Santi e testimoni del giorno
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Santi e testimoni del giorno

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Ogni giorno ha un santo che ci protegge. E se non è un santo perlomento un testimone di vita che ci muove ad emulare le sue virtù eroiche. Ecco ogni giorno vi presentiamo uno di questi.

Ogni giorno ha un santo che ci protegge. E se non è un santo perlomento un testimone di vita che ci muove ad emulare le sue virtù eroiche. Ecco ogni giorno vi presentiamo uno di questi.

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9 Febbraio Anna Katharina Emmerick Testimone della fede

9 Febbraio Anna Katharina Emmerick Testimone della fede
Faith, Philosophy and Spirituality 2 years
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7 Febbraio Maria della Provvidenza Beata della Chiesa cattolica

Beata Maria della Provvidenza (7 Febbraio)Il 25 marzo 1825 nasce a Lille, in Francia, Eugenia Maria Giuseppina Smet, da genitori di origine fiamminga che la consegnano alla luce come terza di sei figli. Nella città natale studia presso le suore del Sacro Cuore e, a 17 anni, vorrebbe diventare una di loro. Rimasta però in famiglia, sceglie di dedicarsi all’apostolato in parrocchia, insieme al sostentamento dell’Opera per la propagazione della fede, realtà di laici fondata a Lione tre anni prima che lei nascesse dalla laica Pauline Jaricot. Nel novembre 1853, quando ha 28 anni e fatto voto privato di castità, Eugenia decide di promuovere un’associazione di fedeli impegnati a pregare per le anime del Purgatorio, ottenendo subito un discreto riscontro, che tuttavia non basta a sormontare diverse difficoltà: sceglie allora di fondare, col medesimo scopo, una vera congregazione di suore.  Che tipo di congregazione?Chiede consiglio a molti, mette in mezzo anche papa Pio IX e il Curato d’Ars, realizzando a Parigi il suo sogno: siamo nel 1856, anno in cui un esiguo gruppetto iniziale darà vita alle Suore Ausiliatrici del Purgatorio. Scopo della congregazione è quello di intercedere a favore dei defunti non ancora ben posizionati tra le “braccia del Padre”. Ma Eugenia, diventata nel frattempo Maria della Provvidenza, scorge un secondo tipo di purgatorio, quello di chi, già su questa Terra, è costretto a sopportare la sua personale “purificazione”. Capisce allora che le sue Ausiliatrici devono dedicarsi non solo alla preghiera per i defunti, ma anche al soccorso dei viventi.  Un impegno che unisce insomma l’aldilà all’aldiqua! Proprio così. Nel 1865 aprirà una casa a Nantes, bissata due anni dopo da quella di Shanghai. Alla fine del XX secolo le Ausiliatrici saranno circa 1.500, in una sessantina di case sparse nel mondo. Eugenia morirà nella capitale transalpina il 7 febbraio 1871, giorno in cui la Chiesa la celebra, per essere beatificata da Pio XII nel 1957. La sua opera non può non sollevare diverse questioni circa il Purgatorio, concetto oggi alquanto discusso..Diciamo di sì, ragion per cui occorre fare qualche passo indietro.. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, trattando il tema della vita eterna, così si esprime al n. 1021: «La morte pone fine alla vita dell’uomo come tempo aperto all’accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo. Il Nuovo Testamento parla del giudizio principalmente nella prospettiva dell’incontro finale con Cristo alla sua seconda venuta, ma afferma anche, a più riprese, l’immediata retribuzione che, dopo la morte, sarà data a ciascuno in rapporto alle sue opere e alla sua fede. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone, così come altri testi del Nuovo Testamento, parlano di una sorte ultima dell’anima che può essere diversa per le une e per le altre». Il numero successivo precisa inoltre che: «Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre..». Ma di che purificazione si sta parlando esattamente?Per capirlo dobbiamo scomodare tre parole dal peso specifico non indifferente: inferno, paradiso e purgatorio.. Trattando del cielo o paradiso, il Catechismo afferma al n. 1023: «Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio..», e vivranno una «vita perfetta – specifica il numero seguente – ..comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati..». Quanto all’inferno, si precisa: «Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossim...
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30 dicembre Rita Levi Montalcini Testimone di vita

Rita Levi Montalcini (30 Dicembre)«Spetta a ogni individuo il compito di costruire la propria scala di valori e cercare di attenersi a quella, non al fine di ottenere un compenso in terra o in cielo, ma con l’obiettivo di godere ora per ora, giorno per giorno, della straordinaria esperienza di vivere.. Il corpo (infatti) può morire. Ma restano i messaggi che abbiamo mandato in vita. Perciò il mio messaggio è questo: credete nei valori». Di chi è questo invito?Della neurologa Rita Levi-Montalcini, la cui scoperta del fattore di accrescimento della fibra nervosa le valse nel 1986 il premio Nobel per la medicina. Prima donna ad essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze, il 1º agosto 2001 fu nominata senatrice a vita. Nata a Torino il 22 aprile 1909 in una famiglia ebrea sefardita, il papà Adamo Levi era ingegnere e matematico, mentre mamma Adele Montalcini era pittrice. I due diedero alla luce il futuro scultore e architetto Gino, Anna, Rita e la sua gemella Paola, che diventerà pittrice come la madre. Nonostante il volere del padre, convinto che un mestiere ne avrebbe ostacolato il ruolo di moglie e madre, nel 1930 Rita iniziò a studiare Medicina e Chirurgia nel capoluogo sabaudo, scelta che, determinata dalla morte per tumore dell’amata governante Giovanna, sfociò sei anni dopo in un bel 110 e lode. Due anni più tardi iniziò ad assistere in clinica i pazienti di malattie nervose e mentali, ma l’origine ebrea le costò la sospensione e l’esilio in Belgio, per via delle assurde leggi razziali.  Cos’altro sappiamo di lei?Specializzatasi in neuropatologia e psichiatria, scampò in seguito alla Shoah nascondendosi con la famiglia in diversi luoghi di Firenze. Trasferitasi negli Stati Uniti, inizialmente per pochi mesi, vi rimase fino alla pensione, nel 1977. Mai un attimo ferma, intorno ai 90 anni divenne parzialmente cieca, limite che non le impedì di proseguire il suo impegno sociale e politico. Primo Nobel ad aver raggiunto il secolo, in occasione dei suoi cento anni dichiarò di non identificarsi col proprio corpo e i suoi limiti, ma con la sua mente: «Rifiutate – diceva – di accedere a una carriera solo perché vi assicura una pensione. La migliore pensione è il possesso di un cervello in piena attività che vi permetta di continuare a pensare “usque ad finem”, “fino alla fine”». Motto, quest’ultimo, che identificherà un’altra eccellenza torinese.. Quanto alla qualità, che ognuno è chiamato a dare alla propria vita, ebbe a dire invece: «non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi». Morirà il 30 dicembre del 2012, nella sua casa romana ma, come detto, non fu il numero degli anni vissuti a lasciare il segno, ma come li spese: «Meglio aggiungere vita ai giorni – ripeteva – , che non giorni alla vita». Dove riposano le sue spoglie mortali? Il suo ateismo, che in passato non le aveva impedito di devolvere parte della somma legata al premio Nobel per la costruzione della sinagoga di Roma, non impedì neppure che a Torino le sue esequie venissero celebrate con rito ebraico, considerate le origini. Il suo corpo, trasformato in cenere, è stato quindi tumulato, insieme al resto della famiglia, nel settore ebraico del cimitero monumentale di Torino.   Che rapporto aveva col futuro e le nuove generazioni?«Qualunque decisione tu abbia preso per il tuo futuro – diceva idealmente ad ognuno – , sei autorizzato, e direi incoraggiato, a sottoporla ad un continuo esame, pronto a cambiarla, se non risponde più ai tuoi desideri». Quanto ai giovani affermava che «devono credere in qualcosa di positivo e.. nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte». Ma era altresì convinta che la loro più grande fortuna fosse quella di «incontrare un grande maestro».  Che rapporto aveva, lei che visse così a lungo, con il tempo?Di fronte alle urgenze di quello attuale, scriveva nel 2002 nel libro ...
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