanno visitato 27 città nelle regioni di Kiev, Cernihiv, Kharkiv e Sumy, parlando con più di 150 vittime e testimoni. Hanno ispezionato fosse comuni, centri di detenzione e tortura. Le prove raccolte dagli investigatori dell’Onu hanno permesso di certificare quello che già osservatori e giornalisti avevano denunciato essere accaduto a Bucha, Irpin e in altre aree occupate. In Ucraina sono stati commessi crimini di guerra, anche contro minori, in alcuni casi stuprati e torturati. A dirlo è ora una fonte super partes: la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite, incaricata di indagare sulle violenze in Ucraina. Il presidente Erik Mose ha presentato oggi al Consiglio dei diritti umani dell’Onu un primo resoconto del lavoro della sua squadra. Le indagini hanno riscontrato un numero imprecisato di episodi di violenza sessuale nei confronti di persone di età compresa tra i 4 e gli 82 anni. Molti bambini – ha detto Mose – sono stati torturati e confinati illegalmente. E in alcuni casi i parenti obbligati ad assistere agli abusi. Nel rapporto sono poi citate le testimonianze di ex detenuti che hanno raccontato di percosse, scosse elettriche e di essere stati costretti a spogliarsi nelle strutture di detenzione. Tra gli altri crimini si riportano le esecuzioni sommarie, nonché i raid su zone popolate dai civili. Di molte persone, trasferite con la forza in Russia, non si hanno più notizie. Le violazioni sono perlopiù riconducibili ai soldati russi, ma si citano anche due casi di maltrattamenti commessi dalle forze ucraine. Queste le prime conclusioni dell’inchiesta che però non si ferma qui. Le indagini si sono concentrate sui crimini commessi tra febbraio e marzo, nel primo periodo di guerra. Mose ha aggiunto che la sua squadra ha ricevuto altre segnalazioni e sta documentando nuove accuse credibili. Proseguono le proteste delle donne in Iran dopo la morte di Mahsa Amini di Chiara Vitali Camminano insieme, urlano slogan: le donne continuano a marciare per le strade dell’Iran. Alcune si tolgono il velo, altre lo bruciano, altre continuano ad indossarlo e in mano tengono la foto di Masha Amini. La sua morte, e poi la rabbia e l’indignazione, stanno continuando a risuonare. Gli scontri con la polizia sono violenti. In queste ore alcune di loro sono riuscite a raccontare quello che hanno visto, grazie soprattutto a un modulo che il Guardian ha pubblicato sul suo sito e che permette di lasciare una testimonianza. Rona, una ragazza di 20 anni, è scesa in piazza a protestare e si è scontrata con la polizia. C’è stato il gas lacrimogeno, i pallini di gomma sparati sul corpo, i tentativi di identificazione. Rona è stata colpita alle gambe, ma è riuscita a scappare. Moshin invece dice di aver visto una ragazzina spinta in strada dalla polizia, e presa a bastonate. Reza, una giornalista, è stata fermata dalla polizia fuori dal suo ufficio ed è stata colpita alle gambe. Il suo cartellino da giornalista è stato ritirato: la polizia le ha detto che deve effettuare alcuni controlli. Anche fuori dai confini del Paese c’è chi non smette di pensare all’Iran. Sono uomini e donne che hanno radici iraniane, ma da anni non vivono più nel Paese. Il naufragio dei migranti al largo della Siria 81 morti accertati e ancora decine di dispersi. Sono le vittime dell’ultimo naufragio di migranti avvenuto a largo della Siria. Si stima che sull’imbarcazione naufragata a poche miglia dalla città siriana di Tartus fossero stipate 150 persone, per lo più famiglie composte da donne, bambini e adolescenti. L’imbarcazione era partita dal nord del Libano per arrivare in Europa. A bordo c’erano in prevalanza libanesi, siriani e palistenisi e la maggior parte provenivano dalla città di Tripoli e dalla regione di Akkar. Il Libano, dalla fine del 2019 è sprofondato in una pesante crisi economica quasi il 90% della popolazione vive in stato di povertà . Una popolazione che per quasi la metà è composta da rifugiati siriani e palestinesi. In Libano abbiamo raggiunto Marina Molino Lova della Ong Avsi: https://www.radiopopolare.it/wp-content/uploads/2022/09/Marino-Lova-19-30-libano-Naufragio-omar.mp3 Bloccati i licenziamenti alla Wartzila di Trieste Licenziamenti scongiurati, per ora alla Wartzila di Trieste: il tribunale ha accolto il ricorso presentato dai sindacati e sottoscritto dalla regione. L’azienda finlandese è stata anche condannata a pagare 50mila a ciascuna sigla sindacale. La sentenza arriva dopo la mobilitazione messa in campo da Fim, Fiom, Uilm a partire dall’inizio di settembre, e dopo l’intervento del Governo di modifica della Legge 234-21sulle delocalizzazioni. I sindacati sono soddisfatti, sentiamo Fabio Kanidisek della fim cisl di Trieste: https://www.radiopopolare.it/wp-content/uploads/2022/09/Kanidisek-19.30-Wartsila-Garbarino.wav   Berlusconi, il più vecchio amico di Putin di Luigi Ambrosio Forse il momento più tragicomico è stato quando ha criticato la strategia militare russa, un po’ come un tempo contestava le decisioni degli allenatori delle squadre di calcio: “non ho capito perché le truppe russe non si sono fermate attorno a Kiev”. Il ministro della difesa Shoigu come Zoff quando fu accusato da Berlusconi di non avere contenuto Zidane nella finale degli Europei del 2000. Per non dire del concetto di “persone perbene” che, secondo Silvio, Putin avrebbe voluto piazzare al posto di Zelensky. Ed è subito estetica da Milano 2, con il laghetto e le paperelle, e Kit del candidato di Forza Italia con le istruzioni per pulire il cesso anche se lo aveva sporcato qualcun altro, per non prendersi la colpa. Un po’ appannato il passaggio sul Putin costretto alla guerra dai generali e dal popolo. Qualche giorno fa Berlusconi aveva fatto di meglio: aveva dato la colpa al partito comunista. Ieri gli è mancato il riflesso. Stamattina Forza Italia ha provato a mettere una pezza con un tweet in cui si precisa che il partito sta con la Nato, con l’Ucraina, con l’Occidente. Ma la performance di ieri sera è servita a ricordare che da prima dei tempi del lettone famoso il primo putiniano d’Italia è Silvio Berlusconi. L'articolo L’ultimo giorno di campagna elettorale, il rapporto ONU sui crimini di guerra in Ucraina e le altre notizie della giornata proviene da Radio Popolare.
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La chiamata alle armi in Russia, l’allarme della Bce e le altre notizie della giornata

Il racconto della giornata di giovedì 22 settembre 2022 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. E’ iniziata oggi in tutte le città della Russia la “mobilitazione parziale” dei riservisti annunciata mercoledì scorso dal presidente russo Vladimir Putin, con l’obiettivo di mandare circa 300mila uomini a combattere in Ucraina. La chiamata alle armi ha però causato proteste in tutto il Paese e nelle ultime ore molte persone stanno provando a scappare, soprattutto i più giovani. Sono state segnalate code ai confini con Kazakistan, Mongolia e Georgia e Berlino ha offerto asilo politico a chi si oppone al regime. Domani intanto si inizierà a votare nel Donbass per i referendum sull’annessione alla Russia. A Roma è in corso in piazza del Popolo il comizio conclusivo della campagna elettorale della coalizione del centrodestra. La piazza è piena a metà, l’intervento più atteso è quello di Giorgia Meloni. Domani il Pd chiuderà la sua campagna elettorale dalla stessa piazza. Oggi ci sono stati due morti sul lavoro: un ragazzo di 26 anni, vicino a Macerata, travolto da un carico di infissi e un operaio di 61 anni a Roma, al lavoro per la ristrutturazione di una villetta. In Russia è iniziata la mobilitazione dei riservisti È iniziata oggi in Russia la mobilitazione dei riservisti annunciata da Putin. Secondo il Cremlino, sono circa 10mila i volontari che si sono finora presentati per il reclutamento. La chiamata alle armi sta però facendo montare forti proteste in tutto il Paese. Sui canali social circolano diversi video che mostrano lunghe code di automobili alle frontiere, dalla Finlandia alla Mongolia, in attesa di lasciare la Russia. A scappare sono perlopiù i giovani che temono di essere mandati al fronte. Ai disertori si è rivolto oggi il governo tedesco. Berlino ha offerto asilo politico “a chi si oppone al regime di Putin”. Nelle ultime ore ci sono state anche proteste di piazza nelle principali città della Russia, da Mosca a San Pietroburgo. Sono oltre 1300 i dissidenti finora arrestati, secondo l’ong Ovd-info che fornisce loro supporto legale. A Mosca abbiamo raggiunto la nostra collaboratrice Elisabetta Jankovic. Ci ha raccontato la protesta che c’è stata ieri in piazza Pushkin. https://www.radiopopolare.it/wp-content/uploads/2022/09/jankovic-1930-proteste-mosca.mp3 Domani, intanto, nei territori ucraini occupati si terranno i cosiddetti referendum per l’annessione alla Russia. Si voterà nel Donbass e nelle altre regioni sotto il controllo dell’esercito di Mosca. A Lugansk il nostro collaboratore Luca Steinmann è riuscito a intervistare uno degli osservatori ingaggiati dai filo-russi per organizzare i cosiddetti referendum. È un cittadino turco, si chiama Okay Deprem. Ci ha raccontato che non ci sono le condizioni di sicurezza per votare. Le attribuisce alla guerra, ma persino lui – vicino ai filo-russi – conferma che mancheranno le condizioni minime. https://www.radiopopolare.it/wp-content/uploads/2022/09/DEPREM-12.30-referendum-russia-MINIUTTI.mp3 Sul fronte diplomatico, oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu ha parlato Sergei Lavrov. Il ministro degli esteri russo ha accusato l’Occidente di essere parte del conflitto, aggiungendo che l’Ucraina sta diventando uno stato totalitario di tipo nazista. Prima di lui aveva parlato il segretario dell’Onu Guterres, secondo cui l’annessione russa dei territori occupati rappresenta una violazione della Carta delle Nazioni Unite. Questa marttina il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo aveva minacciato l’uso di armi nucleari “per difendere i territori occupati”. La Bce: “Stagnazione e recessione”. Pronti a nuovi rialzi dei tassi (di Massimo Alberti) La crisi economica diventa sempre più concreta. Sia la Banca centrale europea che quella britannica prevedono stagnazione e recessione. Per Londra la recessione arriverà già nel terzo trimestre di quest’anno, mentre la Bce parla di stagnazione e di rallentamento significativo dell’economia. Ciò nonostante la strategia di politica monetaria delle banche centrali è quella di continuare ad alzare il costo del denaro. Lo ha fatto ieri la Fed statunitense, lo ha fatto oggi la banca centrale britannica, prevede di farlo ancora la Bce. “Siamo passati da una crescita impetuosa all’orlo della recessione, i prossimi mesi saranno molto difficili” dice il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni che aggiunge: “Siamo nel momento di crisi più difficile dal dopoguerra”. Il bollettino della Banca centrale europea lo riscrive nero su bianco: considerevole rallentamento dell’attività economica nell’area euro, fino alla stagnazione. Chi vive nel mondo reale lo sta già vedendo, con centinaia di imprese che in tutta Europa si fermano ogni giorno perché non sono in grado di reggere i costi dell’energia. La politica monetaria delle banche centrali non muta: aumentare il costo del denaro, distruggere la domanda, stroncare così l’inflazione. Ma la stessa Bce dice che ciò accadrà solo sul medio lungo periodo, che i prezzi del gas resteranno straordinariamente alti, e scarica il peso sugli stati invitati a mettere soldi pubblici per la tenuta di imprese e famiglie più vulnerabili. Guardando le serie storiche, Il Sole 24ore stima che gli effetti della stretta sui tassi diventano efficaci in 16 mesi. Bisogna vedere in quali condizioni si arriverà, tra 16 mesi. La Germania, ad esempio, ha già ridotto il fabbisogno di gas tra il 10% e il 15%, ma proprio per i fermi delle imprese. Questo però porterà un calo del Pil di circa il 4%, che è ciò che a spinto il governo di Berlino al piano di 65 miliardi di aiuti pubblici. I tedeschi sono anche i principali fautori di questa politica monetaria e sono convinti di tenere, in attesa dei tempi migliori. Quindi, ognuno per sé in nome dell’intangibilità dell’ortodossia monetaria. Ma non tutti i paesi europei hanno le stesse condizioni. Con previsioni che peggiorano a una velocità che non ha precedenti storici, rileva l’economista Roberto Romano. In assenza di una politica comune europea, che si è presa il lusso di rimandare le decisioni sul prezzo del gas e ora punta a un nuovo pacchetto di sanzioni verso Mosca. La cui economia intanto, scrive la stessa Bce, vede l’inizio di una recessione che probabilmente sarà meno grave delle attese. Meloni è la protagonista di piazza del Popolo (di Anna Bredice) E’ Giorgia Meloni la protagonista di piazza del Popolo, prima ancora che esca sul palco. Berlusconi, che è stato il primo a intervenire da una piazza che non è piena, ha riesumato la sua battaglia contro i comunisti del 94. Poi il saluto a Giorgia Meloni: ma il grido che si è alzato dalla piazza non è stato Sil-vio Sil-vio, bensì Gior-gia Gior-gia. Del resto si vede anche nel colpo d’occhio, le bandiere sono quasi tutte di Fratelli d’Italia, i militanti anche. Arrivano dalla capitale, molti dalla periferia. Le bandiere di Forza Italia sono poche, quelle della Lega anche. Mentre Berlusconi pronunciava un discorso stanco e di rito, neppure un applauso. E’ la città, questa, di Giorgia Meloni, ma forse anche altrove andrebbe così: tanti i militanti romani, molti i ragazzi, soprattutto quelli della Gioventù nazionale, con le bandiere e una maglietta con una frase di D’Annunzio. Poi l’intervento di Salvini, che ha subito attaccato Gualtieri e Zingaretti e promesso: “Governeremo tutti insieme, ci vediamo qui tra cinque anni”. Negando di fatto che nel centrodestra ci siano divisioni, ma le divisioni ci sono eccome: ancora questa mattina Salvini ha criticato Giorgia Meloni che aveva detto di avere pronta la squadra dei ministri: “Li sceglieremo insieme”, ha detto il leader della lega. La discutibile strategia social di Salvini (di Luigi Ambrosio) Uno legge la notizia e non può non pensare al tormentone delle dieci ore di “Salvini elenca cose” che gira su Youtube. La notizia è che Salvini ha deciso di chiudere la campagna elettorale con una diretta Facebook di quattro ore.Il segretario della Lega è messo male. Accusato di fare gli interessi della Russia; indicato da Draghi con quel riferimento durissimo ai pupazzi prezzolati; in crollo verticale nei sondaggi; cannibalizzato da Giorgia Meloni sui temi del sovranismo e del populismo di destra. Quanto manca, a Salvini, in questi giorni, Luca Morisi. Ve lo ricordate Morisi? Lo spin doctor digitale a capo della famigerata “Bestia” che tanto contribuì a fare crescere il consenso di Salvini con una aggressività spregiudicata sui social. Poi Morisi fu fatto fuori da uno scandalo di droga e sesso. Un classico. Da allora, il consenso di Salvini ha iniziato a calare. Non necessariamente a causa della ridotta capacità nella comunicazione. Ma di certo le cose sono cambiate sul fronte social e un po’ la fine della “Bestia” ha contribuito. Oggi Salvini si affida a Alessandro Morelli, suo successore a Radio Padania, e a qualche ex collaboratore di Morisi. La differenza si vede.Domani le quattro ore di diretta Facebook di Salvini. Chi avrà voglia di mettersi lì a guardarsele? L'articolo La chiamata alle armi in Russia, l’allarme della Bce e le altre notizie della giornata proviene da Radio Popolare.
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